Antisessismo, Autodeterminazione, Sessualità, Storie, Violenza

Uomo, dunque disponibile

Quando lei si infilò dentro il mio letto non dissi niente. Se sei un uomo non puoi dire di no. Altrimenti sei uno che non è normale, un differente, un frocio.

Feci finta di dormire e lei si avvicinava, si strusciava, voleva le corrispondessi. Poi avvicinò la mano e io ero imbarazzato, inibito, come potevo dirle di smetterla senza fare notare tutto a tutti? C’erano in quella stanza gli altri amici e qualunque cosa io avessi fatto per me sarebbe andata male.

Potevo dirle no e lei poteva incazzarsi e urlare. Potevo urlare io e allora avrei fatto la figura del fesso. Potevo toglierle la mano e rimetterla al suo posto e chi li avrebbe più fatti smettere gli sfottò e i malumori e le tensioni? In fondo dovevamo stare in quella casa per una settimana, tutti assieme e lei non so che s’era messa in testa ma anche se era una gran figa a me non piaceva, non la volevo.

Come lo spiego che un uomo non è un toro da monta e che posso scegliere senza dover subire offesa? Come posso dirlo che se anche lei è bella non è detto che mi piaccia? Non dissi niente e lei mi toccò. Strofinava e accarezzava e io ebbi una erezione che dovette farle credere di essere gradita ma non lo era.

Si eccitava molto mentre lo faceva e probabilmente si aspettava ricambiassi. Ma non glielo avevo chiesto e non mi piaceva, giuro, non era quello che volevo. Avere orgasmi per un uomo certe volte è cosa automatica. E’ irrazionale. Succede anche se sei un bambino, un ragazzino e ti tocca un uomo e l’eiaculazione porta con se’ vergogna e colpa anche se non c’è stata partecipazione e scelta.

Perciò chiusi semplicemente gli occhi sperando lei finisse in fretta e immaginando la soddisfazione il giorno dopo per i compagni che sentivano di quella mia “prodezza”.

Prodezza un corno. Avrei finito per sembrare quello che prima se l’è fatta e poi non la caga più. Avrei finito per sembrare un vero stronzo. Mitico per gli amici e il solito coglione perfido per quell’altra e le sue amiche.

Si addormentò vicino a me e quando il suo respiro si fece più pesante io mi trasferii nel suo letto e continuai il mio sonno lì.

Il giorno dopo lei si avvicinò. Avevo l’autorizzazione sociale e morale per mandarla a fare in culo perché cultura vuole che la puoi sfanculare dopo essertela fatta. Giammai prima, e mai avendo opposto un rifiuto alle sue avance. Le dissi che non godevo della sua compagnia. Mi disse che la sera prima, però, mi era piaciuto. Io non risposi perché qualunque cosa avessi detto sarebbe stata una menzogna.

La verità è che neppure lei sapeva o capiva perché un po’ tutti, credo, hanno imparato che un pene che si rizza equivale ad un si. E non potevo neppure rimproverarla perché in lei c’era machismo tanto quanto in quegli amici.

Ufficialmente la storia fu che lei venne nel mio letto e io godetti assieme a lei, fortunatissimo e sfortunati invece gli altri amici che non avevano avuto il culo di tanta attenzione. Poi, ingrato per lei e un vero macho per gli altri, ero semplicemente passato ad altri interessi.

Ancora adesso se racconto questa storia mi guardano come non fossi normale ed è sottinteso che io sia un gay anche se non lo sono. E non perché sia brutto esserlo ma perché non mi interessano neppure quelle etichette.

Mi piace il sesso con le donne che scelgo io, se loro vogliono, e quella volta, per me, fu un abuso perché il silenzio non vuol dire si. Silenzio vuol dire no. Così è per me.

Se io ti voglio allora chiedo, te lo dico, te lo faccio capire, accetto la tua seduzione, la corrispondo, la ricambio, è reciproco, consapevole, consensuale. Se non faccio niente per stare con te qualunque cosa io faccia non è per te, comunque io mi muova non seduco te, comunque io parli, pensi, mi vesta, non è per te.

Ed è brutto essere considerati nella disponibilità di qualunque donna se solo lei desidera. Mi chiedo: è capitato solo a me o sono l’unico che lo dice?

Ps: è una storia che mi ha raccontato un amico… ogni riferimento a cose, fatti e persone é comunque puramente casuale.

