Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Sessualità, Violenza

Dell’obbligo di fare sesso nel matrimonio (la moglie è una puttana!)

Dividerò la riflessione per paragrafi perché è lunghina. Sorry e grazie a chi arriverà fino in fondo. Buona lettura!

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Ascoltavo un qualunque tg che riportava le motivazioni del Gup a proposito del delitto di Melania Rea. “Personalità dominante”, lei, che non gliel’avrebbe data per un tot di tempo a causa di un’ernia e neppure in quel preciso momento mentre stava lì a pisciare e dunque quel rifiuto avrebbe determinato una reazione nel Parolisi, il linguaggio di questura è d’obbligo, il quale non poteva tollerare una “ennesima umiliazione”.

Chissà se è vero o no che il Gup intendesse questo o se piuttosto i media non abbiano tirato fuori un po’ di morbosa pornomostruosità per suscitare prurigginosa pornoindignazione e con quella il caso, la notizia, e il conseguente giro di commenti e l’audience alta sul tema che sarà protagonista della scena per puntatone di crime show televisivi.

Amore, vuoi un pompino di sopravvivenza preventiva?

Quando l’ho ascoltato ho comunque pensato al meccanismo induttivo/educativo che quel messaggio costituisce per normare le relazioni etero. La mia prima normalissima reazione è stata quella di chiedere al mio compagno se gradisse una azione di sopravvivenza preventiva “amore, caro, non è che ti manca niente? una seghetta? un pompino? una sveltina?“. Mi ha guardato strano a dirmi “sempre a scherzare tu…” e gli ho strappato una risata. Perché lui coglie il paradosso, altre persone non so mica se capiscono quanto sia atroce il messaggio che passa attraverso titoli e notizie del genere.

La negazione del sesso come motivazione di un femminicidio, che pure dalle cronache era stato motivato in mille modi [1] [2] [3] [4] [5] [6] al di là delle conflittuali posizioni ideologiche tra innocentisti e colpevolisti. Lui umano, poi mostro, poi un po’ umano e un po’ mostro, e ora mostro ma non troppo, un pochino umano perché questa faccenda cattura l’empatia dei tanti che stanno ad aspettare che una qualunque lei si conceda, e nello stesso tempo però è un autogoal di genere perché questa cosa suscita sconcerto e indignazione, ho visto, soprattutto presso gli uomini, un po’ paternalisti, e le donne che chissà quante ne diranno circa la donna/madre che in quanto madre, con la bambina piccola chiusa in macchina, faceva il suo porco dovere di mamma.

Una madre è asessuata e l’omo è un vastasazzo incontinente!

Lui un mostro che voleva nientemeno che scopare in un angolo di un parco con la figlia che restava in là ad attendere il ritorno dei genitori e lei una santa, tipo maria goretti, che rifiutava per impedimenti fisici e senso del dovere materno.

Codesta cosa, ovvero il fatto che la santità nella essenza di questa donna costituisse un fattore “dominante” rispetto agli istinti bassi e carnali di questo “povero” uomo, realizza sull’umano “l’ennesima umiliazione”. Come un bambino colto a farsi una sega durante le celebrazioni natalizie dietro l’albero. Come chiunque a strusciarsi e toccarsi durante una messa. La santità di ella che opprimeva lui e lo obbligava a cercare sesso altrove e poi a richiederlo a lei. Così lui la puniva e si liberava.

C’è da scriverci un copione intero per una fiction che dura almeno sette stagioni in questa trama. Non so se è vera, ché le verità mediatiche e quelle processuali sono sempre sintesi dicotomiche ottenute a forzare narrazioni tanto più complesse. Con grande dispiacere per questo delitto, per una donna morta ammazzata, per la bimba, per lui che chissà quanto dalla vita abbia capito e quanto no.

Nel matrimonio non puoi rifiutarti di fare sesso.

Ma a parte questo la faccenda e le battute mi hanno evocato una lunga discussione avuta qualche giorno fa a partire da un cartello la cui frase mi è stata suggerita per la Campagna Dicono di Noi.

