Comunicazione, Progetti Narrativi, Satira, Trombatore Precario, Trombatrice Precaria

Cercasi spunti per raccontare storie sul Trombatore Precario

Ho scritto nel corso di un tot di anni alcune storie sul personaggio della Trombatrice Precaria e ne ho scritte altre che parlano di sesso e sono ironiche, autoironiche e parecchio sfottenti nei confronti dei partners o degli uomini descritti e di se stesse. In generale il quadro che ne viene fuori è di donne in difficoltà comunque spesso guardate con autoironia e tenerezza. Gli uomini ne escono fuori quasi sempre in modo devastante, ma quel che è certo è che pensare ad una storia raccontata dal loro punto di vista è difficilissimo.

Non perché io non sia in grado di fare autoironia al punto da guardarmi con occhi altri con la stessa satira pungente usata per definire la sessualità di certi uomini ma perché mi sono resa conto, rileggendole e poi riproponendole, che se le stesse cose le dicesse un uomo sarebbe immediatamente tacciato di sessismo, superficialità, se non di peggio.

E’ acclarato che oramai ridiamo tutte come matte di uomini che non sanno dove parcheggiare un pene, quelli che prima di arrivare al punto fanno certi ruzzoloni e figure di gran merda sulle quali è facile strappare una risata. Lo è perfino per quel che riguarda loro che ridono di se’, per fortuna, senza sentirsi mortificati, spero, e d’altronde perché dovrebbero?

Ma vorrei scrivere le storie del Trombatore Precario, colui che come la Trombatrice Precaria cerca una donna con cui trombare e che ne incontra, di donne, tutte una più imbranata dell’altra, con difetti stratosferici, vagine ellittiche, romboidali, sferiche, pigmentose, strette, ampie, profonde, perché eguali valutazioni sul pene, riproducendo schemi sessisti che per un registro satirico e cabarettistico sono sempre graditi, vengono fatte a iosa.

E dunque scrivere storie in cui le valutazioni sui corpi delle donne non sembrino lesive, giacché è diventato quasi proibito fare autoironia o che la satira interpreti i corpi femminili in qualunque modo, e invece credo sia normale, catartico, narrare in forma caricaturale chiunque senza preoccuparsi del politically correct.

Mi sono resa conto che scrivere la Trombatrice Precaria è stato svago, per me, per chi ha letto, sono state risate autoironiche per chi ha ispirato le storie e l’unica osservazione sui cliché e gli stereotipi proposti me l’ha fatta un ragazzo intelligente al quale ho detto: è vero, hai ragione, tutto sommato sono storie banali e oggi non le avrei neppure scritte così.

Ma la domanda è: dovrei censurare le caricature sul maschile o bisogna che si tirino fuori quelle sul femminile?

Ci ha provato Alessio Spataro con la Ministronza e apriti cielo gli si è scatenato addosso il mondo. Ci ha provato Vauro vestendo da sex worker la Fornero e il cielo gli si è scaraventato addosso anche di più.

Di descrizioni caricaturali sui corpi e sulla sessualità femminile io posso farne tante ma in generale pensiamo a come si può articolare la storia narrata di una avventura o inchiesta di pelo del trombatore precario.

Ne cerca una e la trova e per incontrarla passa in rassegna pelo e contropelo del proprio corpo. Dovrei anche conoscere in modo perfetto, o quasi, i disagi e le insicurezze di un uomo quando va ad incontrare una donna, se si cambia le mutande, e immagino di si, quanto tempo impiega per tagliarsi i peli del naso, se si depila il corpo e gli restano gli spuntoni addosso che rendono la pelle peggio della carta vetrata, se ripara l’alito con le mentine o se lascia scie di cadaveri attorno a se’, se celebra riti particolari per arrivare al punto o attende segnali luminosi per avanzare sulla meta.

Sarà che ho letto poche cose realmente autoironiche al maschile in cui un uomo passi in rassegna i propri imbarazzi o perché certi si prendono talmente sul serio da non riuscire a esporsi più di tanto ché pare di intervenire in un capitolo di sacralità umana dove qualunque cosa dici violi il principio per il quale non si possa apparire meno virili della media.