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20 pensieri riguardo “Uomo, dunque disponibile”

  1. era così difficile dire “fermati”? Bella maniera di essere onesti e sinceri. Spero non mi capiti mai di scendere in intimità con qualcuno/a che non mi vuole e non ha il CORAGGIO di dirmelo. Bisogna avere cura di sè e di chi ci sta accanto, e questo vuol dire soprattutto comunicare ciò che si sente.
    Non ti sei concesso la libertà di dire ‘no’, con la piena coscienza che non volevi quello che stavi facendo, o meglio, lasciandoti fare, perchè anche non agire è un’azione.

    1. sono d’accordo. Sei adulto, non sei un bambino soggiogato da una perversa pedofila fisicamente più forte di te, se non ti va di farlo glielo dici e non ti fai bloccare dalla paura di essere chiamato “frocio”. Non hai subito minacce nè coercizione..se non hai detto no è perchè lasciarti fare era per te evidentemente meno pesante che dire “non ti voglio”

      1. non ha cercato nulla, ma potendolo, ha scelto di non fare nulla per evitarlo..non era immobilizzato nè drogato, poteva dire no in mille modi ma ha deciso di non farlo.

        1. Sono gli stessi argomenti che vengono usati per negare un abuso quando lo denuncia una donna. Identico copione. Certe volte dire No non è così semplice. Non puoi affatto chiamarlo stupro ma il fastidio dovrebbe poter essere espresso, credo.

      2. si può esprimere il fastidio, ma “è difficile dire no” non l’accetto in questo caso. lui non era sotto minaccia, non era immobilizzato,non era drogato..era in possesso delle sue facoltà mentali, se non ha detto “No, non voglio scopare,vattene non fare caso alla mia erezione” se non l’ha cacciata via è perchè ha scelto di non dirlo, perchè ha scelto di dare ascolto alla sua paura di essere chiamato “frocio”, ha dato ascolto alle sue fisime di cui la ragazza non è responsabile. insomma siccome nessuno ha il potere di leggere nella mente, se io ti tocco, ti bacio mi struscio accanto a te e tu non mi respingi in nessun modo e anzi hai un erezione è normale che io pensi che ci stai perchè il più delle volte è così.

  2. Mi sento quasi in dovere di lasciare un commento che potrà risultare impopolare: fortunato lui che può permettersi di sentirsi infastidito e quasi violentato da una ragazza che vuole scopare. Si vede che è un superfigo che ha la fila dietro, altrimenti proprio non me lo spiego.
    Non me lo spiego né da uomo né da edonista qual sono.
    Da edonista, essere infastiditi da chi vuole fare sesso con te mi sembra come essere infastiditi se qualcuno ti offre una pizzetta. Se proprio non ti va (inspiegabilmente, visto quanto sono buone e poco impegnative le pizzette), al massimo dici: “No, guarda, scusa, ti ringrazio ma sono davvero sazio/le pizzette proprio non mi piacciono/sono allergico”. Ma tutto questo fastidio, boh.
    Ma poi dai, come si fa a rifiutare una pizzetta?! So’ troppo bone!
    Ecco, io il sesso lo vedo come le pizzette: non c’è motivo di non mangiarle, con chiunque, in ogni situazione e condizione e con la massima facilità. A meno che non siano avariate.
    Da uomo, non me lo spiego perché un uomo medio, non eccezionale, di medio aspetto, di medio-bassa estrazione sociale, di media appetibilità come posso essere io e com’è la stragrande maggioranza degli uomini in giro, in una società patriarcale, maschilista, moralista, perbenista, inquinata dalla suddivisione dei ruoli arcaici e dall’imperativo della virtù femminile, deve faticare come un minatore del Sudan per procacciarsi ogni singolo amplesso, sottoponendosi alla pantomima umiliante del “gioco della seduzione” come se fosse un rappresentante della Folletto che deve convincerti a lasciarti appioppare un aspirapolvere.
    Quindi se una ragazza ti “salta addosso”, un uomo medio non può che esserne ben felice e quasi incredulo.
    A me, francamente, gran fighe che mi si infilano nel letto e smaniano per avermi a tutti i costi rose da una brama ferina, non sono mai capitate. Me le sono sempre dovute “guadagnare” (fa una tristezza infinita questo termine, eh? È la società del “non vado certo con il primo che capita”, baby).
    Quindi guardo anche io il protagonista del racconto come se non fosse “normale”, ma con quello sguardo che dice: “Beato lui”.