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Per me si tratta di una cosa orrenda. Qualunque cosa sancisca l’obbligo di una persona a fare sesso contro il suo volere, per questione di dovere, perché rientrerebbe tra i compiti di “cura”, per me è sbagliata, anacronistica, incomprensibile. C’è il sesso che fai perché ti piace, lo scegli, poi c’è quello obbligatorio ma che neppure lo è così tanto perché nella prostituzione può anche essere che tu possa scegliere i clienti, poi c’è lo stupro, ovvero il momento in cui ottieni da me sesso con un ricatto, una violenza, un abuso, una prevaricazione che mette la tua esigenza al di sopra della mia e che di me e dei miei desideri non tiene affatto conto. Non parlo di stupro con la stessa retorica sulla morale, intesa come violazione non concepibile dalla stessa cultura patriarcale, ma come negazione del mio piacere.

E se quel mio piacere viene negato a partire da un dovere che viene inscritto tra le regole del matrimonio, così come mi comunicano, e non so se ci sono differenti interpretazioni, di che parliamo allora?

A mia nonna il sesso non piaceva!

Vediamo se riesco a farvi una sintesi della discussione. So che può non essere comprensibile tra chi va oltre e parla di poliamore e non monogamia etero ma è una faccenda che esiste e di cui culturalmente bisogna tenere conto. Per alcuni il matrimonio è sacro, ed è loro diritto pensarla così. Motivo di rottura di un matrimonio può essere il mancato consumo di atti sessuali che vengono intesi come piacevole e spero soddisfacente modalità riproduttiva per generare prole.

Anche alla maniera un po’ più laica il sesso anni e anni fa veniva concepito per legge (art. 143 del cc) e sue successive interpretazioni (QuiQuiQui), come un “dovere” di “assistenza morale” all’interno del matrimonio e tale dovere immagino veniva sancito perché il sesso non era una cosa vissuta così bene da ambo le parti. Se bisogna stabilire un obbligo è segno che qualcun@ altrimenti si sottrarrebbe a qualcosa che viene ridotto alla stregua di un dovere invece che una scelta ed un piacere. In passato, dunque, non c’era scambio.

E mia nonna me ne parlava davvero come un dovere da rifuggire così come nella mia famiglia alcune anziane chiedevano com’è che a “noi giovani” il sesso potesse piacere perché per loro era allargare le gambe e consentire una eiaculazione senza cura e attenzione rispetto ai loro desideri.

In tutto ciò a rimettere in discussione le modalità del fare sesso, il diritto al piacere reciproco e non solo inteso in senso androcentrico, sono state le donne e con il passare del tempo le relazioni sono diventate altro. Meglio: ci sono due tendenze. La prima è quella di ripristino di categorie patriarcali per cui il mio godimento diventa sempre funzionale alla gratificazione delle azioni virili del mio partner. Tanto più urlo di piacere e tanto più lui è un macho. La seconda è quella in cui entrambi giovano della reciproca attenzione e se non funziona e non funziona per tutti e due e se c’è una attenzione è finalizzata all’altr@ oltreché a se stessi/e e non alla gratificazione dell’ego di qualcun@ in particolare.

Il “Dovere di Assistenza Morale” nel Matrimonio. (La moglie è una puttana!)

Il “dovere di assistenza morale” (l’art. 143 del cc), giacché oggi raramente si arriva al matrimonio senza aver fatto sesso e dunque si presume che il sesso sia una scelta e non un obbligo celebrato in matrimoni forzati con persone sconosciute, non è una cosa della quale i coniugi si ricordano. E’ una notizia della quale ti informano semmai gli avvocati quando in corso di separazione ti spiegano che puoi addebitarla a lui o a lei per ottenere più mantenimento o per scansarlo.

Sentenze dicono che se lei non lo ha soddisfatto sessualmente lui può non essere obbligato a pagare il mantenimento e che diversamente se è lui che non soddisfa lei la ex moglie con un buon avvocato può esigere una specie di risarcimento. E a parte il fatto che la storia del mantenimento è anacronistica a prescindere e che sancisce di fatto una liquidazione di fine contratto dove tu, donna, ti sei venduta a lui firmando con il tuo si l’art. 143 del codice civile in cui giuri “fedeltà” e “dovere di assistenza morale“, ovvero anche sesso, al tuo coniuge, c’è che se questa cosa fosse chiara a tutti/e sarebbe anche chiaro che non esiste differenza tra una puttana e una moglie.

