Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Violenza

“T’ammazzo per amore” e la violenza istituzionale!

6548_554785181207087_1075592612_nMa che c’è da dire su Pistorius? Che altro c’è da dire se le cose che scrivono i media sono vere? Stessa solfa di sempre. Era geloso, e non voleva, e gli è scappata, e vaffanculo. E alla fine l’ha ammazzata. Qualunque sia la storia nessun@ ha il diritto di ammazzare nessun@.

Il possesso non è amore. Il possesso è quella cosa che ti impedisce di scegliere perché è legittimato dal modo in cui la società tratta chiunque poiché non ti dà diritto all’autodeterminazione. E se non ti lasciano diritto di scegliere: come vuoi che un uomo ti lasci libera di fare quello che vuoi della tua vita? Dopodiché bisognerebbe finirla con gli appelli idioti tipo “vattene via al primo schiaffo”. E’ superficiale, è privo di consapevolezza per la complessità che segna le relazioni violente. Non succede. Prendetene atto.

E non succede perché tutti/e quanti/e fanno una gran fatica a rendere impossibile riconoscere quel “primo schiaffo”. A partire dagli schiaffi che mi dà una politicante o una ministra quando appoggia una legge che mette in discussione la 194, quando mi impedisce di accedere ai contraccettivi d’emergenza, quando mi impedisce di accedere ad un reddito perché dovrei fare solo la moglie e la madre, quando tutta l’organizzazione dello Stato si basa sul fatto che io adempia ai ruoli di cura, gratuiti, e gli uomini a quelli tutoriali e di mantenimento.

Se io non ho reddito, se non posso scegliere quando e come essere madre, quando e con chi fare sesso, se tutti quanti rimuovono il conflitto e mi educano a non cogliere dove sta la prevaricazione, se tutti non fanno che dirmi che tanta oppressione sarebbe “per il mio bene” come faccio poi a riconoscere la violenza quando c’è?

La prima violenza che mi viene inflitta arriva dallo Stato. Dovessi sfancularlo dopo il primo schiaffo ditemi quanto e come mi giudicherebbero sovversiva e terrorista. La prima violenza mi arriva dalle istituzioni e se reagisco e mi difendo dopo il primo schiaffo mi arrestano per oltraggio a pubblico ufficiale, vilipendio alla religione, offesa alla morale e al senso del pudore e chissà quali e quante altre modalità repressive.

Io appartengo e sono concepita come oggetto. Le istituzioni non mi contemplano come soggetto. Non ho il diritto di esserlo, soggetto, autodeterminato. Io sono di proprietà di. Sono appartenente a. Devo obbedire a. Devo assolvere a ruoli di. Io non posso scegliere. Le stesse entità in sedicente lotta contro la violenza non mi lasciano libera di scegliere e non mi considerano un soggetto autodeterminato perché si compongono di autoritarismi.

E dunque smettetela di dire che devo scendere in piazza contro la violenza con altre donne che sono responsabili tanto quanto certi uomini di questi modelli educativi. Smettete di dire che non c’è differenza tra donne autoritarie  e donne che non lo sono. Smettete di dire che devo fare balli interclassisti con quelle che indossano collane di perle canticchiando roba reazionaria come “il mio corpo è sacro, noi siamo madri” e che di me, precaria, se ne fottono. Smettete di dire che devo scendere in piazza con quelle che portano il Movimento per la Vita nei consultori o con quelle che educano le ragazze che resistono nelle lotte chiamandole “violente” e aizzando contro di esse i manganelli dei tutori dell’ordine.

Non bastano i balli a porre fine alla violenza perché a ballare sono le persone che quella violenza la riproducono, la concepiscono, la impongono. Dopodiché si sgravano delle proprie responsabilità attribuendole ad un singolo assassino, santificando le donne e criminalizzando tutti gli uomini, facendo diventare la lotta contro la violenza un brand che legittima paternalisti e moraliste a inseguirmi per coprirmi il culo se mi metto una minigonna o se scelgo di usare il corpo per guadagnare.

Che c’è da dire su Pistorius che vada oltre le banali considerazioni di sempre? Che fino a che non si capisce che la violenza è un fenomeno molto più complesso di quel che si vorrebbe immaginare non ne usciamo. Dopodiché, se vi riesce, dite a Repubblica, che continua a fare spot alle donne reazionarie del Pd, che ammazzare una donna per rapina, ‘orcoboia, non è femminicidio. Se vi riesce, però.

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6 pensieri riguardo ““T’ammazzo per amore” e la violenza istituzionale!”

    1. Vabbè, si. Quella sarebbe una prova eccessiva di civiltà di attendere le sentenze prima di crocifiggere la gente. Qui stiamo esercitandoci nell’arte del commento al gossip. Alla maniera in cui i media ne parlano.

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