Antiautoritarismo, Antifascismo, Comunicazione, Culture, Pensieri Liberi

Né destra né sinistra? Né snobismi né classismi, please!

Come dicevo in un altro post per me il Né destra Né sinistra così come ci si ragiona in vari luoghi, interessanti, della rete mi pare oramai, data la scena politica esistente, veramente slegato dalla realtà. Se c’è chi dice che il rischio sia il populismo a me pare che si proceda dritti verso forme di snobismo e classismo che non hanno alcuna attinenza con quello che succede in giro per  il mondo.

Personalmente il mio “colpevolissimoné destra né sinistra, da antifascista convinta quale sono, significa che la destra bisogna imparare a guardarla innanzitutto dove sta collocato il tuo culo e poi puoi distinguerla anche altrove. Chi è senza fascismi e autoritarismi scagli la prima pietra! Ché ho fatto troppa pratica di critica e individuazione di autoritarismi interni, anche dentro i movimenti delle donne, per non sapere che il problema è di metodo ed è cosa sei realmente diversamente da ciò che tu sostieni di essere.

Se esco fuori dalla porta trovo la signora che ha il marito disoccupato e il figlio che per aver firmato cambiali ad muzzum, per campare e non per lusso, è causa di minacce di pignoramenti. C’è il signor tizio che ha appena venduto la macchina per pagare le bollette della figlia, sposata, con due creature da nutrire, e un marito che lavoricchia e fa quello che può. C’è l’altra signora che si è indebitata fino al collo per tenere in piedi una attività e la sento piangere, ogni tanto, e disperarsi perché ha una figlia che “studia” e le vorrebbe consegnare un pezzo di futuro un po’ più certo. C’è la ragazza del piano di sopra che lavora da commessa e guadagna 400 euro al mese, in nero, e ha un padre che fa l’impiegato e che ha subìto una operazione che forse gli impedirà di vivere decentemente. Rischiano lo sfratto. C’è una mia amica che ha occupato casa e che resiste ogni tanto ad assalti della polizia che vuole buttare fuori lei e tutto il condominio.

Ve ne potrei raccontare di ogni genere ma quel che voglio dire è che quando esco fuori a salutare questa gente non mi è mai venuto in mente di fare indagini per capire da che parte voteranno, se sono di destra o di sinistra. So solo che la gente è incazzata nei modi più svariati in cui si possa esprimere l’incazzatura e che dove non c’è la speranza e il sogno per una utopia c’è lo scoramento, l’avvilimento, ci sono botte, tentativi di suicidio, ci sono pianti e graffi sull’anima di chiunque. E te la vedi questa gente a guardarmi in faccia come se io fossi una cretina se mai mi venisse voglia di chiedere per chi vanno a votare?

Quello che so, senza fare l’apologia romantica e pasoliniana delle classi subalterne, ché tanto poi sono consapevole che c’è chi si piange addosso e chi lotta o chi delega o chi partecipa, è che se in questo momento non ci fossero due o tre stratagemmi per ammortizzare e vendere ricette catartiche: di gente ne morirebbe molta di più, o emigrerebbe o forse potrebbe esserci la rivoluzione, quella in-civile.

Allora la cosa più concreta che si può imputare ai partiti a leadership unica, che coniugano il sogno col bisogno di persone che non sanno più dove sbattere la testa, è di essere complici della sopravvivenza di un sistema istituzionale in cui dare la speranza, richiamare alla delega, fare in modo che si ritenga possibile cambiare le cose dall’interno, con l’assalto simbolico ai palazzi del potere, altro non è se non un modo di cancellare o ritardare quella che potrebbe essere una vera rivoluzione che finirebbe con il sangue, la militarizzazione di massa di tutta la penisola, governi fantocci piazzati dall’Onu o dall’Europa, e l’alibi per decidere ed usare regole ancora più restrittive e autoritarie per tappare la bocca a tutti noi e per reprimere definitivamente il dissenso. Potete chiamarla Grecia o Argentina o come vi pare ma di quello credo stiamo parlando.

