Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Sessualità

Dell’eugenetica genderizzata

A proposito di scienza e psichiatria autoritaria e assenza di laicità. Alcuni appunti in libertà.

Autoritarismo è – per esempio – immaginare che la natura corrisponda ad una precisa idea di “generi” e riproduttività. Esistono bambini che nascono di entrambi i sessi e autoritariamente vengono – la dico in modo crudo – castrati o infibulati. Non so quanti siano i casi, se tanti o pochi, ma so che esistono e tanto basta.

Ci muoviamo tra essenzialismi biologici e costruzioni culturali o attribuzioni di ruolo in base al sesso. E a parte la biologia in senso stretto, quella che si riferisce a parto e allattamento, le persone poi sono interscambiabili.

I ruoli che ci assegnano non sono “naturali” ma sono imposti per cultura e ideologia. Non esiste l’indole delle donne a spazzare case o a rammendare orli. Non esiste l’indole dell’uomo ad ammazzare gente nelle guerre. Ci educano così senza che sia mai rispettato il diritto di tutti di vivere come ci pare.

Se qualche persona sfugge al ruolo assegnato si evocano catastrofi, impazzano paradossi e aforismi illogici, terrore a cura di santoni e sante permea vite e recita omelie da ogni Media. Sermoni normativi che con la paura controllano e dalla patologizzazione traggono potere.

Purché non esista la libertà di scelta e qualcuno imponga il proprio sentire, fatto di propri pregiudizi e proprie fobie personali/sociali, che dovrà essere valido per tutti. Ci sono interi tomi di diritto fatti di parole e leggi piene di paura dell’altr@.

Di fondo la cultura non si è mai liberata di talune forme autoritarie che vorrebbero costringere le persone ad interpretare il genere secondo diktat biologici/riproduttivi, seguendo regole dettate da ideologie che intrappolano sessualità e corpi e li rendono funzionali ad una “uccisione”, una eugenetica genderizzata.

Così venivano deportati gay, lesbiche nei campi di concentramento e così si è deciso di mutilare persone che di nascita sono ambisesso perchè si è immaginato che loro fossero anormali. Ma, a parte questo, chi l’ha detto che il mio sesso biologico mi rende donna e che il tuo ti renda uomo? Cos’è donna e cos’è uomo? E se una persona che biologicamente è uomo si sente donna io cosa posso dirle se non aggiustare la vocale finale e darle il nome che lei si attribuisce?

Bisognerebbe conoscerle queste persone di cui spesso si parla a sproposito come se fossero esperimenti mal riusciti della natura per capire che l’errore sta nella nostra testa e bisognerebbe guardarli consapevoli della presunzione di noi “normali” che codifichiamo regole che non li lasciano liberi di esistere, che non CI lasciano liberi di esistere, ché anche quelle come me sono intrappolate in ruoli nei quali non mi riconosco.

Ma noi cosiddetti “normali”, oh, come siamo supponenti e come esprimiamo presunzione di superiorità, che quella, si, genera nazismi, la stessa presunzione che ci darebbe il diritto di mutilare corpi, futuro, prospettive, sogni, speranze e ambizioni di quelli/e che non ci somigliano.

E dopo tutto ciò eppure quel che vedo non è mai un piagnisteo ma esattamente l’opposto. E’ la rivendicazione orgogliosa di persone discriminate e patologizzate che ti urlano in faccia che esistono e tu non le puoi ignorare.

E parlo a chi ha in mente un mondo tutto uguale, fatto di corpi comprensibili e antichi e di vecchie tradizioni ricucite sulla carne. Parlo a chi vuole insegnarmi che io – donna – ho tutto da apprezzare dalla natura per essermi “riconosciuta” tale, ché sai che disgrazia se non l’avessi fatto.

Cosa vuoi fare? Li rinchiudi tutti? CI rinchiudi tutti? Perché io sono come loro. Io sono una donna perchè il mio percorso mi ha fatto maturare l’idea di essere tale e non perchè sono nata con una vagina tra le gambe. Non è la biologia, l’organo sessuale che ci distingue ma un’altra cosa. E il tuo è un discorso biologicamente riduzionista che porta dritto ai patti di genere di certe femministe autoritarie in cui tu sei il maschio cattivo e violento per dna e noi le femmine materne, dolci e delicate.

Pensa quanto sia grave tenersi quelle differenze quando tu dici di voler fare il padre mentre c’è un mondo intero che ti dice che la madre ha la priorità vicino al figlio. Pensa come sia lieve guardare al tuo stesso genere senza quegli orpelli teorici che ti incastrano in ruoli tipici della cultura patriarcale in cui tu sei tarzan e lei jane. Quegli stessi ruoli che derivano da teorie sessiste in cui qualcuno avrebbe anche immaginato differenze di cervelli tra uomini e donne dove parrebbe che io abbia qualche neurone in più dei tuoi.

E’ una cultura, una scienza, selettiva, razzista, sessista, quella che costruisce stereotipi e rafforza differenze.

I generi sono più di due. L’epoca del tu tarzan e io jane è tramontata perché io non vivo nella foresta vergine e tu non hai la clava e non vai neppure più a cacciare. Per mangiare tu fai la spesa al supermercato tanto quanto me alla faccia della genderizzazione selettiva.

Per non parlare del machismo d’avanguardia che di fronte alle gesta virili del lavoro femminile lamenta carrierismo e imporrebbe, assieme alle cultrici del maternage vecchio stampo, il ritorno al focolare.

Inoltre, vorrei dirlo una volta per tutte, lo dico agli amici che me lo ripetono ogni tanto anche per sfottermi, ma ‘sta cosa che il maschile sia razionale mentre il femminile sarebbe emotivo bisogna anche sfatarlo. Io sono razionalissima e ho conosciuto uomini che alla minima emergenza vanno nel panico.

Il punto è che si può perire sotto i colpi di stereotipi insistenti. Siamo persone, tutte quante, buone e cattive, belle e brutte, solo persone, e tutto il resto è storia.

1 pensiero su “Dell’eugenetica genderizzata”

  1. La sessualità libera, anzi, l’apparato sessuale liberato, è fonte di felicità. La felicità è intralcio duro e puro per il capitale, per le ideologie di destra, centro e sinistra, per le religioni che sono nate per contrastare lo spauracchio di una morte intellettualizzata. Il cazzo è stato – ed è – lo strumento privilegiato che mantiene lo status quo della prigionia esistenziale di tutti e di tutte.

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