Trombatrice Precaria

Trombatrice Precaria: musicista da legare!

Palermo. Piazzetta della Canna. Lui suona la tromba e c’ha l’accompagnamento con la chitarra. La Trombatrice Precaria che è in me va in visibilio. Tromba o chitarra? Tromba, sicuramente, più che altro per l’affinità d’obiettivo con lo strumento.

Si atteggia a grande artista, mi dice che deve fare la jam session. Al locale lo chiamano chiedendogli di portare a bere e consumare ‘a famigghia, madre, sorella, fidanzata, parenti, amici, con l’illusione che c’è un pubblico. Look consumato da “ce l’ho solo  io”, lo avevo visto già un po’ di volte a fare il profumiere (colui che la fa sciavurare – annusare – e non te la dà), mi aveva beccata in chat e si beava della conquista virtuale mentre mi diceva “vieni… incontriamoci…” anche se poi al dunque non rispondeva al telefono o non si presentava.

Biddazzu miu, stasera non mi scappi, mi dico tra me e me. Così mi avvicino, gli faccio l’occhio molle e con l’occasione gli propongo una tetta che si intravede dalla scollatura. “Canta”, mi invita, e io gorgheggio due minchiate per creare il feeling con l’artista. Sai mai che tra una sciusciata dello strumento e l’altra gli venisse un poco di sciusciare pure a me.

Mi struscia col ginocchio, mi passa una mano sulla spalla, mi pare un Dio, anche se sciusciando si fa tutto rosso e a momenti mi pare abbia bisogno della bombola d’ossigeno. Io faccio l’espressione della dominatrice consapevole. Ché gli potrei fare una respirazione bocca a bocca subitanea. In confronto a me è un picciutteddu, nicuzzu, e se non gli vendo almeno l’impressione che con l’età può guadagnarci in esperienza e misteriose, eccezionali, vette del piacere, pure stasera finisce a pane e alive.

Succede così a partire, più o meno, dai trent’anni. Incontri sulla piazza uomini più giovani che vogliono apprendere i trucchi del mestiere e una Trombatrice Precaria, all’occorrenza, deve prestarsi anche in tal senso. Il Ministero alla Pubblica Istruzione dovrebbe istituire una cattedra apposita per questo ingrato compito che spesso finisce con giovanili spruzzi incontinenti e innamoramenti repentini di chi una figa non l’ha vista mai.

Col trombettiere devo fare ancora più la toca (in gergo palermitano “cool”) e dunque posso buttare l’asso da novanta per incuriosirlo ancora di più. Accenno alla funzione del dominio. Lui si eccita e finisce musicalmente di trombare.

Mi porta nel suo appartamento da studente, con altri studenti dallo sguardo allupatissimo che ti dicono “ciao” e ammiccano come se tu fossi la luce d’infinito erotica che passa a dare una mano di vernice colorata nel loro grigiume fatto di piatti sporchi, seghe solitarie, pranzi e cene a peperonate e stanze socchiuse e maleodoranti di scarpe da tennis da lavare.

Chissà perché ‘ste creature hanno sempre nomi stranieri anche se poi sono sicilianissimi. Frank, che è Franco, Giò, che è Giuvannuzzu, Miky, che è Micheluzzu, e così via. Il trombettiere si chiama Roby, da Roberto, e lo vuole fare sperimentando il bondage. Legami e fammi quello che vuoi – dice, incontrando il mio adulto consenso.

E che ti devo dire, cuore mio? Vuoi essere legato? E quando mi ricapita più una cosa del genere. Ti lego al letto e forza e coraggio ti mostro tutto il repertorio. T’attaccu mani e piedi, beddamatri santissima, e ti mettu ‘n cruci fino a dumani matina.

M’intriga, il picciottello, e in ogni caso questo passa la ditta e questo per ora mi devo sucare.

La legatina è difficile sin dal primo nodo. Lui ha un nastro uscito non so da dove e poi mi propone di mummificargli i piedi con la carta igienica in assenza di altre corde. Gli faccio una attaccatina spicciola, di quelle che può fare una madre di famiglia che tra se’ e se’ dice “che mi tocca fare per una trombata“.

Vuole essere sorpreso e tra gli effetti speciali vuole sensazioni, parole, suoni, scorregge, si fa per dire, e a saperlo mi mettevo lo stivale alto sulla coscia e mi facevo prestare la frusta della maschera di carnevale di mio nipote di 5 annuzzi che così ero precisa una caricatura di mamma Concetta tra la preparazione della melanzana alla parmigiana e la frustatina al culo del trombante fanciullo.

Provo a fargli due o tre cose fuori-muscolo per saggiarne la consistenza e mi chiede “che stai facendo?” e che sto facendo?, chi nni sacciu cchi minchia staiu facennu? mi atteggio a mistress sadomaso della Vuccirìa?

Ora che ci penso per evitare imbarazzi gli dico che lo bendo e così evito anche di fare eccessive capriole per una performance che comunque, già lo so, è tutta fatta d’illusione e durerà un secondo netto. Gli chiudo gli occhi non una manica della mia camicia, gli dico due o tre cose porche, “immagina” direbbe un attore ormai noto perché ha solo una vita virtuale, e faccio un paio di salti, zompo qua là. Il movimento del materasso traballante già lo eccita. Ogni tanto passo una mano, mi appoggio comoda e gli appoggio un piede, e messo com’è messo, povero Roby, qualunque cosa gli proponga lui oramai c’ha il neurone dedicato all’erezione.

Gli passo appena appena un dito, giuro, l’indice, appropinquandomi nel fargli due coccole senza pretese. La nebbia agli irti colli, e lì trombando sale, ei fu siccome immobile, dato il mortal sospiro, e tre versi più in là già posso dire che faccio venire un uomo solo con un dito. Cose da scrivere nel curriculum, senza dubbio.

Prossima volta? Se hai una corda ti attacco al palo. Sennò t’attacchi al tram.

NB: Trombatrice Precaria, è un personaggio di pura invenzioneOgni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

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