      1. “Ogni lasciata è persa” per una donna non esiste: vista la sovrabbondanza di richieste sessuali che una ragazza riceve, diciamo che in lei il fastidio è più comprensibile, e per ogni lasciata ci saranno almeno altre quindicimila possibilità 😀
        Più seriamente: penso che il “fastidio” dovrebbe dipendere sempre dal modo, mai dalla richiesta in sé.
        Per dire, se una venisse da me e mi dicesse: “Adesso scopami e zitto, coglione”, magari darebbe fastidio anche a me (se toglie il “coglione” invece più probabilmente mi arrapo e basta).
        Quindi ti dirò, io non capisco neppure le ragazze che, avendone l’opportunità, non scopano con almeno cinque uomini decenti (e sottolineo decenti) diversi a settimana. E invece l’orrore della monogamia viene accolto con entusiasmo.
        Ho sempre ritenuto che il modo migliore per sconfiggere il patriarcato sia scopare a manetta, per demolire la dicotomia “Santa o Puttana” 😀
        Capiscimi: leggendo questa storia mi sono sentito come un bambino del Ruanda che sente un banchiere di Wall Street mentre dice: “Non puoi capire, l’altro giorno al Country Club un socio sgarbatissimo ha insistito non so quanto per offrirmi una tartina! Più gli dicevo che ero pieno e più lui continuava! Alla fine ho dovuto accettare per cortesia, è stata una vera seccatura” 😀

      2. Ah, aggiungo, perché mi ero dimenticato: penso che il fastidio in una donna sia perfettamente giustificabile anche perché, bio-sociologicamente, il corpo dell’uomo è quello del violentatore, il corpo della donna quello della violentata. Ecco perché, in una società patriarcale, il tocco dell’uomo non può equivalere al tocco di una donna: se cammino per strada e una ragazza mi palpa il culo, facile che io mi senta pure gratificato; al contrario, un uomo che palpa il culo a una donna commette un abuso e basta, perché le sue mani sono quelle del potenziale violentatore, del soggetto che ha la supremazia nella società patriarcale. Il suo corpo è storicamente e statisticamente invasivo, quindi penso che i due tipi di contatto non possano essere equiparati.

        1. Non posso crederci che tu definisca il corpo di un uomo bio(logicamente?) quello del violentatore. Secondo me è uno stereotipo bello e buono come dire che il corpo della donna è quello della violentata. Ma siccome io non posso assumere la difesa del corpo degli uomini perché questa cosa la farà o la fa in senso autodeterminato uno che sta cercando di capirci qualcosa del maschile posso però dirti che ricucire sulla mia pelle lo stereotipo della violentata, dunque martire di nascita e per accezione bio e sociologica o come ti pare, non è una gran cosa. Oltretutto, a prescindere dal fatto che posso essere d’accordo con te su un pezzo della tua analisi rispetto a sessuofobie e monogamie varie, io penso che la disponibilità tutta etero di un maschile che arriva a frotte per le donne sia una leggenda. Se il tuo giudizio si basa su questo lasciami dire che mi sembra una sciocchezza.
          Pensi che le donne non abbiano difficoltà a conquistare qualcuno? O che anche se sono arrapantissime non abbiano difficoltà di approccio? Pensi davvero che esistano uomini che spuntano da ogni angolo per fare la festa a tutte le donne del mondo? Mi pare una visione un minimino pregiudizievole e se non ti bastasse ti suggerisco di rileggerti le avventure della trombatrice precaria che ti illustrano seppur in satira le mille difficoltà che una donna normale in un mondo normale ha per trovare una persona che sessualmente le corrisponda. 😛 http://eretica.noblogs.org/post/category/racconti/racconti-di-sesso/ E il mondo è fatto da donne normali e non dalle stracorteggiatissime che tu immagini circolino per le strade. E ti prego di non dirmi che le donne che non hanno uomini appresso sono cozze perché sono altri stereotipi. Il mondo non è così diviso tra uomini che sono felici che gli si palpi il culo e donne che invece hanno tastatine di culo ogni secondo. Ci sono uomini che odiano essere toccati se non lo scelgono e io la giudico una cosa ovvia, rispettabile e non il disturbo di una specie di sfigato. Perché altrimenti l’interpretazione mi pare un po’ machista, capisci a mme’, so che non ti riguarda ma patologizzare o etichettare un comportamento di un uomo differente dal tuo in quel senso non è diverso dal dargli del frocio.

