Oggi il boss del telefono erotico ci ha fatto una gentilezza. Dato che due ragazze non sono venute perché si sono beccate il raffreddore, ha tirato su il riscaldamento.
Caldo. Fa caldissimo. Ho di fronte a me la fanciulla più giovane, quella specializzata in sadomaso, che è vestita a strati. Al momento gliene restano giusto un paio. Io mantengo la mia mise ridotta, camicia con le poppe in esposizione, ché ho slacciato giusto due bottoni dato che non respiravo. In questa dimensione da operaie di fabbrica, con i sudori che quasi calano sulla fronte, stiamo svolgendo il nostro lavoro e mentre la mia collega urla che il tale ha da mettersi inclinato a U per farsi sculacciare, io mi ritrovo con un tristissimo impiegato di un ufficio X che mi sta raccontando la storia della sua vita.
Vi giuro che la scrivo mentre lo sto ascoltando. Ha un problema con sua madre, fondamentalmente, e già mi viene in mente Psyco e tutte le possibili manifestazioni improprie di un serial killer.
E metti che ‘sto tizio ha gli strumenti per intercettare questa sede? E metti che è un pazzo scatenato e se mi vede coi capelli rossi poi si convince che io non piaccio a sua madre? Ma no, ché sono paranoie. E c’è il boss che mi sta osservando e stranamente mi sorride, giusto lui che mi guarda un po’ in cagnesco perché per la sua essenza frocia, come la chiama lui, non sono sufficientemente spudorata. Son troppo razionale, anche se questa cosa piace, ché anche se pochi ho i miei clienti fissi. E il mammone qui presente è uno di quelli, perciò devo stare a sentirlo.
E che t’ha fatto la mammina oggi? Ma se un lavoro tu ce l’hai, oh spiegami, perché non te ne vai da casa? Affittati una stanza, liberati dal male, amen. Chè se stai con tua madre come fai a trombare, ciccio bello? Fare cose con la mano alla lunga ti sfinisce. E dai e dai e dai, povera mano, ché non ti viene il coso? Quello là… il tunnel carpale? Dici che viene con il mouse? Ma non lo so, sai? Secondo me anche le seghe hanno i suoi bei perchè e i forse e i maro’ che palle!
Dici che con la mamma ci stai bene? Ah, ho capito, allora tu sei uno di quelli che un bel dì vedrò al telegiornale “figlio prediletto ammazza madre anziana“. A meno che non aspetti che si suicidi lei. E se hai problemi allora trova una soluzione. O se non ce li hai allora di che ti lamenti?
E’ brutto, lo so, in fondo non dovrei proprio giudicare, non è professionale e infatti alcune cose non le dico o le dico un poco meglio. Però è avvilente stare a sentire di uomini così pieni di problemi che sono intrappolati dentro i loro corpi, con tanti impedimenti e problemi relazionali che non ti puoi aspettare di risolvere con una chiamata al telefono erotico.
Io sono qui a darti un’erezione. Non posso risolverti la vita anche se mi immedesimo e un po’ la prendo a cuore. C’ho un istinto materno da tenere a freno e soprattutto mi devo ricordare che non sono qui a salvare nessuno. Non faccio la missionaria ma tento di guadagnarmi il pane, pochi centesimi al minuto per ogni telefonata. Perciò, dato che non sai fare altro nella vita, per quanto io te lo devo dire, ché ne sento il dovere, che secondo me dovresti andare dallo psicologo, che non so se è utile ma almeno c’ha un pezzo di carta che lo attesta, insomma io sono qui e allora tieni duro, in tutti i sensi, e vedi di concludere la chiamata con soddisfazione.
Il tuo obiettivo e il mio. Fattela durare… la percezione del tuo desiderio e se ti si erge mentre ti parlo, io, comprensiva dei tuoi perchè e percome, allora sarò la tua Freud personalissima. Di secondo nome faccio Sigmund, giuro.
E dai e uno e due e tre e poi e siamo qui, ancora, e balla che riballa, dimmi tutto. Con me dici che ti senti libero di parlare? ‘Sti cazzi, ciccio mio, ma se paghi la telefonata di che libertà parli? Io ti devo ascoltare per mestiere. E’ brutta l’illusione, sai? Ma sarebbe così così anche se io t’ascoltassi solo perché non c’ho niente attorno. Se fossi sola. Se fossi immobile e senza possibilità di stare con nessuno. E’ brutto illudersi che trovi comprensione dove non ce n’è.
La comprensione ce l’hai dove trovi una donna libera, con tanta gente attorno, piena di interessi, fatta di cose belle e tante e vere e mille vite e tutte esibite con orgoglio e poi quella donna lì un giorno ti incontra e decide che vale la pena starti a sentire, spendere il suo tempo con te invece che fare cose che pure le sono care, e quello è l’interesse. Lì ti rendi conto che t’ha scelto. Quella è la cosa che devi cercare, perché altrimenti ti stai accontentando del nulla. Se sono il nulla io? Certo che no ma se non fossi qui per lavorare non ne vorrei sapere niente dei tuoi problemi, di tua madre, della tua pigrizia che ti impedisce di traslocare, delle tue difficoltà relazionali, del fatto che hai paura del sesso non so per quale ragione… forse perché ti hanno detto che con te il sesso non va bene, perché funziona meglio la finzione che la realtà, perché con la finzione non rischi delusioni, non c’è nessuna porta che si chiude e se smette una telefonista ce n’è subito un’altra, ma nel frattempo, però, il tuo tempo scorre e la vita non la riprendi più.
Ché stai sprecando vita, lo capisci? Lo dico a te, ma in realtà lo dico a tutti quelli che fanno come te. Non puoi davvero, perché è un delitto. Ma guardati, perché? Sei così sicuro che questo surrogato di comprensione sia meglio di un no o di un forse o anche di chiacchiere amichevoli con qualcuna che conosci per davvero?
La paura non è una cosa bella da gestire, lo capisco, ma io non rappresento niente, non sono un tuo punto d’arrivo e neppure di partenza. E parlo, parlo e parli, parli e nel frattempo ansimi e che tristezza, fratello mio, che t’accompagno in quest’avventura e quando finisci e ti sfinisci e mi ringrazi io che ti devo dire? M’hai garantito un gettone di presenza, che qui sul desktop, dove io cronometro le chiamate, c’è scritto che la telefonata è andata bene. Il boss mi guarda e dice che sono stata brava. La collega sadomaso ha smesso di pigliare a randellate il suo utente telefonico e tutto sembra scorrere meravigliosamente… perché, come diceva Voltaire, questo, in fondo, è pur sempre il migliore dei mondi possibili. Non sembra così anche a voi?
NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ha le caldane e cerca ventilatori, anche umani. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.
Le paranoie di chi si confessa al telfono a volte sono irritanti.