Questa è una storia seria. Se non ve la racconto non c’è prìu. Incontro un picciottazzu sapuritu. Sta seduto da solo al locale di noi frikkettoni. Fissa impunemente una bottiglia di birra, ha il ciuffo sbarazzino, una ruga sulla fronte, l’occhio lucido e siccome che io ho l’animo da “ti salvo io” mi fiondo in modalità salvifica. Sangu’, ma chi minchia ti ficiru? cu fu’? rimmillu a mmia cu fu’ ca ci ciuncu l’osso ‘avuto ra coscia (sangue mio, ma che acciderbolina ti hanno fatto? chi è stat@? di’ a me chi è stat@ che gli/le spezzo il femore).
Solleva appena appena la testa. Mi accomodo ricomponendo il ricciolo e inavvertitamente finisco per farmi un nodo di capelli sulla nuca ché se mi metto il cappellino sugnu precisa candy candy (sono identica a). Sospira, cuore mio, sospira forte. E l’accompagno nella sospirata. D’altronde la serata era tristissima e le azioni di soccorso sono il sale della vita.
Progetto imminente e assolutamente disinteressato è quello di farti parlare mentre ti guardo con le ciglia flap flap. Poi sensualmente ti cafuddu (ti schianto lì) due o tre battute sul mondo che è tanto cattivo. E dopo aver superato la prima fase di diffidenza c’è da convincerlo che trombare può essere il modo giusto per dimenticare.
Avete capito bene, perché la Trombatrice Precaria non dimentica mai il suo obiettivo primario. Una trombata fa sempre bene. Fa bene alla TP e fa bene anche a lui.
Però quando incontri uno così in genere se la tira. E’ pieno di pensieri e astio e bisogna sapere che se lui ci sta allora diventi la figa su cui piangere, il collo su cui sospirare, il culo su cui abbandonarsi in devastanti crisi d’identità.
Lei lo ha lasciato. Lui è distrutto. Di più. E’ incazzato nero. Si chiama Emanuele e mi descrive le quattro fasi dell’umore dell’abbandonato. La prima, annichilito, la seconda, tristissimo, la terza, finto-lavitaèbellaricomincioavivere, mi faccio vedere con un’altra, la faccio ingelosire, la quarta, dato che lei non si ingelosisce, incazzato nero.
Emanuele, da quello che mi dice, sta nella seconda fase. A me pare che la schizofrenia su di lui incomba e che il suo umore oscilli senza senso. Un po’ ride, mi dà retta, poi mi dice che la ex è una stronza e in questi casi, care amiche, soprattutto se avete in mente una trombata, non è assolutamente consigliabile farsi venire la tentazione critica. Dici stronza? Minchia, è stronzissima. Una bagasciuna di prima categoria. Se me la porti davanti, anche se non la conosco, me la metto sotto i tacchi e la scafazzo.
Poi gli torna l’occhio torvo. Ricomincia a fissare la bottiglia e tu ti sforzi di far comprendere che le donne non sono tutte uguali. Naturalmente no perché ci sei tu che sei lì pronta a dargliela e lui sembra anche apprezzare. Il primo segno tangibile di apprezzamento è la mano su una coscia. La coscia arpionata è necessaria se vuoi offrire riparo al naufrago. E vieni qui, mio bel naufrago, che ti riparo io, pensavo tra me e me. Emanue’, qui c’è un’isola meravigliosa e dopo tante sofferenze meriti un massaggio con i controcazzi.
Ed è così che la TP, che sarei io, molla l’idea di farsi appurpare da quest’uomo grande e forte perché emerge sempre più il suo lato materno. Arrivati in auto, Emanuele, dopo la coscia decide di arpionare anche la lingua sul collo e facendosi spazio tra maglia e reggiseno raggiunge come previsto quella che in questi casi da tetta o seno viene riconosciuta solo in quanto mammella. Spontaneamente gli offro il capezzolo da succhiare. La mia libido è un po’ confusa. ‘Sti cambi di ruolo repentini trombatrice/mamma e mamma/trombatrice non avete idea di quanto siano complicati da gestire. Un licantropo nelle notti di luna piena fa meno fatica a giostrarsi nei due ruoli.
Lo chiami maialone mio e subito dopo gli fai pucci pucci sèttete. Praticamente un incesto. D’altronde sono io che mi sono offerta per il salvamento e se lui fa l’infante non ci posso fare proprio niente.
Dopo una decina di minuti di succhiamento ché se ero mucca mi avrebbe prosciugata, era il momento del ruttino prima della nanna. E che si fa a Emanueluccio mio per farlo ruttare? Si sballonzola un po’ e si fa muovere. E allora è il mio momento. E statti fermu, figghiu miu, hai sucato abbastanza. Ora tocca a me. Mi metto in modalità terapeutica e dopo un paio di “coraggio, Emanuè, ce la puoi fare” mi metto d’impegno per fargli avere il miglior orgasmo della vita sua.
Perché precaria sarò anche precaria ma sempre una trombatrice sono e dunque quando c’è la trombare la TP, a testa alta, o bassa, a seconda delle necessità, tromba. A pugno alzato porto avanti la mia battaglia e quando egli s’ammoscia perché c’ha pure il pene bifasico, un po’ ‘ncazzuso e un po’ triste, un paio di scosse, “lo stiamo perdendo… lo stiamo perdendo…” e infine ‘u picciriddu arriva dove deve arrivare.
Abbiamo, diciamo così, messo a confronto i mille modi di suzionare per superfici mobili e immobili del corpo e infine Emanuele mi dice grazie perché se nella vita di uno così è passato un carro armato che gli ha devastato pure le erezioni ogni sputo di semenza pare regalato. Non sapete quanto sia gratificante essere guardata con riconoscenza da chi al momento della nanna, gli dai bacino, e vuole essere abbracciato forte ché sennò arrivano le mostre.
E’ che è una grossa responsabilità tenere alto il buon nome di tutte le donne e certe volte un pompino in questo aiuta. Un pompino aiuta sempre, in effetti.
“A te com’è andata?” – e com’è andata Emanuè, come poteva andare? è la giornata delle eiaculazioni pro-bono. A buon rendere, spero. “Ci puoi contare” – dice lui. E io ci conto. La prossima volta però ti porto il biberon…
NB: Trombatrice Precaria, è un personaggio di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.
TP is back! 🙂