Trombatrice Precaria

La Trombatrice Precaria e l’orgasmo post-datato (Tu vieni, perché io valgo!)

Io lo capisco che certi uomini hanno l’ansia da prestazione e che subiscono pressioni per le aspettative che li vogliono sempre efficienti e tutti in riga, ma che alcuni possano fingere l’orgasmo o mediare con scuse assai bizzarre lo capisco meno. Però succede.

Serve la Trombatrice Precaria a raccontarvi del picciottazzo con il quale lei ebbe l’ultima avventura.

Domenico, si chiamava, e a parte la festività intrinseca del nome aveva due spalle maschie e glutei perfettamente ancorati sulle cosce. Ci sono culi e culi, non c’è niente da fare, e certe volte trovi quelli che ti veni ‘u core (ti agevolano il battito cardiaco e la circolazione sanguigna) e che ti rendono chiaro il senso della vita.

Mi avvisò subito che lui aveva una durata infinitissima e ne faceva un punto d’orgoglio del fatto che a lui le pillole rizzacosi non servissero. Voi non potete capire quanto fosse immenso il mio entusiasmo. Sangu miu, se vuoi la donna-cronometro io sono anche munita di orologio subacqueo resistente ai liquidi. Sarò la voce che ti conforta la fatica, il fazzoletto che ti asciuga la fronte, l’accanita fan che ti accoglie in cima quando hai concluso la scalata. Mi vedrai saltellante a battere le mani e vai e vai e vai e vieni e vieni e vieni mentre io godrò della mirabile cavalcata.

Ci diamo appuntamento dopo cena. Mi sovraccarico di proteine e liquidi per essere all’altezza dell’esercizio ginnico. L’ultima volta che ho consumato per una notte intera l’ho segnato nel calendario e se avessi potuto avrei rinchiuso in un museo i dieci preservativi di ogni colore e forma che sono stati responsabilmente consumati. Non so se ho ancora l’energia per farlo e, allenamento a parte, un buon apporto nutritivo, eviterà che mi si scarichino le batterie prima del tempo.

Al suono del citofono le mie aspettative sono già soddisfatte. Finanche il suono dura assai, al punto che si sveglia pure l’ottantenne che sta di fronte a me sul pianerottolo. Muscolosissimo, sale le scale a quattro a quattro e quando arriva respira perfettissimamente. Mi prefiguro la meraviglia di fare sesso con un atleta. Sono improvvisamente solidale con tutte le signore che prediligono calciatori e sportivi d’ogni risma.

Mi bacia sulla porta, alla faccia dell’ottantenne che sbircia dallo spioncino, e la sua bocca sa di menta. La lingua fresca, un buon odore. Più fortunata di così si muore.

Orientativamente aveva detto che avremmo ottemperato in ogni angolo di casa e allora non capite come sia stato faticoso spolverare ogni superficie mobile, lavare i pavimenti, battere tappeti e controllare che nessuna ragnatela fosse sepolta in prossimità degli angoli. Non per niente mia madre mi aveva detto che quando gli ospiti vogliono fare il giro della casa bisogna sempre fare bella figura.

Iniziamo il tour nel corridoio e come prima cosa perdo le scarpe e nell’entusiasmo mi tolgo anche una calza. Poi, deciso, si muove verso il salotto e io lo seguo con una calza si e l’altra a trascinare dissimulando l’imbarazzo con una risata immotivata. Domenico a quel punto compie un giro di perlustrazione e decide che il tavolo del soggiorno può essere adatto all’uopo.

Con una mossa intelligente lo attiro dal lato della gamba sana dell’arredo. Mi spinge sopra il mobile, toglie la calza pendula e slaccia la mia camicetta. Mi arrampico stringendo  il corpo a forbice e lui sceglie il divano per mostrarmi il suo corredo attrezzi.

Come preannunciato ha una simpaticissima erezione pronta all’uso. Mi preferisce domatrice e io ti domo, sangue mio, e in posizione da cavallerizza mi prefiguro la vallata da percorrere. Un po’ scoscesa per la verità perché lui muove al ritmo di uno stallone imbizzarrito, ma se ce l’hanno fatta le pioniere del far west ce la posso fare anch’io.

E’ in questi casi che tiro fuori la scompigliatura dei capelli. Fa tanto sexy e in televisione funziona tanto bene. E indietro e avanti e avanti e indietro. Nella speranza che alla mia età non si concluda con un bel colpo di frusta.

Le mani di Domenico sono una applicazione standard ancorata alle mie tette. Cronometro cinque minuti sulle montagne russe. Ai primi tre faccio due ruttini (fortuna che mi ero ben nutrita!) e sento le mie rotule che si frantumano. Avrei dovuto dirgli che i menischi vanno in malora in certi casi e che ci sono sempre delle controindicazioni.

Al decimo minuto tento un azzardo e perdendo mutande e camicetta lo trascino sopra il letto. Perché, e sono istruzioni casalinghe dedicate a voi amiche lettrici, diciamolo: se uno normale ha una spruzzata standard, uno che accumula per mezzora rischia un travaso cosmico, e se lavare le lenzuola con un lavaggio in lavatrice è un attimo, pulire un divano invece è una gran fatica e c’è sempre il rischio che resti quella macchia. Scusate comunque la divagazione e continuo il mio racconto.

