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Cronache antiautoritarie: la guerra contro le sex workers in Italia!

sexworkerhaverightIn Italia non esiste una legge che vieti la prostituzione e in mancanza di questo, sulla scia di altri provvedimenti autoritari che vengono sollecitati spesso da conservatori e da talune “femministe” (autoritarie) in Europa o negli Stati Uniti, da diversi anni i sindaci sceriffi si servono di Ordinanze cittadine che puntano su censure e veti di tipo moralistico, ché fanno riferimento alla pubblica decenza, al pudore relativo l’abbigliamento delle sex workers, con multe salate e la minaccia di reclusione nei Cie e di deportazione altrove per le straniere. Le stesse ordinanze, talvolta, puntano anche a rilevare questioni di salute pubblica per scoraggiare i clienti.

In tante città é avvenuto – per effetto di questa modalità persecutoria e grazie alle retate [1] [2] che terminano con denunce a carico delle prostitute – che non solo la prostituzione non è diminuita di una virgola ma che le sex workers sono state cacciate ai margini, nel caso della tratta sono state consegnate alla clandestinità e ai loro sfruttatori, e sono state confinate in contesti molto periferici e nascosti in cui più spesso subiscono aggressioni, rapine, stupri, omicidi.

Molte cose riguardo al contesto in cui questo odio, espresso in senso bipartisan da sindaci di destra e di centro sinistra, è maturato e si è reso visibile, le ho già scritte QUI.

Vorrei ora fare solo una carrellata di esempi che in fondo dicono tutti la stessa cosa ovvero che una donna non può vestirsi in un certo modo in città e che si tratta di una questione di decoro, pubblica decenza, che riguarda tutte.

Ordinanza che perseguita le sex workers a Pescara:

Vietato a chiunque, si legge sempre nell’ordinanza, «assumere atteggiamenti e modalità comportamentali, o ancora indossare abbigliamento, suscettibili di offendere la pubblica decenza nonché tali da manifestare inequivocabilmente l’intendimento di offrire prestazioni sessuali a pagamento».
«Non vietiamo la prostituzione, cosa impossibile dal nostro ordinamento», spiega il sindaco Luigi Albore Mascia, «ma vietiamo l’utilizzo di abiti o l’assunzione di atteggiamenti che possono offendere la pubblica decenza».
Coloro che saranno sorpresi a violare tale dispositivo verranno sanzionati con multe sino a 500 euro e le stesse prostitute, dopo una serie di sanzioni non pagate, rischieranno l’espulsione o il foglio di via obbligatorio, com’è già accaduto nei mesi scorsi.

Stessa cosa a Vittuone:

Da mercoledì prossimo, infatti, torna in vigore un’ordinanza che vieta alle lucciole che operano sulle provinciali «Vittuone – Cisliano», «Per Turbigo» e sulla Statale 11 di «indossare abiti succinti e indecorosi che rendano palese la volontà di esercitare l’attività di prostituzione» pena una multa di 300 euro.

e a proposito dei clienti:

Ai clienti l’ordinanza vieta di fermarsi a contrattare le prestazioni sessuali con le prostitute, nonché di consumare, perché oltre a creare problemi alla viabilità (brusche frenate, auto che procedono a passo d’uomo vicino alle zone dove stazionano le lucciole), la prostituzione, si dice nell’ordinanza, crea anche problemi di igiene e salute pubblica.

In Islanda il governo vieta il porno online. Ma vabbè: era giusto per capire che la guerra espressa in termini di censure e autoritarismi sta dilatandosi a macchia d’olio.

A Napoli vogliono confinare le prostitute altrove perché puntano su una riqualificazione del territorio e le puttane danno molto fastidio.

A Mestre le prostitute sono finite in estrema periferia a seguito di una ordinanza e dopo che un paio di loro sono state ammazzate un po’ di gente moralista ma tanto caritatevole è andata lì a fare una fiaccolata accolta dai fischi e dai rimbrotti arrabbiati delle sex workers.

A Roma picchiano e danno fuoco ad una prostituta e un rappresentante del Pd, che come tante altre persone paternaliste non ascolta le rivendicazioni delle sex workers in vita ma evidentemente usa i loro cadaveri per accreditare le proprie idee, sostiene che il problema sia la prostituzione e che bisogna intervenire. Contro le prostitute. Qualche tempo prima un altro rappresentante del Pd si era espresso su degrado e devianze a proposito di prostituzione. QUI il comunicato di risposta del Comitato per i diritti delle persone prostitute.

Sempre a Roma, qualche anno prima, si esercitavano nella caccia e nel linciaggio alla trans.

