FinchéMorteNonViSepari

L’amore col nazista

Bambina piccola. Una frangetta biricchina. Occhi vispi e il pepe in culo, come direbbe mia madre. Con tanta voglia di agitarsi. Mangia le unghie e non si rassegna a dover restare ferma ad aspettare il termine della visita alla nonna mentre sua madre si distrugge in convenevoli e sorrisi ipocriti.

“Vieni Cristina” – la evoca la madre – “dai un bacio alla nonna… non le dici quanto ti fa piacere vederla?”

La bambina tira su i muscoli intorpiditi e capisce che è arrivato il suo turno. A questo punto della performance tocca entrare in scena a lei. Esegue e si lascia incorniciare il viso di pizzichi, bava della vecchia senza denti e non riesce a trattenere una smorfia perché la nonna, come tutte le vecchie, oggettivamente, puzza.

Come si fa a dire ad una bambina che quella povera donna ha vissuto vite inenarrabili e che ora è semplicemente invecchiata come accade a qualunque essere umano? Una brava donna in verità, la nonna, reduce dalla resistenza, fu messa all’angolo dalle vicine perché aveva osato scopare con un tedesco. Ché non poteva sapere lei di come fosse l’amore e di quale differenza ci fosse tra un pene partigiano e un pene nazista. Le piacque e restò pure incinta. E le care amiche resistenti e tolleranti la raparono a zero e minacciarono di ucciderla, non fosse che il fratello, sceso dalle montagne, così lei narra, disse “alt!” e la salvò.

La bimba di tutte queste cose non sapeva nulla e le so io che per un breve periodo ho fatto da badante alla signora per arrotondare. E dunque Cristina va e si fa baciare e come per incanto compare un portafogli e quella vecchia signora tira fuori un po’ di contanti per saldare il conto. Si chiama affetto a pagamento ed è una maniera abbastanza usuale di utilizzare i bambini e le bimbe quando c’è da ricavare fondi per la propria vita.

Mi capita spesso di ripensare a questa storia, a Cristina (“stai composta e non fare il maschiaccio!” – diceva sua madre), ormai cresciuta, alla vecchia signora e alla figlia, questo prodotto indegno di tanto alto tradimento alla nazione e alla lotta e alla resistenza.

Una figlia nata in quel contesto, con persone del vicinato che forse, dico forse, avrebbero voluto rapare a zero pure lei in quanto erede della colpa, chissà che ha mai pensato e che cosa ha rinfacciato a quella madre.

Vite complicate tutte quante. Ma tutto ciò per introdurvi il fatto che ho rivisto Cristina. Oggi si fa chiamare Crista, è antifascista eppure si è rasata a zero, per l’appunto, in solidarietà con quella nonna di cui qualcuno deve averle raccontato la storia.

NB: Marina è un personaggio di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. Nel suo about dice “Vorrei parlare di violenze nella coppia, nelle relazioni, e tentare di riflettere insieme a voi su una cosa che troppo spesso vedo trattare in modo assai banale.”

2 pensieri su “L’amore col nazista”

  1. stiamo pe rtornare alle scelte dure, feroci, che forse non sono scelte ma vere e proprie costrizioni, ma della Storia difficlmente riusciamo a tenere il timone, o la barra a dritto (tanto per non farmi mancare nessun riferimento simbolico del potere e di chi lo detiene ). Riusciremo ad essere migliori di quelle donne filo-partigiane che raparono a zero quella che seguendo i suoi sentimenti, desideri voglie si concesse il lusso del pene nazista?

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