Pensieri Liberi, Precarietà, R-Esistenze, Storie

Le puttane sanno cucinare

C’era un locale, nella mia città, dove un santone di un’altra etnia riciclava le puttane per farne cuoche e cameriere. Lì mangiai le banane fritte al sugo più buone del mondo. Del mio piccolo, misero, mondo. Ché io di certo non avevo mai attraversato deserti e acque con mezzi di fortuna. Ma non volevo erudirvi sul mio barbaradursismo cercando di commuovervi con la mia dose minima di sentimento nazional/polare/populista. Volevo solo raccontarvi questa storia che ho appena ricordato dopo aver letto questo.

Poco tempo dopo fui al lavoro in una via della mia città che era transitata da puttane ed era tardi perché stavo facendo straordinari con una luce accesa che segnalava la mia indifferente presenza. Una di loro bussò e quando mi affacciai vidi due cosce lunghe, tacchi e capelli e dissi “chi è?“. Lei mi guardò e vidi il sangue.

Le puttane calpestano cemento, prendono freddo, e quando chiedono diritti ricevono ordinanze moraliste che per la tutela del “decoro” le confinano ai margini della città. Così aumentano i pericoli e sono maggiormente esposte alle possibili violenze che subiscono da altre, altri.

La feci entrare e le riparai l’attrezzo da lavoro, perché un corpo di puttana è una catena di montaggio. Se non funziona un pezzo lo devi proprio cambiare. Sostituire le labbra non c’è verso ma rattopparle è possibile se si ha pazienza.

Lei non piangeva. Non disse e io non le chiesi niente. Ricordo solo che le parlai di quelle banane dopo averle chiesto la sua nazionalità e lei mi disse che me le avrebbe portate prima o poi e se volevo mi avrebbe insegnato a cucinarle. L’ultima cosa non avvenne ma la prima si.

La vidi spuntare qualche giorno dopo con la bocca rassettata e una pentola in mano con sugo e banane in quantità e disse che l’avrebbe ripresa una volta o l’altra poi disse “you are my sister” e io sorrisi.

Dopo un po’ di tempo tolsero opportunità e la possibilità di nascondersi dietro le siepi della villa in favore di un bel lungomare piatto di cemento e terriccio. Le puttane ora stanno al parco, lontano dalle luci della città, da abitazioni e possibili soccorsi.

Ho ancora quella pentola e il sapore della pietanza in bocca. Mi sono persa quella donna, eccentrica bianca, frikkettona, io, che la solidarietà a volte ce l’ho nel culo. Mi interessava per davvero forse l’avrei cercata. Invece l’ho collezionata come si fa con la materia esotica che incontri. Presa e memorizzata.

La prossima volta vi racconterò però di prostituzioni un po’ più comode. Di donne che hanno giurato amore eterno su contratto e che quando l’hanno scisso hanno preteso la liquidazione…

3 pensieri riguardo “Le puttane sanno cucinare”

  1. Scusa?? Donne che hanno giurato amore eterno su contratto e poi hanno preteso la liquidazione?? ma di chi stiamo parlando?? delle mogli separate? Ah, bene! quindi il matrimonio è solo una prositutzione legalizzata e le mogli tutte puttane che si sposano non certo per amore ma per farsi mantenere, ma brave!! per fortuna abbattete i muri! E poi se ci si lascia la puttana che magari ha allevato bambini, mandato avanti la casa e fattasi anche il culo in quattro a lavorare pensa un po’ pretende pure una parte dello stipendio del pappone che l’ha mantenuta per poter magari tirare su i figli…ma che bell’esempio di femminismo illuminato che siete!! tanto illuminato da rasentare il maschilismo, questa si che è avanguardia, brave!!

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