      3. Provo a spiegarmi meglio: se tu donna ti avvicini a me uomo, in virtù di fattori fisici, storici, sociali, statistici, non rappresenti per me una potenziale minaccia; se io uomo mi avvicino a te donna, posso rappresentare una minaccia.
        Il che non significa vedere la donna come una martire dalla nascita, eh, sia chiaro; bensì, semplicemente, come maggiormente esposta al rischio di violenza.
        Tra me e te, statisticamente, sei tu quella a maggiore rischio stupro.
        Non penso che le donne non abbiano difficoltà nel conquistare. Penso però che ne abbiano molte meno, questo sì. E non è pregiudizio, anzi: frutto di pura osservazione empirica! 😀
        Per un motivo semplice: nella società patriarcale, è la donna a essere l’oggetto del desiderio sociale. O almeno, lo è maggiormente: cultura+testosterone fanno sì che anche le cozze possano contare su un buon numero di possibilità di accoppiamento, sicuramente più di un cozzo 😀
        Basta andare in una qualsiasi discoteca: è pieno di circoletti di uomini che si contendono a decine le due donne al centro, mentre di donne che circondano due uomini si contano meno avvistamenti di quelli del leopardo delle nevi 😀
        A ben vedere, l’unica etichetta che ho dato al protagonista della storia è quella di fortunato 😀
        Quando parlavo di gratificazione della palpata, poi, parlavo solo di me, ci mancherebbe: non bollerei certo come scemo chi non sopportasse di essere toccato senza consenso. Altrimenti sì che sarei un machista in piena regola.
        E poi ci può essere anche qualche donna gratificata dalla palpata di culo, perché no? Lungi da me voler fare dicotomie nette 🙂

        1. Mumble mumble 😀
          ti posso dire che questa cosa dell’osservazione empirica cozza con il dato relativo la cultura delle relazioni che esiste? per cultura è più difficile che tu trovi due uomini al centro circondati dalle donne perché le donne in discoteca, almeno dalle mie parti, se vanno sole stanno in branco e non sono così spudoratissime (ahimè!) o altrimenti vanno con gli amici e fidanzati e dunque difficilmente le trovi a fare quella roba che dici tu. però parlo del mio contesto e dunque non generalizzo. ma ti dico che da me le donne al centro sono quelle che vanno sole, e ci sono, certo, ché altrimenti spunta anche l’amico con cui bisogna litigare per dirgli che deve farsi i cazzi suoi e smettere di fare il tutore della vulva autonominato. e vedo anche molta cultura dell’attesa, sempre dalle mie parti, per cui un gruppo di ragazze ai cessi del pub discute sul tizio fermo al bancone ma aspettano che lui si avvicini perché diversamente sarebbero considerate pulle. era una cosa che vedevo anni fa e torno a vederla adesso che c’è la rivergination di ritorno di cui la generazione di mi@ figli@ è suo malgrado vittima e artefice allo stesso tempo. è un po’ complesso ma sono sicura che appunto se non vuoi incorrere nel rischio di definire dicotomie di superficie bisogna considerare una montagna di elementi. 🙂

  3. aggiungo un pensiero sull’ultima considerazione del tuo amico, perché mi sembra un po’ forzata. Per quel che conta apprezzo la testimonianza e la volontà di una riflessione dietro. Di fatto nella cultura odierna generalmente l’uomo è considerato sempre disponibile, ma non subisce questa condizione se non nel confronto con altri uomini, perché le donne a loro volta hanno un freno a essere propositive. Quindi può capitare il caso personale spiacevole, e certamente anche le donne devono rispettare certi limiti nelle avances, ma c’è un rapporto di forza sottostante che dipende semplicemente dalla forza fisica. Culturalmente gli uomini si trasmettono l’idea che se ci provano comunque fanno bene e alla donna in ogni caso deve piacere. A parti invertite diventano casi singoli.

  4. rarissimo come caso 😀 ma non impossibile
    casi del genere li ho sentiti, ma più che per il timore di essere chiamato gay dagli uomini, che mi pare più una presa in giro, era essere chiamato sfigato dalla tipa con le sue amiche tra cui ce n’era qualcuna che invece gli sarebbe andata
    Della serie mi scopo te così non mi metti in cattiva luce con l’amica tua 😀
    caso più frequente è che uno è “costretto” a scopare una solo come vuole lei

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