Fuorché una, un dettaglio, e non di poco conto. La puttana autodeterminata, contro la quale femministe autoritarie alleate a rinnovati e paternalisti patriarchi hanno dichiarato guerra, a partire dalla divisione tra donne perbene e donne per male da noi nota per la brutta retorica delle Snoq, non ha il dovere di scopare con te fino alla fine della durata del matrimonio e non deve riprodursi e assolvere al ruolo di cura nei confronti di coniuge, figli, parenti sparsi. La moglie, invece, si. E nella logica di quel contratto e delle vecchie categorie patriarcali la moglie è una puttana che si subordina e si mette a tutto servizio in esclusiva ad un unico protettore che tutelerà lei, le figlie (fintanto che queste non passeranno sotto tutela di qualcun altro) lottando intrepido per sottrarle a stupratori di ogni sorta.

La puttana in esclusiva e sotto tutela.

La moglie dunque è una puttana in esclusiva, con buona pace dei benpensanti che le assegnano sacralità soltanto perché più spesso, appunto, non sceglie i suoi clienti, non stabilisce la cifra, ma se le va di culo si becca forse una baby sitter di supporto o altrimenti niente. La moglie intesa in quella cultura è la negazione stessa di ogni principio di autodeterminazione. Non è lei che difende se stessa, che decide. Non è una lei che sta “al fianco” di qualcun@.

Semplicemente si subordina e si mette sotto tutela perenne, con attribuzione di ruolo e relativa colpevolizzazione dell’uomo che si farà sfuggire l’occasione di proteggerla dal bruto di passaggio e con evidente rimozione dell’analisi del fenomeno della violenza domestica che rivela, da un lato, che lui è un soggetto fragile tanto quanto e che a sua volta è un tutore che, se violento (concepito come in fase di abuso di potere e controllo invece che violento e basta), è sorvegliato da un altro tutore che è sorvegliato a sua volta da un altro tutore e così via (così è fatta la nostra società, sorveglianti o sorvegliantesse di sorveglianti di sorveglianti e non gente autodeterminata che può agire in autonomia).

Rivela dall’altro anche una rimozione: lui, a volte, ha bisogno di essere tutelato e il suo bisogno di auto/tutela non viene neppure considerato, perché vedere lui come persona umana, egualmente vittima piuttosto che sanzionabile, fa crollare tutta l’impalcatura sulla quale si regge il welfare fatto di “famiglie” ammortizzatrici sociali.

Le relazioni attuali in cui il sesso si fa per piacere e i doveri sono condivisi.

Quando racconto questo modello familiare in cui i “doveri” costituiscono una prigione parlo ovviamente di rapporti in cui non c’è collaborazione con il partner che oggi, per quel che ne so, è naturale non consideri la propria compagna una prostituta, non esige che lei assolva ad alcun “dovere” sessuato, ché tra l’altro se a lei non piace non gradisce neppure lui, e poi la aiuta e assolve ai ruoli di cura, pensa alla casa, ai figli, a lei, tanto e magari meglio di come farebbe la moglie.

Ma il quadro in cui si inseriscono le motivazioni della sentenza citate è quello anacronistico di cui vi parlo, che forse non ci corrisponde nemmeno più.

E’ una faccenda che vale per l’avvocatura e i giudici, in sede divorzile e oggi vediamo anche in sede di motivazione di un delitto la cui soluzione preventiva secondo il gup, dunque, quale avrebbe dovuto essere? Che lei scopasse anche se non voleva? E’ essere “dominanti” non voler fare sesso se non ci va? E’ essere “moralmente superiori” se si sceglie quando, dove, come fare sesso? Dunque il messaggio è “scopate con i vostri fragili e istintivi uomini altrimenti vi ammazzano”?

Il desiderio sessuale delle donne non esiste.

