Parlare degli affetti ai tempi della precarietà è un po’ come parlare di amore ai tempi del colera.
La fine di una relazione si allunga all’infinito perché è complicato organizzare un trasloco. Lo è riorganizzare l’esistenza con un solo stipendio, specie se c’è e non c’è, precariamente parlando.
Le relazioni che dovrebbero finire non finiscono, perché a pensarsi da sole a vivere alla giornata a qualcuno viene il panico. Quelle che dovrebbero iniziare tra un anno iniziano dopo appena una settimana.
Piuttosto che cacciarmi in qualche brutto pasticcio, mettendo a frutto gli insegnamenti delle esperienze di troppe mie amiche, preferirei tornare dai genitori.
Poi ci sono loro, papà e mamma, che ti hanno cresciuto senza dimenticare niente. Ti hanno fatto studiare. Ti hanno messo in condizione di non dover dipendere da nessuno. Cosa ne sapevano loro che un titolo di studio e quella promessa di uguaglianza sociale alla quale avevano creduto era tutta una truffa?
Ed è per questo che con il loro stipendio da gente comune e la loro pensione scarsa si trovano a dover sostenere figli che hanno paura di abbandonare al loro destino.
Mia madre è quella che mi esorta a partecipare ai doveri familiari ma è anche quella che non farebbe grandi salti di gioia a immaginarmi sposata senza possibilità di indipendenza economica.
Mio padre ha il terrore di morire lasciando tutto a metà. Passa il tempo a organizzare la vita a quelli che dovrebbero sopravvivergli, me compresa, perchè non si può mai sapere. E va perennemente in crisi perchè qualunque cosa faccia non riesce mai a far quadrare i conti.
Mia madre è il suo ansiolitico. Gli dice che andrà tutto bene, tua figlia è in gamba e ce la farà. Io non ne sono così certa ma va bene tutto purchè lui stia tranquillo.
Sono combattuta. Da un lato vorrei mollarli alle loro emozioni senili, lasciandoli tranquilli. Dall’altro, egoisticamente, spero che muoiano il più tardi possibile perchè saperli vivi mi permette di continuare a vivere nella mia precarietà come una adolescente svampita, senza davvero lasciarmi prendere dal terrore per l’assenza di prospettive.
Loro mi permettono di restare solida anche quando vacillo. Mi permettono di non svendermi anche quando ce ne sarebbe bisogno. Non ci fossero loro o fossero dei genitori diversi tutto sarebbe diverso.
Ed è così anche per loro. Da un lato mi vorrebbero lontana perchè troppe persone adulte in un raggio d’azione così piccolo sono eccessive. Dall’altro hanno bisogno di me perchè sperare in qualunque forma di assistenza in Italia è una utopia.Da un lato mi vorrebbero felice e lontana e dall’altro mi preferiscono vicina in qualunque condizione.
Ma che cos’è in fondo la vita familiare se non un insieme di compromessi ed egoismi reciproci, che spesso si trasformano in trappole, ricatti dai quali non si riesce ad uscire, né da vivi né da morti.
Ne ho viste di miserie tra parenti che aspettavano la morte di un familiare per l’eredità, così come ho visto convivenze intollerabili tra genitori troppo anziani e figli oramai adulti assolutamente incompatibili, dove ciascuno malediceva il giorno in cui era stata necessaria quella vicinanza.
Ho visto persone che scendevano a compromessi per farsi piacere due genitori insopportabili o un marito con il quale non era consigliabile continuare una relazione.
Sono sicura che i soldi non diano la felicità ma un lavoro restituisce la dignità a chiunque abbia il privilegio di averne uno.
E non vale neppure dire che alle persone come me basterebbe uno sgabuzzino, un sottoscala, pur di viverci da sole, perchè è esattamente questa la condizione di tante. Monovani improbabili pagati a prezzi da rapina perchè la precarietà si fonda soprattutto sulla gerarchia tra troppo ricchi e troppo poveri, tra quelli che vogliono troppo e quelli ai quali basterebbe il minimo indispensabile.
Nonostante questo non riesco a deprimermi perché finchè ho braccia e cervello per vivere quello che sto vivendo con consapevolezza penso di avere una possibilità.
Ancora un fine settimana di fuoco al bar. Lunedì ho un colloquio di lavoro. Fatemi gli auguri.
NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.