Antiautoritarismo, Antifascismo, Contributi Critici, R-Esistenze, Storie

Io non ho votato

oppressioneRicevo e pubblico. QUI l’ultimo di una serie di post che ho scritto a proposito delle ultime elezioni. Questo intervento esprime l’opinione di Matilda:

Io non ho votato…

Perché non credo in Dio e figuriamoci se credo a guide pratiche e spirituali, tutti uomini, che si ergono da palchi a mitigare la mia rabbia e consegnarmi una speranza.

Perché io non spero e neppure mi dispero. Piuttosto lotto e nella mia precarietà io so gestire il mio disorientamento, la perdita di punti di riferimento, radicamenti culturali, le dipendenze identitarie, e il mio eventuale post-ideologico è fatto di autostima, di fiducia e relazione con me stessa, ché posso scegliere, ragionevolmente, senza affidarmi o delegare.

Perché ho fatto tanta fatica a sottrarmi al credo dell’eroe macho vincitore, santone, guru, giudice, qualunque cosa sia, quello che mi salva, ché so benissimo salvarmi da sola, purché mi lascino fare, a me, indipendentemente, con mie regole scritte e praticate e senza dover dare conto a nessuno.

Perché vedo le mie compagne che per non consegnarsi al vuoto, dopo sofferta rinuncia a strutturali credenze, mi vedono forte, forte di me e di me soltanto, e mi si consegnano togliendomi il respiro e la libertà di marciare altrove, dove mi pare, senza dover assolvere ruolo di rappresentanza, ché non l’ho scelto e non voglio interpretarlo.

Perché, vi giuro, è vero: non ho mai avuto bisogno di credere in qualcuno perché sono nata in una fase post ideologica e non mi sono sentita tradita dal crollo di un muro, ché io li avrei sempre voluti abbattere tutti, né mi sono sentita tradita dalla perdita di un simbolo, una bandiera, una storia radicata nel passato di cui pretendono di lasciarmi l’eredità.

Non ho votato perché le istituzioni sono un compromesso, lo Stato è un compromesso, la democrazia è un trucco.

Non ho votato perché i fascismi sono nelle istituzioni per quel che sono, per quelle forze militari che possono abusare di me e reprimermi se non sono d’accordo, perché non esiste un modello di istituzione che mi lasci davvero partecipare per quel che sono e valgo e quel che voglio.

Non ho votato perché non credo alla balla che le cose possano cambiare dall’interno e perché fintanto che ci sarà anche solo una persona che non è rappresentata perché non può autorappresentarsi quel che avviene è tutta una bugia.

Non ho votato perché:

sono femminista, antifascista, anarchica, queer, precaria, intelligente, e la politica è diventata peggio che un torneo di sport violento in cui lo show ha inizio ma se il risultato non è gradito allora sono i poteri economici che ti impongono di cambiare rotta. Con i manganelli.

Non ho votato perché Giovanni, Gilda, Roberto, Cinzia, Graziella, Paoletto, Carmine, Penelope, Federico, Sofia, Marina, Nuccio, Tony, Barbarina, Celeste, Zoe, Lauretta, Felice, Carlo, Serena, e molti altri ancora non votano e nessuno si pone il problema, anzi, quello che si pretende da loro è che votino il meno peggio e che scelgano la rappresentanza istituzionale come unico metodo politico. Un metodo che loro non condividono.

Non ho votato perché in quel preciso istante ho preferito fare altro, toccarmi, toccarti, ed essere toccata, nella consapevolezza che la mia storia iniziava e finiva lì e che giusto in quella azione io ero e sono un soggetto attivo che può agire in senso consensuale e autodeterminato almeno una delle proprie scelte, giacché tutto il resto ho il “dovere” di subirlo.

Non ho votato perché non voglio obblighi e imposizioni, odio l’autorità, mi autogestisco perché non ho bisogno di sorveglianza e controllo per non fare male ad altra gente, ché chi vota, spesso, ha bisogno di inventare leggi per legittimare le porcate che poi infligge all’umanità e fa solo questo e niente più affinché io non possa più difendermi.

Non ho votato perché dovessi farlo capita che io voto Italia e in realtà poi decide per me il Vaticano.

Non ho votato perché il G8 e l’FMI e la NATO e io posso solo fare finta di vivere la mia bella Matrix fatta di finzioni mentre la mia terra viene sempre e comunque considerata solo una pista d’atterraggio e di decollo per aerei da guerra di chi ci governa per davvero. E ci governa senza necessità di voto da parte di nessuno.

Non ho votato perché cambio più cose scrivendo una poesia, leggendo un libro, parlando alla vicina che ha bisogno di una mano.