Dovere di assistenza morale nei confronti di qualcuno da tirar su con una medicina sessuata, mettendo a disposizione il corpo anche se non ti va, è fare lo psicofarmaco sociale per tenere in piedi qualcun@ stabilendo che egli abbia più bisogno di sesso di quanto non ne abbia io e stabilendo anche che questo bisogno si traduce in una dipendenza che io dovrò soddisfare.

La carne è debole, la donna tentatrice, tutti concetti che vengono fuori da una cultura cristiana, per quel che so. Carne di un uomo che è considerato come un mostro in se’, un violento dai bassi istinti da non tentare, sicché le donne dovrebbero andare in giro con un burqa, e in quanto ai propri piaceri sessuali non possono, non devono, esigere alcunché.

Qualunque desiderio manifesti, in rapporto al sesso, la donna viene percepita in posizione dominante, perché viene vissuta come “dominante” a partire dal fatto che lui viene descritto come un sesso-dipendente e lei come una specie di angelo beatificato che non si tocca mai e che avrebbe il controllo delle umane debolezze e delle persone che ne sono vittime.

Così, secondo quella cultura, una donna dovrebbe scopare anche se non vuole, grazie a cavilli morali/retorici/romantici normativi della sessualità di ciascun@. La prova d’amore, la chiamavano un tempo. Con la pretesa che il dovere corrisponda al piacere. Scadendo nella retorica moralista del martirio che nega il mio piacere e pretende che io tragga giovamento dal sacrificio e dalla privazione. Fai sesso per amore, se ci tieni, non perché ti piace e lo scegli, ma perché lui ne ha “bisogno, con carico di senso di colpa se ti rifiuti, e il senso di colpa è una costante nelle relazioni sessuate.

Se il sesso per i bisognosi lo passasse l’Asl?

Lui ha le palle che gli fanno male, glielo comunica, lei dovrebbe curarlo, guarirlo, e tutto ciò si chiama “dovere di assistenza morale”. E in definitiva, dunque, secondo i media il Gup avrebbe scritto che Melania sarebbe morta perché non ha permesso al marito di svuotarsi le palle.

Mi chiedo, io che non penso gli uomini siano violenti e sesso/dipendenti per natura, così come non penso che le donne siano angeli/ascete/vergini senza voglie sessuali per natura, inclini solo a sgravare figli, a soccorrere palle e a curare ferite altrui: se c’è chi ancora ritiene che il sesso sia un “dovere di assistenza morale” invece che un piacere reciproco, perché non ci pensa l’Asl e ancora, poi, mi chiedo, perché mai c’è chi si ostina a puntare all’ottenimento di qualcosa di così vetusto come l’Istituto del matrimonio quando è sorretto da regole così sessiste e stereotipate che più di così davvero non si può.

In tutto ciò, voi che vi siete sposati/e, sapevate che le cose stanno così? Qualcun@ prima di sposarsi ha letto il codice civile o no?

—>>>Sta circolando sui media copia integrale del documento/sentenza su Parolisi/Rea con tutti i dati sensibili di chiunque sia nominat@. Ma la tutela della privacy? Quel documento non dovrebbe circolare senza aver quantomeno oscurato i dati sensibili delle persone coinvolte. Non c’è davvero più limite alla spettacolarizzazione al punto che si consegna un documento del genere a chiunque, al pubblico, perchè sia sazio e ne discuta. Della serie siamo tutti/e criminologi/ghe. 😦

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26 pensieri su “Dell’obbligo di fare sesso nel matrimonio (la moglie è una puttana!)”

  1. Il matrimonio tutela le donne? In qualche modo è ancora vero. Questo non credo avvenga per il fatto che la giurisprudenza rimane sempre arretrata rispetto ai cambiamenti sociali, ma anche perchè le donne in Italia hanno tuttora bisogno di essere tutelate. In cambio di una sottesa schiavitù morale, spesso anche economica,certo.In tutto ciò, noi che non siamo sposate sappiamo che le cose stanno così? Ce lo vogliamo leggere tutt@ insieme questo Codice Civile?è una proposta…:-)

    1. Soprattutto la parte che riguarda il diritto di famiglia? e come no. mi sentivo sola a leggermelo per fatti miei. Possiamo leggerlo e discuterlo, articolo per articolo, post dopo post. sarebbe tutto da decostruire. se mi dai una mano io sono qui. 🙂

