Trombatore Precario

Trombatore Precario: la Muta!

Con questa storia comincia la collaborazione di Para Trombix (Trombatore Paranoico) che realizzerà le sue inchieste (di pelo) da un punto di vista maschile. Il nostro Para Trombix si presenta e subito racconta la sua prima storia. La Trombatrice Precaria gli dà il benvenuto e vi augura buona lettura!

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di Para Trombix

Ciao, mi chiamo Mario. Mario Rossi.
Che patetico modo di presentarmi. Vabbé, ormai è fatta.
Si, Mario Rossi. Non è una battuta del cazzo, non c’è niente da ridere.
Il mio è il nome piú comune del mondo. O almeno dell’Italia. Da poco ho pure scoperto che è l’equivalente di John Doe. Persona ignota. Fatevobis. Anni fa lo mettevano pure nei manifesti dell’ATM di Milano, per parlare del rinnovo dell’abbonamento, prendendo un uomo a caso. L’uomo qualunque.

E, si, sono l’uomo qualunque.
Quello che è alto ma non troppo, diciamo quel 175cm. Abbastanza alto per non far pensare di avere un bazooka sotto il cavallo, e abbastanza basso da non far sperare nelle proporzioni.
Quello che ha un po’ di pancetta, che piace alle donne. Tranne poi per il fatto che il figo di turno è bello, palestrato, con addominali e pettorali che non c’è bisogno della grattugia per il formaggio. Me lo immagino che gira senza maglietta per casa a dire “tesoro, vuoi del formaggio sulla pasta?”
Quello che lavora, si, ma non abbastanza. O non guadagna abbastanza. Che ha quattro soldi, ma niente macchina, niente casa, niente di niente. Una camera in affitto, poco tempo, molto stress. Uno di quelli che per riuscire a fare qualcosa di non lavorativo, deve prepararsi l’agenda la settimana prima. Sai che vita e che divertimento.
Quello che aveva iniziato a suonare la chitarra alle medie perchè sperava nel fascino del musicista. Prima di capire che il fascino dei musicisti ce l’avevano gli altri. O famosi, o piú belli, o comunque, gli altri.
Quello che ha letto molto per darsi un tono, per sentirsi l’uomo colto, sensibile, intelligente. Peccato che se hai la faccia come la mia (naso grosso, occhi piccoli, barba rada…) puoi pure essere Pasolini, e nessuno verrá a chiederti neppure le indicazioni su dove parcheggiare.
Quello disinteressato alle automobili, perchè sono argomenti che non capisce. O al calcio. O a quelle altre puttanate come il giro d’italia, e cazzate dello stesso tipo. Solo un branco di repressi guarderebbe per 90 minuti due tre volte a settimana 22 maschi che corrono tutti sudati e si toccano e si spingono, penso.
Quello che ha fatto teatro, perchè solo nell’arte….vabbé, basta con ‘ste cazzate.
Questo sono io.
Uno di quelli che per 35anni della sua vita non contava un cazzo di niente, né come studente, né come lavoratore, né come figlio, né come ragazzo, né come uomo.
E quindi di me vi voglio parlare. Di quello che faccio, di chi incontro, e di quello che mi succede.

