Autodeterminazione, Precarietà, Storie, Welfare

La madre separata e la nuova compagna

Quella gran zoccola…” esordì Francesca nella conversazione e si riferiva alla nuova compagna del suo ex. “Quella gran zoccola…” e sembrava un disco rotto. L’accademia della crusca avrebbe suggerito un mare di parole, mille modi per ridire la stessa cosa. Concubina, meretrice, puttanona..

Perché sembrano fatte di una materia strana queste femmine che a prima vista rubano i mariti solo perché vengono dopo, sempre dopo. E c’è quel pregiudizio per cui se lui è stato consumato alla fine di un rapporto va abbattuto. Sarebbe meglio. Perché non è poi mica vero che codeste cose si dicono soltanto delle donne sfatte e trafitte e sfinite dalle relazioni. Abbattuto lui, abbattuta lei, abbattuti tutti. E se non vengono abbattuti nelle stagioni di caccia dei manutentori della famiglia tradizionale, quella del finché morte non ci separi, ci pensa l’avvocato, anzi, gli avvocati e i giudici e i tribunali.

E dunque ella disse “quella gran zoccola…” ed era un giudizio buttato lì un po’ a caso perché egli non può di certo rivendicare il diritto a rifarsi un’altra vita ché è d’obbligo concentrarsi sui dissidi passati, consumarsi in quella direzione, resistere alla tentazione di porre in essere sterminii immaginari e suicidi conseguenti perché se si distrae subito ci pensa quella tal legge che dice che non puoi avere altra vita a parte quella che hai avuto con lei.

Trattasi di vil denaro, in effetti, e io ne conosco di donne che non hanno chiesto mai un euro per se’ e che campano di niente e di fatica e di sudore proprio. E se rivendicano diritti lo fanno in altre direzioni. Ci sono poi lo Stato, l’economia, il welfare, quelli che delegano il mantenimento e istigano dipendenze e che ti fanno diventare uno che non riesce a fare un passo avanti né uno indietro. Sospesi, tutti quanti, finché ella, non riceve una eredità o non vince al lotto.

Quella gran zoccola…” ed è un frame che non si riesce ad ignorare, questa rivalità tra il vecchio e il nuovo, perché Francesca non sa come campare, dice, e sarà pure vero, e dunque per rifarsi del disagio del suo vivere glielo impone a lui che nel frattempo s’è incontrato con una persona, la sua seconda chance, il suo amore nuovo.

Se lui sta insieme a lei sommano redditi e se quei redditi diventano un po’ più di prima allora Francesca pensa bene di farsi risarcire. Per il riadeguamento del suo mantenimento chiede la busta paga della sua rivale perché lei dice che se lui e l’altra, insieme, guadagnano tot, allora a lei toccherà un po’ di più.

Colei che per definizione abbiamo fin qui chiamato “zoccola” però non la capisce questa cosa. Cioè: perché tu che hai un disagio, e potrebbe anche essere, invece che lavorare o chiedere un reddito allo Stato, attribuisci l’emancipazione del tuo bisogno al tuo ex e alla sua nuova lei? Perché questa nuova compagna dovrebbe pagare alla ex una tangente per il corpo e l’anima di quest’uomo la cui esistenza parrebbe appartenere ancora all’altra?

Appartenenza: la dipendenza sancita per contratto, legge, regole. Ci si emancipa a carico di un ex che non vuoi più vedere, di quella nuova lei che continui a chiamare “zoccola” anche se è lei che in fondo paga e non capisce come si possa pretendere di disinnescare motivi di conflitto se si continua in quella direzione.

Quella gran zoccola…” – continuò Francesca, perché quell’altra aveva cognizione dei propri diritti e dato che aveva fatto della propria indipendenza un merito non soffriva di prevaricazioni maschili e di certo non avrebbe subito prevaricazioni da parte di una donna. La “zoccola” aveva solo incontrato un uomo, l’aveva amato, lo amava ancora, e non si sarebbe fatta fottere lo stipendio per fare stare meglio l’ex. Guerre tra poveri. Miserie senza fine. Cose che non si capisce dove porteranno e che bisognerebbe risolvere rivendicando insieme diritti e lavoro e redditi di esistenza.