      1. La donna lotta per l’emancipazione, l’uomo (il maschio, per meglio dire) lotta per conservare una superiorità sessista che gli deriva da una cultura che è così anacronistica e fasulla come l’affermare che lui sia il sesso forte.
        Questo sfacelo sociale è dovuto proprio alla consapevolezza, che si fa strada nel maschio della specie, di non essere più il marito/padre padrone dei secoli scorsi.
        E non dico questo per giustificare, perché niente è più lontano dalle mie convinzioni, ma bisogna capire per cambiare le cose. Il maschio, per secoli, ha riposto nel sesso il suo “scettro” di dominio, l’emblema del suo potere sulla femmina: rare sono le donne che violentano, anche se qualcuna si sta aggiornando.
        La perdita di questo “potere” è fortemente destabilizzante e certe reazioni violente, aggressive, omicide, sono la conseguenza di questo squilibrio irrisolto.
        Il pericolo è che la donna, per un malinteso senso di uguaglianza, cerchi di imitare l’uomo. E sarebbe un disastro. La donna è superiore all’uomo, e solo con l’intelligenza, non con la violenza o la rappresaglia, riuscirà a venire a capo di questo importante cambiamento.

        1. “La donna è superiore” …insomma se d finiamo il femminismo come il credere nella parità dei sessi non sei femminista, sei solo misandrica/misandrico (cioè odi/hai un opinione negativa generalizzata degli uomini)

  2. Quando io dicevo che subito dopo una lite avevo bisogno di uno stato di pace e sbollire il rancore prima, si lamentava che lo facevo per dispetto, per castigo. La pace si fa col sesso, diceva, ma per me “fare l’amore” completa la pace che si fa prima a parole. è un po’ diverso..

  3. Il problema del matrimonio sta nella forma particolare del contratto stesso e nella percezione collettiva. Le norme che istituiscono questa forma di patto dovrebbero essere completamente riviste. Non esiste proprio che imponi qualcosa.
    Il matrimonio, purtroppo, è ancora il modo che ha la società di imporre alla massa i criteri per valutare una persona in relazione ad una presunta sanità mentale, oppure normalità. Chiunque non rientra nei classici canoni, vale a dire sposato ad una certa età, ecc., è visto con sospetto. Si chiama stabilità. Per la società una persona sposata con figli è stabile in virtù di questa modalità di rapporto interpersonale. Chi non è sposato/a non rientra quindi nella categoria delle persone stabili e quindi, in quanto instabile (presunzione di instabilità), poco affidabile. Poi c’è anche l’altra faccia della medaglia e che riguarda le donne sposate giovani, viste spesso proprio al contrario e quindi ritenute pericolose, eventualmente, per una possibile futura gravidanza. Le contraddizioni, in altre parole, si sprecano. Cosa c’entra tutto questo discorso con il caso della donna morta ammazzata? C’entra perché è ora di non considerare più il matrimonio come l’unica forma possibile di unione e quindi riappropriarsi di se stessi, modificando la normativa, e forse la percezione potrà sparire e anche questi messaggi che apparentemente dicono una cosa, ma che, se analizzati, ti accorgi che ne dicono un’altra.
    Rivedere completamente le norme e cambiare mentalità

  4. Non ho letto tutto, ma sinceramente quanto si dice a proposito di parolisi non varrebbe per altri e quindi trovo il discorso pretenziopso. parolisi viene “santificato” perchè militare!!!! E’ per questo che si cerca di “ammorbidire “la sua posizione. Purtroppo sempre quando ci sono rappresentanti delle forze dell’ ordine e del esercito gli organi di informazione si comportano in questo modo. Per questo non ho comtinuato a leggere, magari i ragionamenti possono anche essere giusti, ma partono dal presupposto che ci sia un trattamento per maschi e per donne, mentre in italia ci sono trattamenti e trattamenti. Se parolisi fosse stato un muratore non lo avrebbero trattato così. A dimostrazione di ciò v’è la storia dei marò, quando in india ci sono 2 italiani che rischiano la pena di morte e lo stato non fa niente e nemmeno si ne parla quando, invece con molta probabilità, sono innocenti ben più dei marò.