Siccome lui è un anticonformista resta in piedi e mi propone pose come volesse farmi un book fotografico. Posa uno, posa due, posa tre. Gambe all’aria, in ginocchio, e di lato, e di traverso. Quella che ho preferito è di gran lunga la posa dell’eroe stanco perché se continuava avrei rischiato l’ernia. Abbaffatissimo sulle mie membra, colpetti ritmo-sincopati, immagine di me devota e crocifissa, mi tiene immobili le mani e col suo peso muscoloso mi inchioda al materasso dalla parte in cui sento lo spuntone. Una protuberanza asimmetrica che viene fuori dal tessuto e che non ho capito mai cos’è.

Capisco la psicologia del personaggio, che sarà di quelli che se non finisco io lui non si concede, e siccome mi fa male il cuore, dopo tanto impegno, a dirgli che mi sento levigata e in forma come dopo un’ora di ginnastica ma di vortici laggiù nemmeno l’ombra, allora prendo a sospirare intensamente. Sospiro in crescendo e lui va a ritmo con me. E vuoi vedere che ce la facciamo?

Di solito funziona che se io dico “vengo” e viene pure lui. Allora provo, accelero, vado di gemito profondo e ululo un finto orgasmo in sol minore. E lui mi guarda soddisfatto e dice “ti vuoi riposare?“. Magari si, figghiuzzu, che se ti scansi recupero l’uso del diaframma. “E tu?“. E fa spallucce.

Dovete sapere che ci sono volte in cui fare venire lui è una scommessa d’efficienza. Potrebbero farci una pubblicità tipo “Tu vieni perché io valgo“, ché non è una cosa che funziona solo per l’uomo ma è importante anche per la schiera di donne che conosco. Alla fin fine facciamo tanto le ironiche sulle venute rapide ma la verità è che l’eiaculazione precoce piace perché è la prova tangibile che lui viene non appena di te sente l’odore.

Allora la questione qui va oltre il mio diritto al piacere. Ne va del mio orgoglio e ne faccio una questione di principio. Lui deve venire e deve farlo grazie alle mani mie. Così comincio a tastare il terreno perché fondamentalmente si cela la domanda chiave che è “ma tu non vieni perché io non ti eccito? cioè… tu non mi desideri?“. E aggancio una scusante esigendo una specie di risarcimento.

C’è qualcosa in particolare che ti piace?” ché m’era sembrato di essere morbidamente disponibile ad ogni sciusciata i ventu e ogni preferenza ma può essere che il ragazzo sia timido. “Mi piaci tu…” – mi dice. “E allora…????” e cchi nicche e nacche, ma cchi mi cunti? Com’è la storia? Io mi produco in battute lievi e lui si fa una risata.

Mi metto d’impegno e dopo svariate modalità e posizioni mi rendo conto che sono al limite dell’accanimento terapeutico e lui comincia ad annaspare. Così ad un certo punto prende la mano e dice che lui ha finito. E come hai finito??? “hai la eiaculazione ad assorbimento rapido? Perché io, qua, non vedo proprio niente…“. Verifico l’umidità del perimetro delle lenzuola ma non c’è proprio niente. Niente di niente. “E che motivo c’è?” – gli dico. “Che bisogno hai di fingere?”. “No, ma, io vengo dopo…”. Cioè lui ce l’ha post-datato, l’orgasmo. Ho capito.

Mi viene in mente l’aspettativa, la fama descritta del virile amatore, colui che ottempera per senso del dovere e per tenere alta la bandiera del genere maschile. Mi viene in mente che restiamo in tredici, io e lui, e che non si è capita la finalità di tutta la questione. Alla fin fine fu una gara a chi ce la faceva a far venire prima l’altro e consumo di calorie a parte, che fa sempre bene, non c’è riuscito proprio nessuno tra noi due.

Prossima volta urge un eiaculatore precoce. Perché dei piaceri asciutti e in circostanze misteriose godo poco e quelli che arrivano presto, in definitiva, credetemi, sono una certezza.

NB: Trombatrice Precaria, è un personaggio di pura invenzioneOgni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

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5 pensieri riguardo “La Trombatrice Precaria e l’orgasmo post-datato (Tu vieni, perché io valgo!)”

  1. adoro sempre di più la tp… sarà perchè è tutto vero, sarà per quei proverbi siculi (io sono di palermo) che mi fanno morire dalle risate…
    grazie come sempre del momento di allegria nel grigiore milanese!

  2. Concordo in pieno con la trombatrice precaria. Oltre a tutto alla mia età (sono ben oltre 50 anni) oltre al bruciore da carenza di lubrificazione, vengono anche i crampi alle gambe. Pur non essendo sempre l’eiaculazione precoce un sintomo di alto gradimento, è pur sempre rassicurante, Inoltre mi angosciano i trombatori tecnici come il tipo del racconto. Sono freddi ed efficienti come macchine e terribilmente narcisisti. Un po’ di sana spontaneità non guasta.

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