Anche la capitale ha dunque, in risposta a queste pacate richieste dei cittadini perbene, la sua ordinanza antiprostituzione che in un copincolla bipartisan “prevede da parte dei clienti il divieto di contattare lungo le strade soggetti dediti alla prostituzione, e da parte delle lucciole di assumere atteggiamenti, comportamenti o indossare abbigliamento che manifestino l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio”.

Ancora a Napoli, e siamo già in periferia, le prostitute protestano contro il degrado e la monnezza. La polizia municipale lascia la monnezza e “ripulisce” il posto dalle prostitute.

A Carrara il sindaco del Pd firma una ordinanza dello stesso stampo: “Il provvedimento colpisce sia le ‘lucciole’ che i clienti con multe da 50 a 500 euro. L’ordinanza vieta ai conducenti dei veicoli, nelle aree dove stazionano persone con abbigliamenti atti ad attirare l’attenzione per offrire prestazioni sessuali, di procedere a passo d’uomo, di eseguire brusche frenate o rallentamenti, eseguire qualsiasi manovra di accostamento o fermata anche per chiedere solo informazioni. E’ vietato, inoltre, su tutto il territorio comunale assumere atteggiamenti, o indossare abbigliamenti tali da offendere la pubblica decenza.

Idem a Massa:  “alle prostitute, vietato per loro «assumere nell’esercizio della prostituzione, atteggiamenti che possano in qualche modo recare offesa o costituire pericolo all’integrità fisica o morale dei minorenni, alla sanità, alla sicurezza o alla tranquillità pubblica come adescamento, ostentazione scandalosa, molestie ai passanti, clamori e assembramenti idonei a provocare litigi e simili». Pena, per i trasgressori, una multa da 25 a 500 euro.

Stessa cosa a Pisa: “vietato a chiunque contrattare, concordare prestazioni sessuali a pagamento, ovvero intrattenersi, anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che per l’atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento, ovvero per le modalità comportamentali manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali.
La presente ordinanza si intende violata sia semplicemente fermando il veicolo, sia consentendo che salga sul medesimo la persona dedita al meretricio, sia contattando quest’ultima, purché tali condotte risultino dirette allo scopo di contrattate prestazioni sessuali.
E’ fatto altresì divieto assumere atteggiamenti, modalità comportamentali, indossare abbigliamenti che manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio e tali da offendere la pubblica decenza e il decoro della città.
(…) per la violazione della presente ordinanza è ammesso il pagamento nella misura ridotta per un importo pari ad Euro 300,00 con cui si estingue l’illecito.”

In quel di Pisa è successa una cosa che chiarisce tanto di quel che succede in Italia: un presidio queer contro l’ordinanza, dal titolo “noi indecorose e voi indecenti”, suscita molte polemiche. Rappresentanti di pdl e pd insieme tirano le orecchie alle ragazze e ai ragazzi troppo indecorosi.

Giusto perché non ci si fa mancare niente, e anche per raccontare il contesto, appunto, in cui lo stigma e la persecuzione alle prostitute avviene, a Porto Sant’Elpidio quattro fascisti, armati di tanica di gasolio e urlando “viva il duce” hanno aggredito un gruppo di prostitute rumene e di trans lasciando a terra un bel po’ di contusi. Si ipotizzò che i tizi fossero all’origine di un’altra aggressione dello stesso tipo avvenuta un anno prima.

A Verona nel 2009 il sindaco voleva multare le prostitute perfino in casa. Le sex workers ricorrono al Tar e il Tar boccia l’ordinanza.

Il contesto era ancora quello di un bestiario razzista che abbiamo raccontato in più modi: QUI, QUI; QUI.

Solo a Genova, da quel che leggo, Sindaco e sex workers dei caruggi hanno stretto un patto attraverso il quale viene consegnata proprio alle sex workers la cura antidegrado, la sicurezza del quartiere dove loro lavorano. Custodi del degrado e del quieto vivere perché, come affermava l’assessore alle politiche sociali: “La loro attività non è reato, ma non è neppure riconosciuta dalla legge. E noi cerchiamo di farne dei soggetti sociali.

Ma tornando alle ordinanze che hanno per oggetto la persecuzione delle sex workers ne trovi a Montecchio Maggiore, Padova, Cremona, e si può andare avanti all’infinito, senza distinzione di colore politico delle Giunte:

in una inchiesta dell’Anci si dice che esisterebbero ordinanze di 318 comuni italiani che così intendevano “regolare” il mercato della prostituzione. Un 15,8 di attività amministrativa verte su questo.

