ParaGiulia, Sessualità, Violenza

Il punto G della paraplegica

Tempo fa si ragionava del sesso in stato di disabilità, ed è una cosa sulla quale è complicato fare un discorso con il timore di sbagliare.

C’è questa parente paraplegica e insieme seguimmo, durante la sua terapia riabilitativa, dei corsi sulla sessualità rivolti a persone come e messe peggio di lei. Assieme a lei passai la maggior parte del tempo a ridere per non piangere. Finimmo per immaginare che il suo punto nevralgico e la sua zona erogena più attiva fosse un punto a muzzo perché si faceva spesso riferimento ad un ipotetico punto G che tra cateteri e possibilità di defecazione durante il rapporto bisognava rintracciare.

Sicché con la solita ironia di quella gran donna della mia parente ella decise di autodeterminarsi un nuovo punto G e così autonominò una zona X in totale autonomia. Altre donne fecero la stessa cosa e tra le risate generali le normofemmine stabilirono nuovi posizionamenti del punto G che a quel punto divenne un punto G mobile. Il mio credo di averlo posizionato su un capezzolo. Non so con esattezza ma ricordo che la tizia che faceva il corso si rese conto di quanto fosse ridicolo insistere nelle modalità usate per gente che sentiva le proprie parti laggiù anche per quelle che da quelle parti non sentivano niente.

Davvero non si immagina quanto possa essere evidente in quel caso la morale normativa per una persona che di fatto viene considerata quasi niente? Una donna, poi, che non può essere considerata utero disposto alla riproduzione salvo istigarla con una retorica di sublimazione della maternità come estremo sacrificio a costo della morte. Non si immaginano le pressioni che in quel caso una donna subisce e lo stesso vale per gli uomini.

Del sesso di entrambi si parla in termini riproduttivi. Lui prenderà il viagra, se non può ergersi di suo, e lei dovrà lubrificarsi per consentire la penetrazione. La cosa brutta in questi casi non è il fatto che vi siano disagi nel vivere una soddisfacente vita affettiva, quanto piuttosto il fatto che si tentino di adattare le norme delle persone che hanno gambe che funzionano a quelle che devono sviluppare altre abilità. Così facendo finisce che mentre insegnano loro che se vogliono un pochino possono, gli stanno dicendo sempre che sono degli inferiori che non potranno mai come sarebbe giusto fare.

Se la sessualità non fosse perennemente finalizzata alla riproduzione, perché non si può pensare ad una maniera altra per un disabile di dare piacere alla sua compagna o per una disabile di fare lo stesso? Sempre che non stiano molto male e che tra una piaga di decupito e l’altra non consegnino le chiavi della propria affettività e sessualità a chi li attende al varco nella sfera in cui ci si dimentica di che pelle è fatta la propria pelle. Perché dunque? Non so.

Intanto vi invito a fare lo stesso gioco pure voi. Trovate un punto alternativo e piazzateci la G. Io oggi me la metterò sul naso.

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