  5. l’equazione moglie = puttana non mi convince (e fino a prova contraria almeno nei paesi occidentali, il marito te lo scegli, non ci sono matrimoni combinati per fortuna) nè mi convince contrapporre il sesso per amore a quello per piacere..per me se ami una persona la desideri anche sessualmente: posso concepire il sesso senza amore ma non l’amore senza sesso ed erotismo..se non c’è sesso allora è un’altra cosa bellissima magari ma io non ce la faccio a chiamarla amore.
    Che poi il sesso è un piacere e non un dovere, sono d’accordo. Ma per l’appunto per me se l’amore è reciproco lo è anche l’attrazione sessuale.
    Poi il caso di Parolisi bè quello è tutt’altra cosa: se uno per mille ragioni si sente “umiliato” dal coniuge si separa non lo uccide! Lei aveva tutto il diritto di dire no, lui non aveva il diritto di ucciderla nè di imporle niente!

  6. Confesso che una volta in una lite in cui mia moglie diceva che era mio obbligo sfamare la famiglia, non importava se avessi dovuto andare a rubare, e che le donne dovevano stare a casa ad accudire i figli, altro che lavorare, io le risposi che sarebbe andato bene quando lei avesse scopato con me tutte le volte che ne avevo voglia…
    Il dramma che abbiamo rappresentato potremmo chiamarlo “Del dominio”.
    Purtroppo le convenzioni sociali ci obbligano a rappresentare ruoli invece che esprimere noi stessi.

    Ah, a proposito, c’è un lieto finale: quella ex mi ha lasciato!

  7. ancora vittime? non ci sto! in questo ruolo ingabbiante.I ruoli possiamo giocarli a letto, come per liberarci dalle sovrastrutture culturali che il sistema ci richiede, e a letto si può giocare a fare anche le schiave; qualcuno potrebbe dire:per esorcizzare il ruolo,…vi dirò: a me diverte farmi legare. Scusate l’ironia ma sfatiamo il ruolo di vittima donna e carnefice uomo e iniziamo a parlare di differenze e di persone..

  8. su questo caso volevo farti una domanda
    quale consideri femminicidio, questa ricostruzione o quella precedente, che lei lo voleva lasciare e lui non voleva pagare alimenti e mantenimento?

      1. non mi convince nel secondo caso, se è perchè lei lo voleva lasciare ok, ma se è perchè lui non voleva mantenerla è lui che non vuole il ruolo di genere di uomo mantenitore

        1. Stiamo parlando per ipotesi? Io non mi sento a mio agio a discutere come se mi trovassi in una trasmissione trash tv. 🙂
          Mi viene meglio discutere dell’effetto della comunicazione su determinati casi di cronaca. Il resto lo sanno loro e sono affari sui quali non mi esprimo. Ma, per risponderti, mi pare che sempre di ruoli di genere si tratti. E ti giuro che c’è un sacco di gente che si sottrae ai ruoli di genere subendone le conseguenze e non è compia uno sterminio per questo. Anzi. Generalmente viene danneggiata.
          Sottrarsi ad un ruolo di genere è mettersi dalla parte di chi è oppress@ e dunque subire l’ira dell’oppressor@ che tende al ripristino dei ruoli di genere e degli schemi tradizionali. La violenza viene subita da chi è oppress@ e non il contrario.
          Salvo il caso in cui non si tratti di legittima difesa e direi che una che sta con i pantaloni abbassati, a fare pipì, non sia esattamente l’interpretazione classica di chi attacca.
          In più, se è come dici tu, sarebbe anche più grave. Perché in quel caso c’è premeditazione. Ma, ripeto, se dei casi di cronaca si fa una questione ideologica per stabilire se è innocente lui o lei affinché possa trarne giovamento la tua causa, non è un livello di discussione che mi interessa. Semmai mi importerebbe capirne le ragioni per prevenire. Per il resto per me la sentenza che leggo è abominevole non solo dal punto di vista del Diritto ma dei ruoli di genere che stabilisce per entrambi.