Non ho votato perché è quella la mia scelta ed è degna di rispetto. C’è tanta gente che è morta per darmi la libertà di scegliere anche di non votare, dunque non voto, non ho votato.

E per come sono andate le cose, dico, che ho fatto bene. Ho fatto proprio bene.

Matilda

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9 pensieri riguardo “Io non ho votato”

  1. il vedere le istituzioni come il ricettacolo del peggio, senza voler negare le parti in cui è vero non tiene però conto di diverse cose, tra cui che se stiamo scrivendo in rete è perché qualcuno lassù ha cablato le strade o ha messo il wi-fi, e se ti senti male è ti curano è perché c’è un servizio sanitario nazionale. Ok, sono statalista, bannatemi pure 🙂

  2. Non votare è una scelta coraggiosa e rispettabile, bisogna però saperla difendere e non scegliere gli ospedali, le scuole, i trasporti di un sistema che non ti rappresenta.

  3. per la miseria che commenti qualunquisti. un’anarchic@ non è contro gli ospedali, (le scuole sì: sono un’istituto autoritario pure quello – noi preferiamo la pedagogia libertaria e forme fai da te di studio), i trasporti; non c’è mica bersani che guida l’autobus, o no? e in un mondo autogestito, i trasporti continuerebbero a funzionare come hanno sempre funzionato: guidati da qualcuno che si prende la responsabilità di farlo. al momento non mi risulta che ci sia un vero e proprio governo, ma non mi risulta che la gente sia impazzita o che stia sbroccando a caso per strada, o che tutti stiano uccidendo tutti. fate l’errore di considerare società e stato come un’unica cosa, e non è così. con amore, un anarchico. 😀

    1. Vabbè, se parli con chi non pratica anarchia l’autorganizzazione e l’autogestione non esiste. bisognerebbe dirlo a tutti i compagnie le compagne che dal nulla tirano su un luogo e lo restituiscono alle città come bene comune. perché il senso del bene comune e della organizzazione della società non è certo esclusiva di chi vota.
      Tutti incastrati in qualifiche, titoli, carriere per fare cose perfino necessarie per le comunità e la privatizzazione finanche della speranza che è diventato oggetto di scambio per un voto. Direi che tanto basta a dire che Matilda le sue ragioni certo che le ha. 🙂

  4. p.s. chi manda questa società avanti nella pratica siamo NOI, se poi c’è chi preferisce tenersi i vampiri appiccicati al collo, facesse come vuole.

  5. Matilda hai detto “E per come sono andate le cose, dico, che ho fatto bene. Ho fatto proprio bene.”
    in quale caso avresti fatto “proprio male”?
    ciao,
    GB

  6. io trovo allo stesso tempo toccanti e assurde le parole di Matilda. Nessuno è obbligato a votare, quindi non vedo perché farla tanto lunga. Trovo poi davvero allucinante l’autogestione e dell’autodeterminazione. Se è un trucco la democrazia figuriamoci l’autodeterminazione e l’autorappresentazione, dal momento che nasciamo da genitori e che non veniamo sparati su Marte a viver da soli. Se ti volessi offendere direi che sei una fascista di te stessa. Potrei argomentare meglio se ti interessa, o a qualcun’altr*

  7. Si possono fare ragionamenti sul fatto che votando si contribuisce, sebbene in una proporzione di una parte su 40 milioni (10 milioni già li ho tolti perché sono quelli che in media non hanno votato), a decidere chi governerà. Uno può essere contento di essere governato da Tizio invece che da Caio. Oppure uno può scegliere il male minore, scegliere di votare il padrone che picchia meno forte, il padrone più debole che si può più facilmente raggirare o il padrone più violento sperando che gli schiavi si ribellino. Si può anche ragionare, su basi matematiche, che 1 voto su 40 milioni non conta niente, e che l’unico modo per farlo contare un pochettino di più è moltiplicarlo. Che bisogna convincere altri a votare Tizio invece di Caio. Tanti altri, l’importante è che votino Caio, bisogna convincerli con ogni mezzo. Non c’è niente di più autoritario delle democratiche elezioni. Portare voti è un lavoro che richiede impegno e passione, è il marketing della politica. Eppure c’è chi si ostina a non fare la tessera del supermercato. “Ma come? Se ti fai la tessera ti fanno gli sconti, c’è la raccolta punti, i premi. Conviene!” Si chiama fidelizzazione del cliente, finisce per obbligarti a comprare sempre in quel supermercato. Ma tu sei contento, lo fai in completa libertà, è quello che vuoi e che hai scelto. Le elezioni politiche creano la fidelizzazione del cliente, sia per il supermercato che c’ha la roba buona sia per quello che vende il cibo avariato.

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