ParaGiulia

Le incredibili avventure di (Para)Giulia: la doccia!

Oggi è il giorno in cui bisogna partecipare alle operazioni di lavaggio della (Para)Giulia. Prima di fiondarla sotto qualunque getto d’acqua bisogna ripulirla di quello che aveva nell’intestino. E dunque attendere che si esibisca in scorreggie la cui puzza attraversa ogni girone dell’inferno, che applichi la giusta stimolazione allo sfintere per autoindurre l’espulsione, che defechi sul posto, si lasci ripulire, si assicuri che non abbia nulla più da espellere perché lei non vuole indossare il pannolone per incontinenti e portarsi in giro una che perde, sentire che si sporca e ripulirla, mentre lei fa sali e scendi tra sedia a rotelle e letto, infilarla sotto l’acqua se non si è prodotta nello Shit-Show del mattino, non è proprio indicato.

Ma prima che pensiate che si tratti del Truman Show che offre pornografia coprofaga a voyeurismi di passaggio vi dico che proprio no. Si tratta di quello che racconterei per dire che io sono umana e ogni tanto cago. Solo che io impiego dieci minuti, anche meno, e la cosa si svolge alla maniera classica, seduta, scarico, io leggo nel frattempo un capitolo di uno dei libri poggiati sulla mensola, e finisce lì. Lei, invece, impiega più o meno 40 minuti, se è brava anche un po’ meno, per fare tutto quanto.

Dopodiché trasferisce il suo culo sulla sedia e qui vorrei dirvi che una paraplegica non vola. Deve imparare a darsi una spinta con le braccia, schiantarsi su una tavoletta che le permette il trasferimento da un punto A ad un punto B, e poi accomodarsi. Infine arriva in bagno dove, se la vuoi aiutare, bisognerebbe tu mettessi uno spazio completamente pianeggiante, dove lei può accedere e sedere in un apposito sellino fatto apposta, così da docciarsi autonomamente. Invece la maggior parte delle case, ahilei, ahiloro, sono fatte alla maniera classica. C’è un solo bagno per la gente lì presente e non c’è spazio per modificarne la struttura e renderlo accessibile come si dovrebbe.

Quel che puoi fare è mettere i poggiatoi, le aste, accanto al water, per fare in modo che lei abbia un supporto sul quale contare quando riesce a usarlo, ma essendo il water normale troppo basso, giacché le sedie restano un po’ più in alto, c’è uno squilibrio, il trasferimento per sedervisi è complicato e lei rischia di perdere l’equilibrio e di cadere. Mettere un cesso apposito, manco a parlarne, più spesso è improponibile, in termini economici e logistici. Perché i paraplegici e le paraplegiche non nascono tutti/e ricchi/e e le comodità, ‘fanculo, costano e se sei precaria non te le paga nessuno.

Perciò siamo alla vasca, Giulia mia, e lì le scelte sono due. Posso schiantarti dentro perché è chiaro che nelle case della gente comune non esistono gli aggeggi che tu ti siedi e ti portano giù azionando un comando elettrico. Bisogna che facciamo tutto da sole, Abbiamo messo tra un lato e l’altro della vasca una fascia rigida sulla quale lei può stare. Poi abbiamo realizzato una imbracatura che la regge sotto il seno e la tiene dritta e ancorata su quel posto. Trasferirla lì è un delirio. Si aiuta lei, la aiuto io, a volte siamo in tre e una delle tre, che poi è sua madre, ha l’ernia. E poi non dite che il lavoro di badante è una cazzata perché potrei sputarvi.

La pelle di Giulia è fragile. Le gambe vanno un po’ dove cazzo pare a loro. La riabilitazione per restituirle un po’ di tessuto muscolare è pressocché impossibile perché tra piaghe, febbri, possibili infezioni per gli agenti esterni e i batteri che accompagnano ogni introduzione di catetere, e ossa non perfettamente sane, la sua muscolatura è ridotta a quasi niente. Prenderla di peso è sempre una scommessa. Si rompe lei, mi rompo io, ci rompiamo noi. Quest’oggi si è rotto un porta borotalco sulla mensola perché mentre aggiustavo l’imbracatura c’ho sbattuto e vaffanculo. Operazione travaso della (Para)Giulia sulla vasca: un ora circa. Morti e feriti, per fortuna, nessuno.

Dopodiché a lei serve che l’aiuti a lavare i capelli e la schiena. E quello è il momento che io preferisco.

La pelle di Giulia è trasparente. Vedi ogni vena, il suo sangue parla, racconta tante cose. La sua pelle è liscia e non la tocca mai nessuno a parte chi l’assiste. Ha una pelle sola che è carezzata tutti i giorni da chi le sta accanto. E c’è una sensualità estrema in quella carne fatta di tutta quella realtà esposta tutta assieme. China la testa indietro. Faccio attenzione a non farle scivolare lo shampoo sugli occhi. Le massaggio piano la testa. Misuro la temperatura dell’acqua su di me per non bruciarla. Un po’ di sapone sulle spalle, quello profumato che a lei piace tanto. Spalmato piano, prima che venga via la pelle, con una spugnina morbida, per non produrle lacerazioni, come si fa con quello che è tanto prezioso e che fai attenzione a non consumare. Poi sulle braccia, gli arti che lei può usare, prima il tricipite, e bicipite, braccia dai muscoli scolpiti, vigorosi, e le mani.

Carezzarle le mani è diventato un rito. E’ un contatto di cui lei gode ad occhi chiusi, perché i sensi di questa donna non sono morti e perché, maledizione, qualcuno deve dirlo che c’è carne che può godere senza immaginarla dipendente da norme di chi sa solo penetrare o essere penetrata. Ci vuole fantasia per comunicare con una pelle così complessa. Serve sensualità e in quella storia siamo complici perché di carezze morbide, reciproche, di attenzioni e cura, per scelta o obbligata, è fatta la storia di tante donne.

Così Giulia scopre per quella mattina che il sole splende, e dito dopo dito, e palmo dopo palmo, perde rigidità e malessere e quasi sorride. Dopodiché pretende dall’equìpe che le si dica cosa ha detto il tg su quella tal notizia. “Come previsto, Giulia, non c’è nulla di nuovo…“. E allora cambia volto, si ripresenta la Mafalda perfida che sbuffa su ogni cosa e brontola qualcosa sulla ministra tal dei tali. Lavaggio completo della (Para)Giulia, più chiacchiere, ritrasferimento sul suo trono, phonatura del capello e vestizione della vergine per mandarla in sacrificio sull’altare del mondo produttivo: un ora e mezza.

NB: ParaGiulia è un personaggio di pura invenzione, liberamente ispirato ad un personaggio reale. Ogni riferimento a fatti, persone, cose è puramente causale.

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