  9. ma vedi una qualche giustificazione di parolisi in quello che ho scritto?
    ho detto che nel secondo caso non mi convince considerarlo femminicidio, visto che il ruolo di genere ce lo ha lui
    e comunque non è vero che chi è oppresso non usa violenza, pensa per esempio alle donne che uccidono i mariti che le picchiavano
    Però non capisco una cosa, consideri abominevole la sentenza, ma in effetti gli hanno dato l’ergastolo, una pena adesso maggiore di un omicidio premeditato, quindi la ricostruzione fatta mi sembra più un’ aggravante che un’attenuante

    1. No no, non ho visto giustificazioni. 🙂
      La questione della separazione e del mantenimento è controversa. Il ruolo di genere ce l’hanno entrambi. Non è che una donna si trova a esigere il mantenimento perché l’ha deciso lei. E’ stabilito all’interno di uno schema di attribuzione di ruoli di genere che la vuole dipendente economicamente piuttosto che autonoma e lavoratrice. Questo è quanto viene stabilito perché una donna fa più comodo in casa a compiere lavori di cura e a realizzare il ruolo riproduttivo.
      Il tuo ragionamento perciò io lo capisco perfettamente nel caso in cui nella società si realizzano tutte le variazioni che permettono a lei e a lui di sottrarsi a quei ruoli. Possiamo spostare se vuoi il marchio dell’oppress@ su entrambi invece che sulla donna e il marchio dell’oppressor@ su chi stabilisce nello schema sociale quel ruolo ma sempre di delitto per motivazioni che risiedono nell’attribuzione dei ruoli di genere si tratta.
      Chi è oppress@, si, dicevo infatti che usa violenza per legittima difesa. Nel caso di cui parli si tratta sempre di omicidio premeditato e lì c’è da discutere mille ore sul fatto che essere picchiate per vent’anni possa far venire la sindrome della donna maltrattata di cui si parla in america, alla quale io non credo, o se la stessa pseudo reazione può averla chiunque sia vittima di vessazioni anche non fisiche. E’ una discussione aperta. Ma si tratta di vessazioni subite e non in itinere.
      Il calcolo del non voler pagare il mantenimento a posteriori è proprio un’altra storia.
      Considero abominevole la sentenza per le cose scritte. Il resto non sta a me giudicarlo. Non c’ero. Io che ne so. 🙂 Le cose scritte dalla giudicessa sono tremende. Il fatto che si ritenga plausibile che uno che vede una donna con le mutande abbassate per fare pipì “comprensibilmente” si sia eccitato e dunque ammazzi la moglie che lo rifiuta mi fa ritenere che alla base ci sia un pregiudizio di genere enorme che ricade su donne e uomini. Di quello ho parlato nel mio post comunque.

  10. Con il femminismo si chiude l’era dei doveri sessuali femminili. Era ora, dopo secoli di obblighi.
    Una condizione principesca e invidiabile che le DD hanno finalmente conquistato.
    Una grande vittoria che può essere riconosciuta e celebrata anche dai maschi, se umanisti e libertari. Quorum ego.
    Questa vittoria ha come conseguenza il fatto che la vita sessuale è determinata dalle DD, che il se, il quando, il quanto, il come, li decide lei. Ha come conseguenza il diritto femminile di imporre ai partner la continenza. A tempo determinato ma anche per sempre.
    Ho detto “conseguenza” ma in realtà si tratta della stessa affermazione vista nel suo calco: dove non ci sono doveri non esistono simmetrici diritti. Chi non ha diritti non ha valore.
    I sentimenti, la passione, l’eros degli UU non hanno valore. E’ il giusto prezzo che gli UU devono pagare alla libertà femminile. Su ciò concordo.
    Ciò su cui non si può concordare è che si neghi la conseguenza di quella libertà e di quel potere. Che si glissi sul fatto che ogni DD ha conquistato il diritto di imporre la castità ai partner.
    Questo fatto deve invece essere insegnato a tutti gli UU in modo aperto ed esplicito, affinché conoscano la verità e la condizione che li attende nel legarsi ad una donna.
    Ciò per il bene di tutti.
    Grazie e saluti.
    Rino DV

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