FinchéMorteNonViSepari

Il diritto di parola nella coppia

Togliere la parola. Che sia un diritto, la parola, non c’è dubbio. Che in una discussione esista chi parla più e chi meno è vero uguale.

Inizi una discussione che parte dall’analisi logica del frasario di un attore che in tv si esercita a rincoglionire adolescenti e lui ti dice che non vede esattamente quella cosa bieca che vedi tu.

Allora prosegui stabilendo un legame universale tra il tuo neurone, la frase dell’attore, i comportamenti delle signore nel burundi e osi determinare una analisi storico/sociale/politico/economica del nulla per motivare il tuo pensiero.

L’altro risponde e dice che veramente l’attore non aveva proprio detto così e comunque non vede come quello che dice possa influenzare l’andamento lento della vita di qualcuno. Allora spiego che ahah!! tu proprio non vuoi capire. Esiste una associazione per ogni cosa e quel che muove il vento poi c’è la foglia che lo porta via e il battito di farfalle che spacca il mondo al di là del mare e il cielo è blu, la bile è verde e la sua espressione potrei definirla viola, marginalmente queer.

Che poi è l’espressione che ti fa un uomo che si incazza perché se tu lo tratti come fosse un deficiente e gli schianti addosso lo stereotipo del “maschio” decerebrato che non tiene testa alle donne ché noi avremmo chissà cosa in più allora lui ti dice cose anche scurrili perché non gli fai finire una frase sola.

Dipende dalla frase che ti ha ispirato l’ego. Perché certe volte sono venti parole ma tu capisci un verbo o un aggettivo e da lì in poi sei in modalità valanga perché non ti ferma più nessuno. Non ascolti, non recepisci e l’unica cosa che qualcuno dovrebbe fare è provocarti un microtrauma metaforico per farti smettere.

Ci sono persone che attivamente provano a inserirsi in questi passaggi rivendicativi ovvero ci sono altri che se ne restano lì completamente inebetiti ad aspettare che tu esaurisca la saliva dopodiché ti dicono “hai finito?”.

Dici di si, lui alza la mano per intervenire così come si fa nelle assemblee, poi chiede di non essere interrotto perché vorrebbe riuscire almeno a finire quella frase. Tu non parli ma fai le smorfie perché devi contrassegnare il suo già fin troppo difficile percorso. Allora lui si alza, ti fa una carezza, gli chiedi dove va e ti fa ciao con la manina.

“è vero, si, a volte è che sono un po’ assertiva…” – ammetti banalizzando e di parecchio il tuo difetto.

“no, cara, a volte è che sei proprio stronza”.  Ride, per fortuna.

Bacio e buonanotte.

NB: Marina è un personaggio di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. Nel suo about dice “Vorrei parlare di violenze nella coppia, nelle relazioni, e tentare di riflettere insieme a voi su una cosa che troppo spesso vedo trattare in modo assai banale.”

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