Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Violenza

Mestre: salviamo le prostitute! (E le prostitute non volevano essere salvate)

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Mi segnalano e, abbastanza basita, commento. Per prima cosa voglio dire che non conosco i soggetti coinvolti e mi chiedo chi siano. Poi: a Marghera, Mestre, quel che è, sono state accoltellate due prostitute, chissà se confinate in zone isolate per via delle ordinanze pro/decoro antiprostituzione oppure no.

Dell’ordinanza parla il presidente della municipalità mentre la signora di Snoq, immancabile, magnanima, dice che “Anche se erano due prostitute sono sempre donne che subiscono soprusi da un uomo“. Anche se… sono sempre due donne, capite? Ovvero l’unica cosa che gliele fa sentire sorelle, queste donne dalle quali sovente le Snoq hanno preso le distanze facendo divisioni tra donne perbene e donne permale, è il fatto di averci un nemico comune: l’uomo cattivo. Diversamente, se autodeterminate e soddisfatte della propria professione, se dunque non si può improvvisare un presunto soccorso in loro aiuto, tornano ad essere semplicemente puttane da tenere ben distanti dalle donne perbene che non vendono il corpo per campare.

La Snoq chiacchiera dall’alto di una fiaccolata contro la violenza sulle donne organizzata nella strada delle puttane. Fiaccolata che non è stata gradita proprio dalle prostitute. “Ora dite tutti no alla violenza e poi quando c’è bisogno non c’è nessuno” – ha urlato una di loro.

Perché a nessun@, evidentemente, è venuto in mente di andare a sentire cosa avessero da dire, quali fossero le loro rivendicazioni, di che lotta volevano lottare. Nessuno si è sognat@ di fare una fiaccolata, marcia, ipocrita corteo quando è stata emessa l’ordinanza che le confinava in quello spazio, da clandestine, perciò più soggette a ritorsioni e maltrattamenti. Perché il frame autoritario nel quale ‘ste femministe salvifiche e i tutori paternalisti si muovono è quello che o sei vittima, e allora, ‘sti cazzi, devi farti salvare, o sei colpevole e dunque quel che ti succede sono cazzi tuoi.

[Foto di Woodi Forlano dalla Slut Walk di Berlino. Lo striscione dice: ‘legalizza il lavoro sessuale migrante  – non vittimizzare i/le sex worker migranti’.]

Nessun rispetto per l’autodeterminazione di queste donne. A nessun@, neppure del centro sociale che orgogliosamente diffonde un comunicato militante, è venuto in mente che una marcia contro la violenza sulle donne/prostitute senza le donne/prostitute in prima fila è una stronzata che sovradetermina le rivendicazioni altrui, le nega, non le considera neppure. E se le prostitute sono invisibili anche per quelle/i che dicono di difenderle come possono rendersi visibili a chi le violenta e le opprime?

L’unica voce contro, normalizzata, autoritaria, assistenzialista, fascista, può essere quella di chi si sostituisce ai soggetti immaginandone di doverne interpretare o addirittura ricodificare i bisogni?

E il centro sociale, Centro Sociale Rivolta, ha mai riflettuto sulle pratiche in difesa di questi soggetti o non si è proprio posto il problema? Ha mai fatto un ragionamento sulle questioni di genere o si è catapultato in questa faccenda senza saperne un tubo?

E non vi viene in mente che invece che chiedere finanziamenti per servizi (istituzionali, assistenziali, che neppure accolgono le donne migranti senza il permesso di soggiorno quando chiedono aiuto) bisognerebbe stare a sentire chi quel mestiere lo pratica e ne chiede a gran voce la legalizzazione?

Com’è possibile che anche un centro sociale entri a far parte di quella modalità proibizionista che rappresenta una pericolosa scivolata a destra nella rappresentazione delle lotte per i diritti delle persone prostitute? Come è possibile che non sappia produrre un documento in cui almeno una volta si citi la perfida legge sull’immigrazione che è il maggiore responsabile della cattiva vita delle donne straniere, incluse le prostitute, che per sfuggire ai Cie restano intrappolate tra protettori e ordinanze a tutela del decoro e della morale delle e dei cittadini/e italiani/e emanate dalle amministrazioni comunali?

