Guardo la mia vicina di postazione, che non ha ancora compiuto trent’anni, eppure ha quello sguardo già vissuto di una che la sa più lunga di me. So che ha studiato e non ha mai perduto le speranze. So che ha sperato e non ha mai smesso di studiare. Non ha compiuto passi falsi, niente di deleterio, ma si, forse una birra qualche volta e poi si vive il sesso come vuole, ma sono colpe queste?
Ma che domande sono costretta a farmi, perché precarie e vive significa affrontare anche la santa inquisizione. Ha una capigliatura seria, pare un’impiegata aziendale, diversamente dal mio ricciolo arruffato e dal mio look da girl post quarantenne.
Le postazioni brillano di telefonate e l’eco delle voci e dei sospiri rimbalza dappertutto. Tra noi comunichiamo quasi a gesti. Siamo qui da un tot di giorni e neppure le conosco. Osservo l’altra donna che incontro quasi sempre al termine del mio turno. Lei è buona per la notte, ha il riflesso quieto e parla strascicato. Ha strane confidenze con il boss, che però è gay, ma nulla si può dire. La libertà dei corpi è imprescindibile quando si parla di desiderio e vita. Ciascuna fa il cazzo che le pare.
Io sono quasi al termine e mi sono esercitata a fare lunghi tiri d’ossigeno prima di varcare la soglia per rientrare nel mondo reale. Fuori la gente ha facce mute, sono sopiti i desideri, sono nascoste le solitudini, non vedi quasi nulla di quello che sarebbe utile vedere per fare andare meglio il mondo. Comincio ad apprezzare l’effetto delle cose svelate per come le vedo qui, al telefono, dove nessuno finge di essere quello che non è. Perché se paghi ti consenti il lusso di rivelarti brutto, non seducente, non particolarmente affascinante. Sei solo uno che vuole fare tappa e quando l’ha raggiunta chiude il discorso con un click.
Fuori io cammino, percorro un lungo tratto a piedi. Mi serve per rientrare nel mio mondo, quello precario, che usa un alfabeto che non ha parole per rendere visibili quelle come me. Ultraquarantenne, intensamente in vita, con un sentire empatico rispetto al mondo e senza possibilità di carriera alcuna a meno di non trovare lavori di questa portata.
Mia figlia dice che le ho provate tutte e mi ricorda quanto fosse spento lo sguardo deprivato di futuro e prospettive quando andavo vagando per la città a guardare finanche i nomi sui campanelli per vedere se ci fosse un professionista o qualcheduno cui citofonare e dire “sono disoccupata e forse ha qualche centimetro di spazio anche per me…”. Ho presentato curriculum con speranze sempre più affievolite e poi ad un certo punto, non so come, non so neppure perché, ho smesso di deprimermi e sono diventata quella che sono ora.
Potrei crollare da un momento all’altro e ne sono perfettamente consapevole ma quello che so per certo è che non devo smettere mai di restare in connessione con me stessa. Dirmi la verità, sempre. Avere attorno persone alle quali posso dire ciò che penso. Frequentare persone e contesti che non mi fanno sentire una gran merda perché non ho un lavoro socialmente riconosciuto.
Camminerò a lungo anche stasera prima di rientrare in quel posto dove vivo che neppure mi appartiene. E non è l’appartenere che mi fa difetto ché io di proprietà non ho mai voluto niente a parte forse i libri. Respirerò di visi e gente e intercetterò fantasmi perché tra cadaveri sociali ci si capisce bene. Noi si parla la stessa lingua, ché siamo vive/i ma fanno finta di non vederci.
Mi chiama il boss. Dice che ha una buona notizia per me. Dice che ho lavorato bene. Mi dà un anticipo sulla mensilità e giuro è il primo che non si fa pregare per un pagamento. E’ una miseria ma sono soldi e quello teme che le donne come me non restino mai a lungo e allora gli incentivi sono necessari.
Un po’ di spesa. Quel che serve. Stasera vado di lusso. Mi permetto la cioccolata. Fondente. Me la merito. Ché dovrebbe passarla la mutua, come diritto. Che cioccolata sia!
NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ha le caldane e cerca ventilatori, anche umani. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.