La prima, è la Muta.
L’ho conosciuta un paio di settimane fa. Amica di una amica che me la doveva assolutamente presentare perchè troppo simpatica, poi sicuramente ti piacerá, avete un sacco di cose in comune, quando la conoscerai poi mi dirai. Come se assolutamente se non hai un pelo fisso da schiacciare tu sia un maschio malato, soprattutto alla mia etá. Se a 20 ne fotti 50 al giorno sei un dio, ma se a 30 non sei accasato, beh, allora vuol dire che qualcosa non va. Tipo ce l’hai piccolo, sei povero, sei brutto, e pure scemo. Beh, sai che c’è tesoro? Hai fatto centro!
Il tutto si svolge con la cena tra amici, per darle una scusa tipo “sai devo scappare” metti caso avesse degli standard troppo alti per accettare quattro chiacchere con me. Una volta, una, per bidonarmi, ha pure utilizzato la scusa del “Sai, non posso, ho la diarrea”. Umiliante per lei, ma umiliante pure per me, perchè quando capisci che è una scusa e che vieni bidonato, beh, un po’ sempre ti rode.
Comunque, visto che sei maschio, e ti viene presentata una ragazza, devi rispettare il rito.
Fare il primo passo. Sempre. Se sei dotato di Pene, ci sono solo due cose che sono scontate. La possibilitá di pisciare in piedi con notevole facilitá su un muro del pub quando sei ubriaco e il fatto di dover sempre fare il primo passo. Sempre. Cioé: anche quando non ne hai voglia, hai solo visto una carina, ma lei ti guarda, e si capisce che c’é un interesse reciproco. Devi farlo tu il passo avanti. Hai voluto pisciare in piedi? Ok, allora passo avanti.
Che poi consiste nel fare una domanda per mostrare il tuo interesse. Giá quello conta. Anche se sei goffo come me, risulti sempre, sempre, sempre, un misto tra un macaco, un pavone e il príncipe carlo d’inghilterra con dei pezzi verdi tra i denti del becco.
Domande su di lei, che fa, di dov’é, le parlo di me, cerco di darmi un finto tono, e capire che ormai le cose sono chiare. Lo capisci quando una è interessata o disperata. Lo vedi da come si veste, da come ti guarda. Solo che non lo puó dire. Impossibile trovare qualcuna che ti dice “Ascolta, sei brutto, ma ho voglia di scopare e qui sembra che tu sia l’unico Fortunato. Poi peró non mi rompere i coglioni”. Con un discorso cosi’, almeno, le cose sarebbero piú chiare.
Troppo facile.
Vabbé. Per una storia e per l’altra ti offri di accompagnarla a casa. Tanto abitiamo vicino. Cazzata. In genere vive sempre dall’altra parte della cittá, ma vuoi non dover fare il galantuomo?
Sotto il portone di casa, come un grande classico intramontabile dei film degli anni 80, la baci. Tecnica perfetta, anni e anni spesi a imparare a non sembrare un sanbernardo bavoso, e ti trovi la lingua Pala. La lingua pala è quella lingua che si muove orizzontalmente tipo remo dei canottieri, dura, lignea, un braccio di ferro contro cui, quasi sempre, perdi.
Il difetto della lingua pala è psicológico. Ti fa sentire a disagio, tipo, ora, occhio che la prossima mossa se la sbagli finisce che resti abbracciato a lei tutta la notte con una erezione olimpionica e non rimane altro che farsi una sega in bagno per alleviare la tua incapacitá mentale di pensare a fottere continuamente.
Ti invita a salire, si arriva in casa, la ribaci.
Quindi con le mani sulla schiena, scendi accarezzandola. E finalmente arrivi a toccarle il culo. Nessuna reazione. Ottimo. Non pretendo che mi sveli il suo conto corrente per metterlo in comunione di beni, cosa che apprezzerei, ma almeno una tensione fisica percebile in aumento. E invece niente.
La porti-ti porta in camera, con un ritmo scandito dalla lingua-pala che sembra lo scontro tra Oxford e Cambridge, continuando a smanacciarla un po’ a casaccio, cercando delle reazioni, una risata di solletico, un cazzotto in faccia, qualcosa che non ti faccia sentire cosí bloccato. La spogli, ripassi mentalmente i punti salienti del corso di petting che hai seguito online.
Collo. Niente. Schiena. Niente. Culo. Niente. Tette. Niente. Fica. Niente. Ma come cazzo funziona sta roba? Trombassi solo per me, ok, ma no, cazzo, bisogna sempre far godere la donna. Assolutamente. Codice morale firmato dai tuoi geni in qualche remota regione del tuo cervello. Se hai un pene devi far godere. Non tanto solo per te, o per la fama, ma perchè devi. Non te ne frega niente? Vorresti esser un egoista? Colcazzo, devi fare il tuo lavoro.
Se le mani non funzionano, provi con la bocca e la lingua. Quella non dovrebbe tradire mai. Ok, andiamo in profonditá. Iniziata l’immersione per il cunnilingus utilizzi quelle tecniche bavose del partire da lontano. In tutti i porno che hai visto si fa cosí, un motivo ci sará no? Si, il motivo è quello di farti risultare un patetico bavoso, ma a parte questo arrivi al punto, credi, e speri quasi di aver individuato il clitoride, ti ci applichi. A lungo.
Muta. Resta tutto il tempo muta. Ma é presente? Cheffaccio, domando? E magari faccio le classiche domande da idiota tipo “ti piace?” Manco fossi un pornodivo degli anni 80.
Chiedo un “tutto bene?”.Visto che sono a meno di un centimetro dalla sua figa spero di si, se no evidentemente, ho frainteso e l’idea era quella di “vieni su a casa mia che giochiamo a bridge”. E tenendo conto del fatto che non mi ha ancora fatto la mossa del cobra, direi che dovrebbe andar bene…o non fosse così me lo direbbe, no?
Chiedo? Non chiedo? Continuo?
Vada per il sentirsi un idiota e continuare, che va sempre bene ed è un classico intramontabile.
Continui, e continui. Nessun verso. C’e’ tensione nel suo fisico ma sembra muto, sembra un film in bianco e nero, manca il piano in sottofondo e uno che offre papatine e noccioline e bibite, perchè… non dico urlare, ma almeno produrre un vago suono che possa indicare interesse o piacere con il respiro!
Ti stanchi. E allora pensi che sia il caso di andare al dunque. E che fai? Chiedi? Fai la domanda “mi metto un preservativo?”. No, mettiti la giacca, che è meglio. E se non risponde? Potrebbe tranquillamente non dire nulla, e io trovarmi li con il cazzo di fuori aspettando che mi si afflosci definitivamente, facendo l’ulteriore figura di merda (oltre che da incapace). Meglio di no, meglio fare tutto in silenzio. Tanto ormai qui sei l’unico che si muove e quindi produce rumore.
E come finisce sta storia?
Finisce che, concluso tutto, dopo un paio di baci, riprende a parlare e ti dice un “grazie”.
Grazie? Si signora, ora le pulisco pure la cucina, poi torno a casa mia. Si passa allo scambio dei numeri e magicamente, ti trovi di fronte di nuovo al rito.
Devi rifare il primo passo. Sai benissimo che dovrai essere tu quello che dovrá chiamare, prendendosi il rischio di essere uno stronzo se non lo fa, e di prendersi un bel due di picche se lo fa. Oltretutto senza aver capito se c’è una benché minima sintonia in potenza almeno…

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