Quando a Napoli un gruppo di ragazzi sono andati a coprire le cosce delle cubiste in vetrina in nome della difesa della dignità delle donne ci siamo chieste in tante quanto tempo sarebbe trascorso prima che qualcun@ marcasse il territorio delle prostitute in versione ronda. Quel tempo è arrivato e segue un irrigidimento ideologico sul tema della lotta contro la violenza sulle donne che è pericoloso. Perché tra una fiaccolata contro la violenza sulle donne e una ronda leghista non c’è differenza se i soggetti di cui si sta parlando non sono stati interpellati e coinvolti e soprattutto se quella lotta non è partita da loro. Perché le prostitute fanno anche rivendicazioni autonome, come quelle, e cito questa perché è l’ultima cosa paradossale che mi viene in mente, che a Napoli hanno manifestato contro il degrado nel loro luogo di lavoro e i vigili hanno lasciato la monnezza intatta e hanno prelevato loro, putacaso.

E per il resto sentite cosa hanno da dire quelle che quel mestiere lo fanno.

Cosa si sarebbe dovuto fare per difendere quelle donne accoltellate?

– no ordinanze pro-decoro. legalizzazione, no legge contro l’immigrazione. no Cie. no clandestinità.

– si strumenti, legittimazione alla visibilità, regolarizzazione di quel mestiere, ascolto delle loro rivendicazioni, restituzione della loro autodeterminazione.

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5 pensieri riguardo “Mestre: salviamo le prostitute! (E le prostitute non volevano essere salvate)”

  1. Da qualche giorno mi sono imbattuto nel suo blog e devo farle i complimenti per la profondità e per la schiettezza dell’analisi, rispetto ad una complessa tematica che troppe volte è stata e viene trattata come fosse un giochetto da ragazzi. Invece l’Italia bigotta e fascistoide, come se producesse un liquido malamente fertilizzante, coltiva anche quei territori (penso al centro sociale rivolta) che probabilmente (baso questa mia riflessione sulle sue considerazioni dandole per buone) piu’ che per superficialità (che è implicita) si ritrovano a lottare in nome di qualcuno non interpellato per una vocazione missionaria alla lotta sociale cadendo nel baratro del paternalismo come se non peggio dei perbenisti cattolico-borghesi.

    Proprio stamane con una collega affrontavo l’argomento ‘prostitute’ e raccontavo a lei l’esperienza raccontata da una prostituta-schiava, comprata in Nigeria e portata a Torino. Oltre la tragedia della riduzione in schiavitu’ e la vergogna di “posare” seminuda per strada, fu interessante ascoltare le diverse esperienze che la donna nigeriana liberata dal giogo criminale (un cliente innamorato pagò il suo debito con la maman-protettrice) aprì un centro di accoglienza per ragazze che come lei avevano vissuto queste terribile esperienza. Detto ciò ella s’imbatte in ragazze che, seppur provate dalla vita di strada, non riuscivano ad accettare di vivere una parvenza di vita normale facendo le commesse-schiave in qualche negozio a 400 euro al mese. Molte di loro infatti scappavano dalla casa di accoglienza per tornare in strada a guadagnare quanto ritenevano sufficiente per campare con dignità e magari continuare ad aiutare la famiglia d’origine.

    Per non parlare delle donne che ad Amsterdam (così come in altre grandi città del mondo) vendono una prestazione sessuale, pagano le imposte sul guadagno e si sottopongono ai controlli periodici sanitari. Forse non tutte scelgono (voglio dubitare come esercizio intellettuale) “la vita”, ma certamente moltissime fanno una scelta consapevole e ragionata, anziché la commessa o la cameriera offro un servizio (la prestazione sessuale) e ci guadagno di piu’ e magari mi piace di piu’.

    Chiudo questo commento, scusandomi per la lunghezza del post, citando Isoke (la ex schiava del sesso di cui sopra): «Anche questo come altri prodotti o servizi risponde alla legge della domanda e dell’offerta. Se ci sono donne in vendita per strada è perché ci sono uomini che pagherebbero per avere un rapporto con una donna».

    Vito Stano

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