“Impara a gestire il tuo pene!” – gli urlava la maestra. Aveva ricevuto lamentele dal bidello per via di quel piscio che rimaneva tutto attorno al water e siccome che le cose da pulire erano tante bisognava pur tentare di educare questi bimbi al rispetto altrui.
Sembra un capitolo di un oscuro metodo educativo ma in realtà capita davvero che in queste scuole si discuta della mira di quei peni che pisciano dovunque meno che dentro il buco.
Consolidare un legame con l’arnese è il primo obiettivo responsabile che si pone per un bimbo. Bisogna gestirlo per non dar fastidio al mondo. Perché diversamente va un po’ come gli pare.
Invece le bimbe siedono, sono più educate, dunque non sporcano, così si dice, e allora già dalla prima infanzia si stabiliscono le differenze.
Bambino=sporco. Pene=arma che fa pronto/mirare/fuoco.
Bambina=pulita. Vagina=luogo pulito/da non contaminare con l’altrui liquido.
Tenere separate le gocce di pipì, prego. Bambini a destra e bambine a sinistra. La solitudine delle goccioline sparse.
In quanti modi poi via via che cresce a questo bimbo si chiederà di gestire quel pene facendolo vergognare di possederlo posso immaginarlo.
Solo che ora a sentire questa storia mi viene in mente di fare la piscia in piedi e spargerla un po’ in giro. Per solidarietà con quel bambino e con tutti i cattivi gestori di peni del mondo…
NB: Marina è un personaggio di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. Nel suo about dice “Vorrei parlare di violenze nella coppia, nelle relazioni, e tentare di riflettere insieme a voi su una cosa che troppo spesso vedo trattare in modo assai banale.”