Organizzare la rabbia e incanalarla in direzioni istituzionali ad alcuni può sembrare utile per mantenere intatto l’ordine democratico degli eventi, e la rabbia, che voi ci crediate o no, accidenti, non è di destra e nemmeno di sinistra. Destra e sinistra li vedi realizzarsi nei metodi e puoi essere incazzato in modo autoritario, segando il cranio ai despoti o ai precedenti governanti e piazzando generali a governare. Puoi applicare norme censorie che reprimano e puniscano il dissenso perché la rivoluzione bisogna rispettarla e chi trasgredisce se ne va in galera o puoi farti eleggere dal popolo e poi cambiare le leggi e fare il modo che tu diventi l’unico e il solo padrone della patria, riformando scuole, luoghi, enti, cultura, per fare in modo che dappertutto si insegni che tu sei il futuro e che non c’è altro Dio al di fuori di te. Ma l’autoritarismo è un metodo che avviene anche quando tutti partecipano e concorrono ad elezioni truccate dal maggioritario, con i media in possesso di pochi, risorse economiche che finanziano solo alcuni candidati, salvo che qualcun@ ritiene che la Rete sia una medicina che risolverebbe e aggirerebbe queste restrizioni.

Sull’autoritarismo: lo vedi se chi ti distrae dalla rivoluzione indica un nemico che è più vicino a te. Ti invita a fare una guerra tra poveri e indica migranti, donne, gay, lesbiche, trans, puttane, come tuoi nemici. Se c’é chi invoca l’unità tra donne contro il nemico “uomo”, in virtù dell’appartenenza allo stesso genere cancellando così la differenza di classe tra le une e le altre, giacché è un “utile” diversivo, un modo per rubare attenzione e tempo alle precarie mentre le ricche promuovono e partecipano al consolidamento di poteri liberisti/capitalisti.

Se invece individui il tuo nemico in quei soggetti che occupano alte postazioni nella gerarchia dei poteri allora tu che stai assieme ad altre persone alla base, ai poveri, di ogni genere e sesso, sarai definit@ qualunquista e populista.

La storia dice che dove c’è un popolo di gente dei livelli bassi incazzata la cui rabbia viene diretta contro un unico obiettivo da un solo uomo c’è il rischio di fascismi e dice anche che dove la stessa gente viene guidata da una specie di governo dei “pari”, che di pari poi non hanno niente perché sono alta e media borghesia, invece che di fascismi si potrebbe parlare di comunismi. Sempre di totalitarismi si tratta.

Siamo nel 2013 e dove sta un garante che non concorre neppure alla carica di presidente del consiglio personalmente io non vedo né l’uno né l’altro rischio. Vedo un sacco di gente precaria che è arrabbiata e che invece che andare a dare fuoco ai palazzi vuole entrarci dentro, bontà loro, e tentare di cambiare le cose. A me l’idea non piace, non convince, so che probabilmente saranno tutti fagocitati da burocrazie di ogni tipo e so che la storia è ciclica e un pochino si ripete, e parlo della storia recente e dei recenti movimenti. Immagino normalizzazioni e fine della fabbrica dei miracoli fino all’avvento di un nuovo Messìa, che può anche essere nero o gay ma mai in questo mondo sarà possibile sia una donna, e poi ci saranno ancora discussioni di questo stesso tipo, dove qualcuno indicherà il demonio, altri diranno che merita la scomunica e altri ancora diranno che nel 2098 bisognerà distinguere tra destra e sinistra e nel frattempo la destra e sinistra sono diventati la stessa cosa perché sono diventati di destra. Tutti.

Snobismo e classismo. Se non è l’autorappresentazione popolare la forma per orientare la rabbia della gente che non ne può più allora qual é? La delega ai “tecnici”? La delega ai “giudici”? La delega e basta? La forma partito? Davvero? O cos’altro?

Ecco: fintanto che non trovate un’altra formula politica e rappresentativa e non riusciate a proporla e contemplarla fra le possibili strategie penso che bisognerebbe partire dai bisogni e dai sogni e poi dalle possibili prospettive. Lo dico per voi che credete nella democrazia e nelle elezioni. Io, nel frattempo, leggo, studio, imparo, osservo e a modo mio lotto. Altrove.

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