Bambina, stai composta, diceva la maestra. Bambino, tu in silenzio.
La bimba ticchettava con una matita colorata e quando le veniva in mente riticchettava sul braccio del bambino che era compagno suo di banco. E “ahi” diceva lui. Sicché quella maestra si girava e gli diceva “zitto! tu disturbi”.
Di nuovo la bambina combinava marachelle e il bimbo le diceva di non disturbarlo. “Maestra, lui mi ha fatto zdafhfyazz” chiamava lei. La maestra prontamente interveniva a salvaguardia della sua incolumità. “Smetti subito o vai in punizione, capito?”.
Di nuovo lei ricominciava e lui, che nel frattempo aveva imparato, provò ad anticiparla: “Ma.. ma… ma…estra, è lei ch…ch…ch…che sta fa…fa…fa…facendo cxsfgazxee!”. Risero tutti/e. La maestra lo guardò fisso, gli si avvicinò, ordinò di alzarsi e lo umiliò di fronte a tutta la classe.
“Inutile che fai finta di non saper parlare e mi prendi in giro.”. E lo mandò in corridoio a fare una partita a scopa col bidello.
Accadde alcune volte prima che lei stessa non convocasse i genitori del bambino per riferire della sua maleducazione. Seppe così che il bimbo, di anni sei, era in cura da un logopedista e che la sua balbuzie non era simulata.
Quella maestra fu trasferita d’istituto per ragioni che sto qui a dirvi. Pur tuttavia risarcì il bambino con innumerevoli prove di attenzione. Oggi è una delle sue migliori amiche. Lui me l’ha presentata a cena e amano raccontare questa storia. Ed è una bella storia, in effetti.
NB: Marina è un personaggio di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. Nel suo about dice “Vorrei parlare di violenze nella coppia, nelle relazioni, e tentare di riflettere insieme a voi su una cosa che troppo spesso vedo trattare in modo assai banale.”