Si scrive:

“Già nel 1998 alcuni sindaci italiani (tra gli altri, i sindaci di Milano, Rimini, Modena, Bologna, Verona, Padova, Olbia e Vicenza), per contrastare la prostituzione nelle aree pubbliche e rispondere, così, alle crescenti proteste dei cittadini, hanno scelto di utilizzare la strada delle ordinanze ad hoc le quali, pur presentandosi molto differenziate tra loro nella formulazione (motivazioni, destinatari, definizione delle sanzioni) e nella loro gestione concreta, presentavano tutte una novità in comune, ovvero la punizione del cliente.

Cinque le tipologie di ordinanze rilevate:

  1. Multa agli automobilisti per divieto di sosta e/o di fermata incerte vie cittadine, sanzionato solo in base alle norme del Codice della Strada: articoli 155, 156 e 157 del D.Lgs 30.4.1992 il quale impedisce le soste e le fermate improvvise dei veicoli sulla strada, considerate uno degli elementi di maggiore rischio per la sicurezza stradale nelle aeree urbane.
  2. Multa al cliente che si ferma con l’auto per contrattare con la prostituta, sanzionato per motivi di ordine pubblico o tutela del demanio (art. 823 del Codice Civile) 6 che vanno a rafforzare l’incisività e l’efficacia della sanzione amministrativa (art. 106 T.U.L.C.P)7.
  1. Multa agli automobilisti per divieto di passaggio e di sosta nelle carraie e nei fondi privati altrui anche se incolti e non muniti di recinti e dei ripari di cui all’art. 637 del Codice Penale, in base all’art. 6 del Regolamento Comunale di Polizia Rurale.
  2. Multa alla prostituta che esercita esibendo un abbigliamento indecoroso e nudità, sanzionata secondo il T.U.L.C.P.
  3. Multa sia ai clienti che alle prostitute che contrattano, in base al T.U.L.C.P. Sul lato della domanda l’ordinanza sanziona la fermata del veicolo per contrattare la prestazione sessuale; sul fronte dell’offerta, invece, l’abbigliamento indecoroso e l’atteggiamento che offende la pubblica morale.

L’attenzione dedicata in quel periodo a questi provvedimenti tuttavia si consumò in fretta nell’assenza sia di indagini e conoscenza specifica sull’impatto della prostituzione di strada nella vita urbana, sia di politiche locali finalizzate alla gestione di tali conflitti.

A circa un decennio, l’ordinamento vigente non consente la repressione di per sé dell’esercizio dell’attività riguardante le prestazioni sessuali a pagamento prescindendo dalla rilevanza che tale attività possa assumere sotto altri profili, autonomamente sanzionabili, per le modalità con cui è svolta (Ad esempio, l’esposizione di nudità, l’uso di abbigliamenti indecorosi, la concretizzazione di atti osceni sono già regolamentati dal Codice Penale attraverso la tutela del pubblico decoro (come disciplinato ad esempio dall’art. 762 del Codice Penale) o con la normazione specifica della Legge 75 del 20 Febbraio 1958 che vieta l’adescamento in particolare tramite atti lesivi della morale pubblica.) o per la concreta lesione di interessi riconducibili alla sicurezza urbana. Infatti, in base al decreto del Ministero dell’Interno 05.08.2008, il quale all’art. 2, primo comma, lett. e), ricollega espressamente l’esercizio dei poteri del Sindaco a comportamenti che, per le modalità con cui si manifestano, possono offendere la pubblica decenza, il libero utilizzo degli spazi pubblici o la fruizione dei medesimi, il fenomeno della prostituzione è stato – ritornato ad essere – uno dei principali “oggetti” delle ordinanze emanate dai Sindaci in Italia negli ultimi mesi.

[…]

Gli obiettivi perseguiti dalle amministrazioni locali con tali ordinanze, emesse molto spesso per dar una risposta efficace e istantanea alle proteste dei cittadini residenti, riguardano in generale:

  • farsi carico del disagio dei cittadini residenti, diminuire il senso di insicurezza e allarme sociale generato dal fenomeno e favorire la convivenza civile e la coesione sociale;
  • il ridimensionamento del fenomeno, il contrasto alla riduzione in schiavitù delle prostitute e al rischio di contiguità del mercato del sesso con altri mercati illegali e fenomeni criminali come il commercio abusivo, lo spaccio di droga, ecc.;e in particolare:
  • affrontare il degrado urbano legato alla visibilità sociale raggiunta dalla prostituzione straniera di strada, allo scandalo morale e al danno di immagine della città;
  • tutelare la pubblica decenza;
  • combattere la grave turbativa della circolazione, i rischi rispetto alla sicurezza stradale e dunque tutelare la pubblica sicurezza;
  • combattere situazioni igienico-sanitarie pericolose per la salute pubblica;
  • tutelare e conservare i beni demaniali.I comportamenti sanzionati dalle ordinanze sono prevalentemente i seguenti:

• è fatto divieto di arrestarsi o fermarsi, a piedi o con veicoli anche temporaneamente, e contattare soggetti che sostano ed occupano prolungatamente tali spazi con atteggiamenti o manifestazioni congruenti allo scopo di offrire prestazioni di meretricio e contrattare tali prestazioni, ma anche semplicemente contattare o intrattenersi per chiedere informazioni.