E il punto non è de-virilizzare l’uomo ma liberare, semmai, l’appeal, la sensualità, quel che c’è di magnifico nella sessualità maschile quando quella sessualità parla la lingua che certi uomini parlano con le donne a tu per tu, ché noi sappiamo che la forza, la baldanza, la cruenta pressione dell’armatura del maschio virile, negli incontri e nell’intimità, finisce e si tramuta in sperimentazione, per fortuna, e conoscenza delle fragilità reciproche, e in una sensualità erotica che con quelle prove di machismo non c’entra proprio nulla. La virilità strasicurissima di sè è un brand, diciamolo, che oramai sta stretto agli stessi uomini.

Ma è interessante, almeno lo è per me, anche de-mitizzare il femminile per cui l’operazione contraria e di capovolgimento di senso potrebbe essere quella di definirla come tutt’altro che amorevole e dedita alla cura. La caricatura che decostruisce e capovolge il ruolo che solitamente alle donne viene assegnato vuoi o non vuoi riassume modelli di demonizzazione che vengono spiegati come fossero misoginia e misoginia in realtà non sono. Perché per me sessista e misogino semmai potrebbe essere proprio la descrizione di una donna paziente, senza difetti e in attesa dell’amore romantico prima di una qualunque trombata. Perché a un uomo non è richiesto di trombare per amore ma ad una donna invece si perché, così dicono, lei, una lei che non si sa esattamente chi o cosa rappresenti, è diversa e per diversa si intende ovviamente “migliore”.

Perciò decostruire e capovolgere stereotipi sulla sessualità maschile sarebbe inventare un personaggio che tromba alla ricerca dell’amore, forse, perché il contrario è un cliché scontato. E le donne che incontra dovrebbero essere tutte sfuggenti, per i cazzi propri, donne che amano rapporti usa e getta, che non si impegnano. E parlo di donne la cui singolitudine comunque è spiegata dai loro tic, le loro fissazioni. Donne ridicole, ignoranti, complessate, superficiali, donne da parodiare fino in fondo. E fare questa cosa può costare scomuniche perché la sacralità del femminile oramai è un dato di fatto quasi inviolabile perfino per una non sospetta come me che ho operato sperimentando con la comunicazione decostruzioni e capovolgimenti su tutti i generi da molti anni.

Però io lo farò. Nessuna tenerezza nei confronti del femminile così come non ne ho usata quando scrivevo del maschile. La parodia caricaturale è parodia caricaturale e dunque quel che ho contemplato con comprensione e tenerezza nelle donne diventerà motivo di sfottò perché la satira non si censura. Della satira bisogna riappropriarsi.

Mi serve dunque una mano per la definizione di un personaggio maschile e se volete potete scrivermi ad abbattoimuri@grrlz.net. Mi serve anche una mano per essere “cattiva” nei confronti del femminile e se volete aiutarmi a svelare tic e caratteristiche ve ne sono grata.

E no, non farò come la Guzzanti perché decostruire, capovolgere, aggirare i cliché e gli stereotipi normativi che riguardano le donne, satireggiare e parodiare, è quello che hanno fatto Spataro e Vauro e non quello che ha fatto lei quando ha deciso di dare voce alla misoginia populista e Snoqqara contro la allora ministra alle pari opportunità.

E dunque ditemi se volete contribuire. Attendo notizie. Grazie.

4 pensieri su “Cercasi spunti per raccontare storie sul Trombatore Precario”

  1. ciao, credo sia proprio giusto un percorso inverso,provando a stare dalla parte del maschio non per questione di giustizia ma di possibile verità.L’emancipazione della vagina ha probabilmente imposto altre forme di potere sottraendoci la possibilità di desiderare d’amare o di avere un sano, vero e libero orgasmo..ingabbiati reciprocamente in ruoli che ci siamo costruiti ….comunque peccato volevo mandarti qualche storia per la trombatrice precaria

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