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One Billion Rising: Le prostitute non ballano!

Il 14 febbraio, cioè oggi, si ballerà contro la violenza sulle donne. In Italia la danza è organizzata dal basso da tante donne ma all’iniziativa che si svolge contemporaneamente in tutto il mondo ha messo il cappello Se Non Ora Quando e donne affini che ne approfittano per fare diventare la giornata una opportunità per fare campagna elettorale.

Ovviamente loro si fanno portatrici della propria visione del problema. Per loro le donne che contano sono italiane, perbene, madri, etero, giacché non registrano violenze su donne differenti e non sono in grado di formulare un ragionamento che non sia quello che stigmatizza donne diverse da loro.

Lo abbiamo visto già quel 13 febbraio di qualche anno fa quando a fatica superammo la retorica moralista che divideva le donne in sante o puttane, mentre si discuteva di escort e nelle piazze vedevi tanta indignazione con cartelli in cui era scritto “troie” o “zoccole” impunemente.

In tante partecipammo con gli ombrelli rossi accompagnando le sex workers totalmente escluse dal dibattito pubblico e riuscimmo a far passare un messaggio chiaro: le donne che fanno quel mestiere e scelgono di farlo non sono vittime e non sono neppure colpevoli e sono in grado di autorappresentarsi e di produrre rivendicazioni autonome.

Un ragionamento difficile da digerire che già qualche anno prima con fatica veniva portato avanti dalle Sexyshock di Bologna e che con difficoltà era diventato patrimonio di analisi militante femminista.

540676_543429545675984_1785758646_nEravamo a buon punto finché non sono arrivate le Snoq. Quel 13 febbraio si inserisce in un contesto in cui comunque le puttane erano già diventate per sindaci di destra e del Pd un problema di ordine pubblico, di decoro, e venivano sempre più marginalizzate, per il loro bene, così si diceva, in periferia, lontane dagli occhi della gente perbene, oppure si facevano tanti bei discorsi sulla tratta per poi scoprire che le prostitute rastrellate per le strade, se straniere, venivano portate dentro i Cie, i centri di identificazione ed espulsione italiani.

La Ministra Carfagna propose un ddl contro la prostituzione che invece che legalizzare e decretare così la fine dello sfruttamento per dare possibilità di autogestione, alla luce del sole, lontane dai margini dove queste donne vengono sovente uccise o stuprate o derubate, immaginava un quadro repressivo e punitivo.

Il ddl fu ritirato, per fortuna, perché esplose la storia delle escort, ma i sindaci sceriffi nelle città iniziarono una persecuzione delle prostitute da linciare o salvare. Ricordo ancora scene raccapriccianti di cittadini che andavano a linciare le trans o di altri cittadini “perbene” che passavano il tempo a spiare le puttane per dire che bisognava allontanarle dai luoghi abitati.

Ebbene: le puttane furono allontanate, tuttora viene fatto, salvo poi fare una fiaccolata non richiesta quando vengono uccise appunto perché stanno al buio, nelle periferie, dove chiunque può fare loro del male.

sexworkerhaverightUltimamente la questione della prostituzione è diventata tema di dibattito politico perché anche in Europa si è aggregato un insieme di reazionarie femministe e gente che in nome della salvezza di queste donne invece che rispondere alle richieste che associazioni e sindacati in difesa di prostitute fanno immaginano uno schema repressivo e proibizionista.

Il dibattito è diventato ideologico: le puttane possono essere ammesse come parte del discorso pubblico se si pentono e si dichiarano vittime. Se scelgono, invece, sono colpevoli, complici del patriarcato e dunque non andrebbero ascoltate.

Sfugge a queste persone che giudicano la prostituzione come un discorso esterno da noi il fatto che oggi noi mercifichiamo vari pezzi dei nostri corpi per un lavoro precario e che otto ore in fabbrica equivalgono a otto ore di servizi sessuali. Sfugge loro che, per esempio, le mogli, santificate e giudicate perbene, per l’art. 143 del codice civile, sono obbligate a fornire assistenza morale ai mariti ovvero sono obbligate a offrire sesso, perché il matrimonio è un contratto in cui la moglie è una puttana in esclusiva.