Francesca aveva un gran problema. Non voleva tornare dai suoi perché era adulta. Non voleva andare proprio in nessun posto. Voleva solo stare dove stava e non trovava il lavoro che voleva. La sua mancanza l’addebitava tutta a lui che oltretutto osava averci un’altra. “Sei stato tu, è stata lei, chi mi restituisce gli anni persi?” e altre cose così che si dicono e si pensano e poi ci si convince che bisogna tenere in ostaggio l’emotività, gli affetti e il privato di quell’uomo per risarcirti di quello che anche tu, per scelta, hai fatto, visto, vissuto. Perché quando hai detto si c’eri anche tu, non l’hai subito, non eri vittima, e alla separazione siete arrivati insieme, forse hai perfino deciso tu e dunque è un problema immaginare che tu abbia lucidità, obiettività e buon senso in questo momento.

L’altra, che voleva fare un figlio, o anche no, e che segnava un punto di passaggio dal quale non si poteva più tornare indietro, la fine dell’intimità e della complicità cattiva, quella in cui puoi dire a lui quello che ti pare perché tanto resta tra voi. L’altra che non si può avvicinare al figlio della precedente unione perché altrimenti lo sporca, lo trafigge. Altrimenti ti sconfigge.

Francesca e la “zoccola” infine si odiano e non riescono a parlare se non emettendo suoni strani. Un alfabeto fatto di dolore e di rancore. Ci vedi il sangue nelle loro parole e i cuori battono all’unisono come funziona tra rivali in cui bassezze e autodifesa non bastano mai per finire.

Quella gran zoccola…” finì di dire lei. “Quella gran zoccola ha un nome. Se vuoi insultarla almeno smetti di chiamarla in modi inappropriati.” le risposi.

Mi interrogò con gli occhi. “Il tuo ex, hai presente? Non è lei che paga per averci una relazione. Paga te per non avercela più… perciò cambia insulto… posso suggerirne uno, se vuoi…“. Restò in attesa. “Femminista, che va sempre bene per tutte le occasioni… Vuol dire: autonoma, indipendente e che tiene testa al mondo… perché quella donna tiene testa anche a te e tu lo sai…“.

Ps: E’ una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

5 pensieri su “La madre separata e la nuova compagna”

  1. Invenzione?
    Questa è la mia vita che hai descritto, potrei scriverti altri epiteti dei quai sono stata fatta oggetto, settimana scorsa sono stata definita rumore di sottofondo, ho la registrazione della telefonata, ve la farei ascoltare giusto per comprendere chi è rumore……..
    E non è solo la mia vita ma anche quella di tante mie amiche tutte orgogliose di essere femministe così a testa alta…….

  2. ma se si parla di nuova compagna forse è il caso di dire anche la ex moglie o ex compagna?
    La maternità è decisamente altro dai rapporti matrimoniali e di convivenza.

    1. Si, effettivamente, è ex moglie o ex compagna. La storia rimarca un ruolo sociale più o meno riconosciuto e quindi sta dentro lo stereotipo per leggerlo e decostruirlo ma so come te che la maternità, meglio, la genitorialità è altro. 🙂

  3. Io facco parte delle Gran Zoccole. Anche se la Santa Prima Moglie ha chiesto e voluto lei il divorzio. Io però lo so qual è il problema. Che lei aveva lanciato un anatema. “Non avrai altra donna all’infuori di me”. Poi le cose sono andate al contrario, lei non ha trovato un uomo (capita), l’ex marito sì (capita) e questo è imperdonabile. Quindi io mi ritrovo con una persona che fa parte della mia vita del tutto per caso (per fortuna con pochissimi contatti) e che mi odia per cause a me estranee. Evviva. Fortunatamente a volte fa delle gaffes che mi risollevano il morale (come darmi dell’”intelligentona” per offendermi). Evviva.

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