Malafemmina

Precarie incoccardate

Le precarie non sono esonerate dagli obblighi di cura.

Lunedì mattino presto mi telefona mia madre e mi dice che dato che non devo fare niente posso passare ad aiutarla con le cose di famiglia.

Il mio “non far niente” era un pochino di sano riposo dopo un fine settimana di fuoco al bar dove faccio il part time. Domenica notte avevo fatto tardissimo. Poi avrei dovuto impegnarmi per un altro colloquio e ancora una ricerca di qualche altro posto in cui farmi sfruttare.

Le cose di famiglia sono un incrocio tra funzione di badante, balia, disbrigo pratiche, autista e varie altre cose delle quali avrei volentieri fatto a meno.

Poi ci sono i ricatti, i sensi di colpa, perchè la mamma ti cucina quella cosa buona che ti piace tanto e l’ha cucinata proprio per te, perchè il babbo miracolosamente non si è appisolato nella poltrona ma resta a partecipare impavido ad una conversazione della quale si vede che non gli importa niente, perchè la nonna, ma la vedi la nonna quant’è contenta di vederti?, uh-si un monte, la vedo, la vedo, sarà per questo che m’ha mollato uno sputo appena ho varcato la soglia. Lo so, lo so, che non l’ha fatto apposta e che ha la salivazione spontanea, ma era giusto per dire che non serve che mi si mostri il cane che scodinzola perchè io assolva ai miei doveri. Lo faccio e basta.

Non vedi, cara, che buone cose puoi mangiare quando sei qui? E pensa ai vantaggi. Risparmieresti l’affitto…

Mia madre insiste e pigia sulle mie orecchie da tre giorni e non ne posso più.

Vorrei poter dire che certe volte i genitori non ti aiutano molto nella tua ricerca di autonomia perchè la tua presenza, di giovane precaria, comunque gli fa comodo, anche se poi ti disprezzano perchè alla tua età ancora non hai combinato niente di eclatante, nulla che meritoriamente possa essere affisso all’album dei ricordi tra i primati familiari.

Vorrei poterlo dire e un pochino mi permetto di dirlo anche se alla fine lo so che non è colpa loro e che la precarietà ci ammazza tutti, soprattutto le donne, soprattutto quelle che hanno famiglia a carico. Sarà per questo che ci penso due volte prima di metter su famiglia. Ho già i miei vecchi in eredità e mi bastano e avanzano perchè lo so per certo che dovrò essere io a prendermi cura di loro. E quello che mi preme adesso è evitare di arrivare alla mezza età, al tempo in cui dovrò assisterli, imparando il loro alfabeto della ruffianaggine per sopravvivenza, dovendo poi campare con i soldi della loro pensione.

Essere precarie e consapevoli del futuro che ci spetta. E’ proprio una bellezza.

E smettetela di suonarmi nelle orecchie l’inno di mameli perchè io non ho l’anima a forma di coccarda tricolore.

Unite per forza. All’Italia. Alla famiglia. Senza possibilità di autodeterminazione.

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

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