Malafemmina

Professione: precaria!

Mi sento anch’io come se dovessi incastrare tutto giorno dopo giorno. La ragazza nel video  la definisce “vita/tetris” e effettivamente è così. Sempre nello stesso video c’è un’altra precaria che racconta del suo disagio in tutte le occasioni burocratiche in cui le chiedono la professione.

Quante volte anch’io mi sono trovata a tirare fuori mestieri di cui nessuno sapeva nulla.

Nella carta d’identità.

“Signorina, professione?”

“Ehm… lavoro a progetto… mi occupo di comunicazione… scrivo, parlo, incontro, ma ho fatto anche la commessa, la cameriera, la animatrice in un villaggio turistico… e poi ho fatto la baby sitter, le pulizie, ho dipinto e tappezzato pareti… ho fatto traduzioni, la segretaria, la coordinatrice di progetto, la reporter, collaboratrice per fonti di informazione, la operatrice sociale… e ho venduto giornali, ho piazzato contratti telefonici in un call center, ho fatto perfino la cartomante, tu mi chiamavi e io ti raccontavo il tuo destino. Per un paio di settimane ho fatto pure il telefono erotico ma non ero capace. per quello ci vuole talento e io non ce l’ho. che le devo dire?”

“No no, mi deve dire che mestiere fa…”

“Attualmente sto facendo la Pr…”

“Che cos’è la pr?”

“Pubbliche relazioni, comunicazione, addetto stampa, organizzatrice eventi, curatrice di campagne…”

“Signorina le ho chiesto che mestiere fa… che so, l’avvocato, il dottore, l’insegnante…”

Come si fa a spiegare all’impiegato pubblico del 2011, forse uno degli ultimi residui bellici degli aventi diritto a contratti a tempo indeterminato che tipo di lavoro può fare una come me che ha studiato, ha preso titoli su titoli per poter accedere al mondo del lavoro ed è stata mantenuta, così come tanti altri, ai margini. Né dentro né fuori. Un po’ e un po’. Con il rischio che alla prima caduta, un incidente, una gravidanza, qualunque cosa, sarò definitivamente fuori e non rientrerò mai più.

Come si fa a spiegare a chiunque che il mio “lavoro” non so davvero quale sia anche se lavoro dalla mattina alla sera, anzi adesso faccio due lavori e ci sono stati i periodi in cui ne ho fatti tre contemporaneamente riuscendo a guadagnare il tanto che mi bastava a sopravvivere.

Come si fa a spiegare al tizio che ha fretta di compilare il documento che tu sei una persona quasi invisibile in questo mondo presente. Una di quelle persone che non hanno diritto a sconti, che pagano tutto a prezzo intero, perchè non hai più il tesserino universitario, non sei classificabile come studente, ma sei adulto in una società che ti classifica bianco o nero, lavoratrice o casalinga. E se non sei né l’una né l’altra cosa allora non esisti.

“Cosa devo scrivere, signorina? Studentessa? Disoccupata?”

“No. Non sono disoccupata ma non sono neppure occupata… sono precaria… oggi lavoro e domani non lo so. E la pensione non la vedrò mai al contrario di quelli che appartengono alla sua categoria…”

“Scrivo segretaria?”

“Guardi… scriva quello che vuole. Le sintetizzo: io faccio marchette. Mi vendo come posso.”

“Questo non lo posso scrivere… non è legale…”

“Oh si che è legale. In Italia prostituirsi è legalissimo, solo che c’è il trucco. Non ti chiedono soltanto un tipo di servizio o più servizi connessi allo stesso settore. Ti chiedono tutto e il contrario di tutto. Alla fine finisci per non essere niente se non una precaria che esige almeno il riconoscimento di questa identità…Scriva “precaria”, per favore.”

“Non posso scrivere neppure quello…”

“Perchè no? E’ una condizione che esiste ed è diffusissima.”

“Ma io non lo posso scrivere…”

“Beh io sono una precaria. Lei non lo scrive, quindi non esisto. Ma io esisto.”

Chissà perché in televisione, nei quotidiani, nei convegni o nei seminari, quando vedi schierati in cattedra un sacco di persone, molte delle quali precarie, tutte si autoproclamano “dottor”, “dottoressa” e non leggi mai “precaria”.

Se capitasse, sarà questa la mia firma:  Malafemmina, precaria

Che stress. E mi manca che sia pure domenica, il giorno in cui pranzo dai miei. E se a questo giro saltassi il turno?

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

2 pensieri su “Professione: precaria!”

  1. beh può darsi anche il caso che l’impiegato pubblico sia tale da poco, dopo aver fatto decine di lavori precari, e in certi i periodi “anche tre contemporaneamente riuscendo a guadagnare il tanto che bastava a sopravvivere”…
    correttore di bozze di libri in braille, assistente alla poltrona in studio dentistico, censitore di pozzi, segretario in una scuola di danza, ricevitore di scommesse ippiche, “buttadentro” di testimoni in udienza di tribunale, fotografo di matrimoni…e tanti altri, prima di decidersi a vendere l’anima al diritto amministrativo e dopo molti molti concorsi nei luoghi più improbabili diventare impiegato pubblico, oramai ad un età così adulta che la pensione non la vedrà comunque mai….
    in tal caso l’impiegato/a capirebbe benissimo e ti sorriderebbe con calore, dicendoti che fortunatamente la professione sulla carta d’identità da un po’ di tempo non è più obbligatoria.

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