Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista

PD = Preti (e pretesse) democratici/che (della questione morale in politica)

Senza voler offendere preti e pretesse ma segnando una distanza totale tra la mia “morale” e la loro. E qui bisogna parlare almeno un pochino della “questione morale”.

Quando io seppi della sua esistenza si parlava di persone che si dedicavano alla politica e che in termini legalitari erano vicini o fungevano da tramite o erano di per se’ la mafia. Il concetto è ampliato ai truffatori e alle truffatrici.

Con i vari Travaglio & company l’ampliamento riguarda tutte le persone che hanno una questione legale in corso o in sospeso. Tipo che se hai rubato un leccalecca allora non hai modo di candidarti neppure per fare da capoclasse nella tua classe alle elementari, giacché lui mi pare – ed estremizzo – mette dentro tutto. Rubi un miliardo dai conti pubblici, parli coi mafiosi, ti fai una canna, resisti al pubblico ufficiale nel corso di una manifestazione per i diritti dei lavoratori, schiacci un piede alla guardia municipale che ti prende una multa.

Dopodiché ai suoi detrattori che gli dicono che ha perduto cause in sede civile per diffamazione risponde più o meno che si tratta di cazzate, perché i giudici, parrebbe, e non l’ha detto lui ma lo concludo io, farebbero errori solo quando c’è da pestare un giornalista che osa, denuncia, coraggiosamente, le malefatte altrui, e per il resto invece sono eroi.

La “questione morale” riguarda ora il fatto che tu conosci un tale che conosce un tale che conosce un tale e quella diventa associazione a delinquere, concorso “morale”, e questa cosa legalitaria, un po’ forcaiola, dell’emettere condanna nei confronti di chi si presume concorra moralmente in varie direzioni è un pezzo di cultura del nostro paese che io, che l’antimafia l’ho fatta in tutte le sue forme, sento come un giudizio pesante e precisamente derivante da una mentalità retrograda che in sintesi dice “non frequentare le cattive compagnie”.

Associazione in atti di devastazione e saccheggio è una delle formule usate per processare e rafforzare le condanne di chi in piazza si ribella o di chi, a seconda di come la si pensi, attua la propria resistenza con sassi e vetrine frantumate. Figuratevi che per i vari Genova G8 e affini qualche volta si è parlato di “compartecipazione psichica”: di quando tu ci sei, non partecipi, assisti, e non fai nulla per impedire o prendere le distanze da quel gesto. E in tutto ciò, comunque, so bene qual è la differenza tra delinquenza e resistenza e almeno io non mi metto a paragonare le due cose. Lascio a perbenisti e legalitari il compito di fare la divisione tra buoni e cattivi e tra quelli che hanno la fedina penale pulita e chi non ce l’ha.

Passando di pala in frasca arriviamo all’aspetto misogino della “questione morale” che vorrebbe le donne che entrano in politica tutte capaci e consce della propria posizione sociale. Tipo che sanno quale sia la differenza che intercorre tra loro e le “bidelle” o quale sia la differenza che intercorre tra loro e le “veline”.

La divisione tra donne per bene e donne per male, con una punta (appena appena) di classismo e volgarissimo moralismo ha permeato la discussione politica negli ultimi anni, per cui se hai posato nuda per un calendario non puoi fare la parlamentare. Se poi hai anche finto di avere un orgasmo in tv allora abbiamo già detto tutto. Di queste cose il caro giornale che fu di Gramsci discute ancora oggi con un articolo che invece che concentrarsi a rintracciare le differenze politiche tra il Pd e le donne candidate nel Pdl va lì ancora in cerca del dettaglio morboso da rilevare in chiave sessista e misogina.

Allora io, senza voler ferire la sensibilità delle varie SeNonOraQuandiste, vorrei davvero sapere in generale se si può fare un #pornoliberationfront in politica che estenda la possibilità di candidarsi anche ad altre figure che non siano Ilona Staller o Moana Pozzi.

Personalmente trovo più disgustose le figure politiche con girocollo di perle che discriminano in termini sociali affligendosi nel demonizzare quelle donne autodeterminate che di mestiere non fanno le suore e che non si dichiarano perciò vittime di maschilismi vari. Perché il Pd, o chi per loro, è un po’ così: o sei vittima o sei puttana e se sei puttana allora non sei candidabile e meriti commenti e puntate di satira politica pregne di misoginia.

Una donna non è squalificabile di per se’ perché si spoglia, emette gemiti in tv, fa qualcosa che non somiglia al comportamento delle impettite suore candidate nel Pd. Se il Pd fosse politicamente diverso dal Pdl e da altri candidati in questa tornata elettorale avrebbe argomenti diversi da “mettere in campo” che non siano la costante normativa moralistica intrusione nelle scelte private, sessuali, professionali delle donne.

Ps: il Pd che ha fatto per anni da sponda al partito dei giudici, per dare fiato alla questione morale, ora che i giudici sono in politica non sa più di che parlare a parte che della “colpa” della figa… ed è esilarante il balletto a chi è più amico delle icone vittime di mafia sulle quali il Pd ha investito tanto in santità…

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