  • è fatto divieto assumere atteggiamenti, modalità comportamentali, ovvero indossare abbigliamenti che manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio, o mostrarsi in pubblico con abiti che offendono il pubblico pudore;
  • così come è vietato a tutti i soggetti di sostare ed occupare prolungatamente gli spazi delle zone contemplate, senza causa o motivo, con modalità che possono incidere negativamente sulla libera e corretta fruizione degli spazi, rendere difficoltoso o pericoloso l’accesso;
  • è vietato agli autoveicoli fermarsi nei pressi dei soggetti che sostano nelle strade con atteggiamenti o manifestazioni, anche legati all’abbigliamento, congruenti allo scopo di offrire prestazioni sessuali, ed altresì, di concedere ospitalità a bordo del proprio autoveicolo.Gli spazi contemplati:
  • spazi pubblici, ovvero pubblica strada e in tutte le adiacenze ad essa che siano soggette a pubblico passaggio e che siano facilmente accessibili dalla pubblica via;
  • sia spazi pubblici che privati di tutto il territorio comunale.Infine per ciò che riguarda i soggetti destinatari dell’ordinanza, è prevista la punizione sia del cliente che di coloro che esercitano la prostituzione anche se quest’ultima previsione è minoritaria rispetto a coloro che accedono alle prestazioni del meretricio.”

Come per gli Stati Uniti e alcuni paesi europei dunque si fa volutamente confusione tra tratta e sex working e con l’alibi del soccorso alle vittime di tratta si mette a punto un piano di persecuzione contro le sex workers soprattutto straniere.

Le donne che dovrebbero essere “felici” di essere salvate e che subiscono in realtà una repressione e una persecuzione atroce, che spesso si conclude appunto con reclusioni nei Cie ed espulsioninon sono affatto felici di tutto ciò. Chiedono regolarizzazione e si esprimono, salvo essere perennemente censurate, perché puoi inserirti nel discorso pubblico solo se ti dichiari vittima e disponibile alla redenzione, tramite associazioni, comitati, soggetti che le rappresentano.

Clienti ed automobilisti d’altro canto si esprimono in senso contrario ricorrendo alle multe prese.

Molti comunicati e interventi su questi provvedimenti potete trovarli sul sito del Comitato per la difesa dei diritti delle persone prostitute.

Altro materiale sul sito dell’XTalk Project.

Per il resto, leggi anche:
Una alleanza infame tra femministe, polizia e conservatori danneggia le donne in nome della difesa dei loro diritti

La sezione Sex-Work di FaS

Dalla sezione Sex Workers di Abbatto i Muri:

One Billion Rising: le prostitute non ballano!
Riqualificare Napoli: rom e puttane rovinano l’immagine della città!
Voto la lista che candida le prostitute
The ‘Bitch’ Manifesto
Sul perché non mi offendo se mi danno della puttana – ovvero ascoltare, prima di sentenziare, non sarebbe poi così male!
Mestre: salviamo le prostitute! (E le prostitute non volevano essere salvate)
Lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers
Sex Workers: “dichiarare illegale ciò che per alcuni è immorale è una deriva dittatoriale!”
Dell’obbligo di fare sesso nel matrimonio (la moglie è una puttana!)
Pratiche femministe: fuori i fascismi da casa mia!
Puttana si nasce o si diventa?
Le puttane sanno cucinare
Quello stigma sociale che pensa su prostitute e clienti

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  1. Affermo che le Ordinanze Sindacali ed i Regolamenti di Polizia Urbana devono essere conformi ai principi generali dell’Ordinamento, secondo i quali la prostituzione su strada non può essere vietata in maniera vasta ed indeterminata. Di conseguenza, i relativi verbali di contravvenzione possono essere impugnati in un ricorso.

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  2. […] seguendo lo stesso copione all’insegna del rispetto per il decoro che è stato replicato in molte città italiane, in qualche modo si ricorre alla tutela della morale pubblica, fino a rintracciare perfino una […]

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