Sfugge che le donne che fanno mestieri in cui il corpo viene usato come mezzo di guadagno esigono contratti garantiti e non divieti. Non sempre vogliono essere salvate e vogliono gli strumenti per autogestire le proprie scelte, che a noi piacciano o meno.

Per queste e molte altre ragioni le prostitute non sono chiamate a partecipare alla danza del 14 febbraio. Non sono donne perbene, non ci saranno ombrelli rossi, non sono incluse in quanto donne autodeterminate.

Ma le prostitute danzano. Da sole, in compagnia, e urlano al mondo la propria esistenza e le proprie richieste. Peccato che le piazze italiane siano troppo perbene per ascoltarle.

Buona danza alle migranti, precarie, sex workers. Buona danza anche a voi, sisters, ovunque siate.

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e La categoria Sex Work di Femminismo a Sud

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9 pensieri riguardo “One Billion Rising: Le prostitute non ballano!”

  1. A parte che il 143 ha valore per entrambi i coniugi… e non affrontate il problema del perchè un uomo, magari sposato o con partner, senta il bisogno di fare sesso con una sconosciuta. Sessualità liberà? e allora perchè farlo di nascosto? ipocrisia? repressione? relazioni false? sessualità non risolta? società bacchettona? Insomma per voi è normale/sano/auspicabile/accettabile/inevitabile o cosa? Lo chiedo… Cmq questo flash mob non è un corpo monolitico, è pieno di donne che affrontano il tema con sfumature e sensibilità diverse. Io ad esempio parteciperò, e allo stesso tempo combatto contro il moralismo paternalista che circonda le prostitute. E anche contro il bigottismo delle donne che insultano le escort, dimenticando che lì c’è un ricco e potente e le escort sono la parte debole. Sì, sottomessa, senza dubbio. Perchè se è vero che le donne, tutte, hanno diritto all’autodeterminazione quindi a scegliere cosa fare del loro corpo, niente e nessuno riuscirà a convincermi che scopare uno che non ti piace – anzi spesso gente squallida e violenta – sia una vera scelta. A meno che qualcuno riesca a convincermi che ha scelto di pulire i cessi, guadagnando una miseria, per libera scelta. Poi una potrebbe scegliere di pulire i cessi per un gran mucchio di soldi, ma sempre pulire i cessi rimane.

    1. Conosco una donna, ora ricercatrice universitaria, che da ragazza, in un soggiorno estivo in America con la famiglia, scelse di pulire i cessi di case altrui, lavorando in un’impresa di pulizia. Avrebbe potuto fare tanti altri lavoretti estivi quali la babysiter, la cameriera in un pub, volantinaggio etc., ma lei scelse di pulire i cessi, le cucine, le stanze di altre persone. Non saprei dirti se guadagnò molto o poco, ma solo che ricevette gratificazioni dalle padrone di casa che le comunicarono con sbalordimento di non aver mai trovato le loro case così pulite e splendenti; eppure la casa di questa mia amica è sempre stata un gran caos…quindi non si tratta di una maniaca della pulizia che gode nel fare la casalinga 🙂
      Altra cosa: nel tuo lavoro non ti capita mai di fare qualcosa che non ti piace? Io sono decoratrice d’interni ed a volte debbo con disgusto realizzare decori molto kitch; certo dipingere non è scopare, siamo daccordo, ma io credo che le prostitute, almeno quelle d’alto bordo, abbiano avuto possibilità di scelta, certo, non fra il meretricio e la direzione di una banca, ma almeno fra la professione ed il fare la cameriera, la centralinista, la commessa, etc. Le più povere forse non hanno scelto, e sono quelle che non possono rifiutare i clienti squallidi e violenti, ma i clienti non credo che siano sono tutti così, sono molto eterogenei penso.

      1. guarda, io ho fatto ogni genere di lavoro e questa distinzione che fai tu non mi riesce di farla. per me se una donna sceglie di svolgere quella professione, e dico “sceglie” e non viene costretta, perché fa più comodo per i ragionamento delle proibizioniste confondere il sex work con la tratta, quel lavoro è identico a qualunque altro. la differenza rispetto all’uso del corpo che fai quando lavori (sia che lavi i cessi che se vendi servizi sessuali) sta nella morale che ti impone di vedere un lavoro come nobile e l’altro invece no. 🙂

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