MenoePausa

Non farò crollare il cielo

Ho mandato decine e decine di mail con curriculum. Ho fatto tante telefonate. Ho girato in lungo e in largo per fare vedere la mia faccia e già che c’ero anche il mio culo. Non è come vent’anni fa ma non è brutto e se per un posto di cameriera o di impiegata ti serve guardarlo da vicino io te lo mostro, basta che mi dai il lavoro.

C’è un limite alla vendita di se’? Non so. Ora come ora potrei vendere qualunque cosa. Voglio uno stipendio, soldi, autonomia. Voglio smettere la precarietà. Voglio finire di misurare i respiri, l’ossigeno che devo consumare, oggi si, domani no, dopodomani chissà.

Mi dicono che esistono carriere alternative. Non so se fa per me. Me lo sono chiesta tante volte. Non per snobismo ma è perché proprio non so fingere, non mi piacerebbe. Avessi saputo farlo non mi sarebbero sfuggiti un paio di posti in cui la molestia era di casa.

Gemere a comando, ungermi per il piacere altrui, farlo a pagamento. Troppo complicato, troppo sacrificio. Ho la carne egoista. Non la so dare se non mi piace e preferisco barattare cose che non riguardino la mia sessualità quando c’è da mettere sul piatto della bilancia qualcosa in cambio di un lavoro.

Potrei piazzarmi davanti una webcam e inventarmi una performance per adulti consenzienti a cui piacciono i corpi come il mio. Ce n’è per tutti i gusti, mi dicono, e io non ho paura, timidezze, problemi di nessun genere. Ma dopo un po’, sono sicura, smetterebbe perfino di essere divertente. Può eccitare la noia? Non lo so. Credo di no.

Potrei fare telefonia erotica e quella sarebbe la cosa più divertente e se non trovo altro posso provare. Chissà che non riesca a esprimere un talento in quel settore.

Che altro dovrei fare? Leggere le carte? Vendo unguenti magici? Esiste un servizio di vendita delle parole? Io ne ho tante, sapete, posso venderne in quantità e puoi farci di tutto. Per i pranzi, le cene, i momenti intimi, gli incontri pubblici, quelli privati.

Datemi una parola e vi racconto di una vita intera. Datemene due e potrei scrivere un capitolo di una lunga storia.

Ci vuole fantasia per vivere da precarie. Ci vuole la capacità di sognare per restare vive. Serve qualunque cosa, servo io, queste mani che battono sulla tastiera, quel telefono che non squilla e quella casella di posta che resta vuota. Serve resistere alla tentazione di lasciarsi morire. Piuttosto preferisco ridere di me e preferisco andare. Non so dove ma vado.

Guardo la gente che entra nei negozi, guardo le madri con i figli in braccio, e quelle donne stanche che tornano dal lavoro, chissà che razza di lavoro, e poi guardo il cielo e mi sembra di vederlo venir giù, con le nuvole che strisciano sulla mia testa e mi fanno il solletico, quasi le afferro con le mani.

Il cielo schiaccia in basso e siamo tutti con le mani in alto per non farlo cadere. Tutti col naso in su. Premete forte. E’ mio dovere farlo, se lascio la presa quel cielo peserà su qualcun altro che non ce la farà e il cielo verrà giù.

Un cielo può crollare anche al mattino. Potresti svegliarti e non vederlo più. Potresti vedere il buio e incrociare gli altri pianeti. Potresti trovarti a galleggiare, senza forza di gravità. Potresti voler abbracciare la prima persona che ti capita accanto per non perdere equilibrio, opportunità, tempo. Non c’è tempo. Non lo vedi che sono in difficoltà?

Si, stasera andrà bene. Ho paura. Accetterò la mano, tienimela stretta. Quel cielo è anche tuo. Così sarà perfetto lì al mattino. Così avrò superato un altro giorno… ancora uno.

NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ha le caldane e cerca ventilatori, anche umani. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

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