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Eroticamente precaria

Mi ha telefonato un tale che ha letto il mio curriculum. Non gliene frega niente, delle mie capacità e competenze. Mi dice di incontrarlo perché ha da farmi una proposta.

E’ gay, me lo dichiara, non so per quale ragione, ci tiene forse ad un riconoscimento pubblico, è abbastanza lieve nell’atteggiamento, tiene in piedi una società di servizi. Posso stare in una postazione da call center a procacciare contratti o c’è un’alternativa.

Credo che lei sia adatta e guadagnerebbe un po’ di più…

Ma c’è da stare al telefono?

Si si… ma per offrire altri servizi…

Che servizi?

Telefonia erotica…

Uh… gira e rigira si finisce tutte là…

Che vuol dire?

Che anche mia figlia per un periodo ha dovuto fare la stessa cosa per pagarsi le sue spese…

Allora sa di cosa parlo. E’ un part time.

Io sono impegnata di mattina fino alle 15.00…

Allora può cominciare alle 16.00, fino alle 20.00. Può andarle bene?

Mi interessa sapere quanto mi pagherà…

Duecento euro fisse e il resto dipenderà da lei. Più telefonate e minuti di conversazione e più guadagnerà…

C’è lì un computer che posso usare?

Si, c’é, se le serve ma io spero di no, spero che lei lavori tutto il tempo.

Va bene. Andata. Posso provare, non mi costa niente. Quando comincio?

Anche domani.
Alle 16.00. Okay. A domani…

Un bel salto di qualità, dalla badante alla telefonia erotica. Un doppio lavoro più contraddittorio di questo credo non ci sia, o forse no, non è così. In fondo si tratta comunque di cura. E ora riposo e un buon bicchiere di vino in compagnia. Domani sveglia presto e ho idea che sarà una giornata molto lunga.

NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ha le caldane e cerca ventilatori, anche umani. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

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Comments

  1. Più che un articolo, questo è un racconto.
    Anche ben congegnato dal punto di vista narrativo.
    Esso ritrae uno spaccato di vita sempre più verosimile in società in-(e)voluzione rapida. Il dialogo ‘mima’ lo scadimento delle relazioni sociali del mondo post-industriale. Liberisticamente tutto si compra e tutto si può fare per uscire dalla povertà o da una condizione di bisogno. Riflettevo, durante le lettura, che se la novella fosse stata scritta nell’immediato dopo-guerra avrebbe dipinto atteggiamenti di rozza solidarietà, intese al sostegno reciproco. Di questi tempi se hai qualcosa in tasca ma hai lo stomaco vuoto sei costretto a travasare il contenuto della prima nel secondo mediante una vendita o, meglio, un baratto. Una trasformazione compensativa. Certe volte si tratta di un’alienazione. Quando non possiedi più oggetti o beni o servizi di cui disfarti devi provvedere con ciò che ti resta: la dignità. In epoca post-berlusconiana possiamo contare solo quest’eredità (a)morale.

  2. Un cambio di pelle nell’arco di sessanta minuti

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